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La mia amica Yzma, con la sua passione per l’arte, ha scatenato in me sensazioni e ricordi sopiti.
I bei quadri esposti, sul suo blog, di uno dei miei pittori prediletti (assieme a Monet), Vincent Van Gogh, mi ha fatto rivivere un viaggio in Olanda di qualche anno fa e le visite ai Musei, Van Gogh di Amsterdam e  Kröller-Müller, quest’ultimo all’interno del bellissimo parco nazionale dell’Hoge Veluwe. E mi sono balzate in mente anche le visite al Louvre e al D’orsay di Parigi, e la giornata trascorsa a Giverny, alla ricerca dell’arte del favoloso Monet. Fa bene la mia amica a coltivare questo itinerario artistico, che ci arricchisce la vista, il cuore, la mente. La mostra di Giorgio De Chirico ha avuto il merito di stuzzicare in me memorie pirandelliane, perché De Chirico fu amico di Pirandello. Bene ha detto la solare Yzma: Giorgio De Chirico fece un ritratto del mio amico e concittadino. Con l’immaginazione li vedo quasi scherzare con toni “umoristici”, durante le pause, tra una posa o l’altra, oppure dare giudizi sull’opera nascente. Giorgio De Chirico e Luigi Pirandello facevano parte di un sodalizio di scrittori e artisti, e si frequentavano tanto, malgrado i loro impegni artistici, che De Chirico realizzò un suo autoritratto alla presenza del Premio Nobel. De Chirico era nato in Grecia, a Volos, e con Pirandello condivideva le influenze e richiami della cultura classica, della Grecia e della Magna Grecia e della solarità abbagliante della natura. Ma non solo questo. De Chirico fece la stessa esperienza formativa di Pirandello, in Germania. Fu lì, a Monaco, dove si era trasferita la famiglia, che venne a contatto della filosofia tedesca, in particolare con la lettura di Nietzsche e Schopenhauer. De Chirico studiò, in Germania, l’arte dello svizzero-tedesco Böcklin e del lipsiano Klinger, due pittori allegorici. Soprattutto quest’ultimo, i cui soggetti reali recavano titoli astratti (es. Amore, Morte e aldilà, Desiderio, Orrore, Condizione), gli cominciò a ispirare un tipo di pittura che non fosse legata al reale, ma che potesse avere anche connotati non fisici. Fu l’approccio con il futurismo e Carrà a fargli definire i canoni della pittura metafisica. Come pittore De Chirico fece parte del gruppo di Anticoli Corrado. Il comune di Anticoli, nella valle dell’Aniene, a 20 chilometri da Tivoli e a 56 da Roma, per la bellezza della campagna e l’accoglienza degli abitanti, era stato, fin dalla metà dell’800, meta di numerosi pittori, tra i quali Stuckeleberg, Bredal, Haslund, Corelli, Bompiani, Morani, Corot, Weingartner, Laguerela, Liz de Freitas, De Carolis, Sartorio. Del gruppo di Anticoli, oltre Pirandello e De Chirico, fecero parte Nino Bertoletti e la moglie Pasquarosa Marcelli, Zanelli e la Kaehlbrandt, sua moglie, Alberto Savinio. Tutti si davano appuntamento ad Anticoli per dipingere. E’ noto un curioso aneddoto su Pirandello, legato proprio a questo posto di pellegrinaggio quasi obbligato per gli artisti. Riconosciuto come Maestro della scrittura da alcuni personaggi che ivi soggiornavano, Pirandello esclamò:”Ad Anticoli non sono Maestro, ma pittore!”.  
Nel 1924 De Chirico, ch’era anche un grande scenografo, realizzò una scena per La giara , il balletto di Casella ispirato a Pirandello. In questa scenografia, De Chirico s’ispirò alle suggestioni della solarità, ispirata alle sue Ville romane.
Alberto Savinio era, invece, lo pseudonimo d’arte adottato dal fratello di Giorgio De Chirico, Andrea, nato ad Atene, scrittore e pittore. Come lui anche il figlio di Pirandello adottò uno pseudonimo, Stefano Landi, per distinguersi dal più famoso padre. Andrea de Chirico dal 1923 s’era stabilito a Roma e aveva pubblicato testi teoretici e narrativi, soprattutto in riviste come La Ronda. Nel 1924 Alberto Savinio fu tra i fondatori del Teatro dell’Arte, diretto da Luigi Pirandello. Collaborò
con il Corriere della sera e il Corriere d’informazione, fu pittore, scenografo, lavorò anche come drammaturgo e regista, scrivendo egli stesso opere e drammi per il teatro. Con il loro esempio, i due De Chirico segnarono l’itinerario artistico di Fausto Pirandello, il figlio pittore del Premio Nobel. Fausto, dopo le prime esperienze di scultore, si dedicò alla pittura e frequentò i cenacoli, dove erano presenti i due De Chirico, che volle seguire a Parigi, recandovisi assieme a Capogrossi. Fausto vi rimarrà tre anni approfondendo l’osservazione di Picasso e Cézanne e frequentando il gruppo degli italiani, che comprendeva – oltre De Chirico e Savinio – Severini, Tozzi, Campigli, Paresce, Magnelli e De Pisis.
Del gruppo romano degli scrittori invece facevano parte, oltre a Pirandello e Savinio, Massimo Bontempelli, Cardarelli, Alvaro, Rosso di San Secondo.
ante un lungo soggiorno a Parigi (1927 – 1930) studia Cézanne e il Cubismo

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