Tag

, ,

In un frammento poetico dell’opera di Empedocle “Sulla natura” si leggono i seguenti versi:

 

                                         …Come esperto pittore

                                         sa i suoi quadri variar

                                         da appendere in dono ai numi

                                         alle colonne del tempio

                                         con mano alacre pigliando

                                         ora questo or quel color,

                                         mischiandoli con tale armonia

                                         da ottener immagini simili agli oggetti:

                                         uomini, donne, fiere, piante

                                         e uccelli d’acqua nutriti

                                         oppure i numi di secoli lunghissimi

                                         celebri per gli inni

                                         e di onori eccellenti…

 

E’ un bel saggio che ci fornisce precise indicazioni sulla tradizione pittorica agrigentina, che affonda le sue radici nella notte dei tempi. L’occhio di Empedocle è quello di chi ha osservato o sperimentato, a lungo e con attenzione, le technai, le discipline tecniche – una delle quali era la pittura – in una plaga agrigentina che si prestava benissimo, per i contrasti violenti del suo paesaggio, a qualsiasi ispirazione poetica; laddove per poetico si deve intendere il processo della creazione artistica e non il genere dell’opera. Ispirazione, dunque, che prende le mosse dall’immagine della natura e che, rielaborata, si sostanzia poi in immagini poetiche. E tutto ciò non fu il frutto del caso, se diciassette secoli più tardi J.W.Goethe nel suo “Viaggio in Italia” affermò che “la Sicilia è la chiave di tutto”.

E’ assodato che la fuga di Goethe fu determinata dall’urgenza di prendere fisico contatto con la natura del mondo classico, più che dalla stanchezza della relazione sentimentale con Charlotte von Stein e dalla monotonia della vita di corte a Weimar. Il viaggio di Goethe in Sicilia e, in special modo, la sua visita ad Agrigento assomiglia al percorso manzoniano verso Firenze, che il Manzoni volle fare per bagnare in Arno “I promessi sposi”. Il letterato tedesco, che era anche pittore, alle prese con la sua opera incommensurabile, il Faust, prima di scendere in Sicilia, realizzò un sodalizio con il pittore connazionale, Cristoph Heinrich Kniep, affinchè potesse disegnare tutto quello che di notevole, del paesaggio classico, si sarebbe rivelato alla loro vista. Il “Viaggio in Italia” fu poi scritto da Goethe dopo trent’anni, e i disegni di Kniep e i suoi, nonché gli appunti di viaggio gli furono preziosi, a distanza di anni, per descrivere paesaggi, uomini e cose; così come, del resto, la bellezza abbagliante del mondo classico gli permise di perfezionare, fino a pochi giorni dalla morte, l’opera monumentale del Faust.

In tal senso paradigmatico, la seduzione della natura e del paesaggio è un elemento ricorrente nell’opera di Pirandello; e anzi non è peregrino affermare che la natura, in Pirandello, non è un semplice sfondo, ma fa tutt’uno con le vicende drammatiche degli uomini; diventa essa stessa personaggio.

Dunque, Pirandello scriveva con gli occhi di un pittore verista, di chi era avvezzo cioè a portare, nelle pupille e nella mente, il dramma immutabile della sua gente e della sua terra: dramma di vivere così, che si risolve in una grande pupazzata, al cospetto di una natura bellissima, ma indecifrabile.

Affiora anche nel drammaturgo agrigentino qualche innegabile accento leopardiano, ma il suo tono è meno cosmico di quello del poeta di Recanati e indulge piuttosto al frammento, alla scheggia di vita, al ritrarsi del soggetto all’interno della psiche e dell’anima, con i connotati caratteristici del decadentismo.

Luigi, da giovane in formazione, aperto a tutte le esperienze artistiche, aveva frequentato, assieme alla sorella Rosolina, lo studio del pittore agrigentino, Gaetano Castrogiovanni, e si cimentava assai spesso con lei nel dipingere lo stesso soggetto. Un’attività episodica che gli serviva anche a sfogare febbrilmente le sue emozioni e le sue impressioni, come se si trattasse di un apprendistato necessario a portarlo alla scrittura, perché egli si sentiva costituzionalmente vocato alla poesia e al dramma. Anche la sensibilità musicale, in comune con la sorella Rosolina, valida pianista, affinò le sue doti drammatiche. 

Non a caso, da Roma e da Bonn, invitava insistentemente la sorella Rosolina, brava pittrice , a inviargli dei paesaggi del Caos, del mare, della campagna agrigentina, che volle avere sempre sotto gli occhi durante il suo lungo noviziato artistico. E l’esigenza della sperimentazione pittorica, come frutto del momento, non si estinse neanche quando divenne apprezzato scrittore. Fu in gara con il Fleres e invitò il figlio Fausto a dipingere quello che vedeva, anche il brutto, e a non perdere tempo dietro le nuove scuole. Ma chiaramente Luigi, pittore per caso, non poteva avere e sentire le stimmate dell’arte pittorica, in senso specialistico e professionale, cogliendo le istanze più genuine di quel periodo, che rifletteva le esperienze delle avanguardie e l’amore del passato. Non ne aveva il tempo, la vocazione e la volontà. Il figlio Fausto, viceversa, giunto a una personale soluzione e definizione della sua arte, attraverso un’esasperazione espressionistica e realistica della forma e un’impaginazione scenica della solitudine della vita umana, riuscì a collocarsi di diritto tra i maggiori esponenti del panorama pittorico del tempo. Nelle opere di Fausto è immanente l’esperienza umana vissuta all’interno della famiglia Pirandello, la stessa che vocò il padre Luigi e il fratello Stefano nel mondo delle lettere. Rosolina, che avrebbe desiderato dedicarsi a tempo pieno alla pittura, ma ne fu impedita dalla famiglia, rivela invece una classicità di fondo di stile ottocentesco, non priva di una visione nostalgico-romantica. Ma la cosa che fa grande meraviglia è che, approfondendo le tematiche pittoriche o letterarie dei figli e della sorella, non si può fare a meno di cogliere la loro convergenza, in un comune sentire, nell’opera letteraria monumentale di Luigi, laddove la pittura traluce nella espressività drammatica della scrittura. Pirandello, pittore per caso, dipinse però scrivendo.  

 
  
Annunci