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“U Ciclopu” di Luigi Pirandello è la rielaborazione dialettale dell’unico dramma satiresco della Grecia classica pervenutoci integralmente, scritto da Euripide ( di un secondo “I Segugi”, di Sofocle, esistono solo frammenti). Polifemo è un Ciclopu dispettoso, dispotico, tutto istinto e niente ragione; segue imperterrito la sua legge di natura e spregia gli dei dell’Olimpo. Sicuro della sua forza, cade nella rete del multiforme ingegno di Ulisse, del quale ha divorato i compagni, con il pretesto di avergli rubato delle capre e su accusa del mentitore Sileno. In questa sinossi si racchiude la trasposizione pirandelliana, che prendeva le mosse dal contrasto di due civiltà, quella arcaica e contadina, votata alla soddisfazione dei sensi, e quella civile e cosmopolita, più raziocinante. Due tipi di linguaggi e due tipi di mentalità.

 
In questo dualismo, per quale dei due avrebbe parteggiato Pirandello?
 
 
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