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Si può far parte degli ottimati, ma non è detto che non si possa propendere per il popolo. Tanti sono gli esempi. Una cosa è certa, essere “liberal” è una modalità dell’essere che non può essere etichettata in una matrice partitica; significa tendere alla libertà, aderirvi pragmaticamente, perseguirla concretamente. Il lungo ponte che va dal 25 aprile al 1° maggio non deve rappresentare una maratona godereccia, sic et simpliciter. Bisogna ritagliare qualche spazio, magari indugiare a riflettere sul senso della vita, soprattutto a livello politico. Non bisogna dimenticare il 25 aprile del 1945, data che segna la liberazione delle principali città del Nord Italia dal dominio nazifascista e la fine di fatto della seconda guerra mondiale in Italia. Bisogna farlo con pacatezza, senza forzature, astenendosi da facili e laceranti polemiche. Deve essere un giorno di festa per tutti i democratici, la stragrande maggioranza degli italiani. Come del resto va festeggiato adeguatamente il 1° maggio, la festa del lavoro, che deve essere, ogni anno, una celebrazione di piazza a supporto della promozione del lavoro in tutte le sue forme, valore aggiunto della civiltà della nazione. E qui entrano in gioco le liberalizzazioni e la rimozione di tutti gli ostacoli e le barriere che ostano all’occupazione giovanile, intellettuale, femminile. Non immaginate quanti, ma sono tantissimi gli incarichi, le prebende, i posti del sottobosco politico, dati a chi ha già un lavoro e magari non ha il tempo di svolgerli. Basterebbe fare leggi adeguate stabilendo incompatibilità, privilegiando coloro che sono in cerca d’inserimento nel mondo del lavoro, magari dopo apposito percorso formativo. Perché tanti devono avere due, tre o più incarichi, mentre i giovani devono stare a guardare? Liberalizzare: è questo il comandamento che va perseguito ad ogni piè sospinto, messaggio di cui fu depositaria la tradizione della famiglia di  Empedocle, il  grande filosofo della natura di Akragas, che pur essendo di casato nobile e ricco, lottò per l’affermazione dei valori democratici, contro il partito oligarchico, che deteneva il potere assoluto sulla polis e nel quale non si riconosceva. Il popolo riconoscente gli tributò grandi onori e lo acclamò re. Insediato il governo democratico dei Mille, il filosofo fece il gran rifiuto e si dedicò alla cura dei malati, sperimentò farmaci, realizzò opere a vantaggio della sua città, aiutando moralmente e praticamente con donazioni il popolo minuto. A ricordo di tale limpido esempio vogliamo citare un frammento del filosofo, tradotto direttamente, anche se liberamente, dal greco, che ci ricorda la condizione umana, quando si tradiscono i valori della tolleranza e si coltivano l’odio, lo scontro sociale, la guerra:

Dalle Purificazioni

…Allora l’aria nel mare caccia il penitente
e l’onda poi lo rovescia sulla terra;
questa a sua volta lo scaglia
nelle fauci ardenti del sole
e ai turbini dell’aria infine
il sole l’affida.
Così di sito in sito
i dolorosi giorni passando
egli peregrina al buio
dove la strage e l’ira
e innumeri mali hanno dimora.
Uno di questi sono
fuggiasco dai luoghi eterni
perché fede prestai alla furente Lite.
 
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