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IL BELVEDERE DI GOETHE

“…in seno alla natura qui credetti solitario rinascere alla vita”  


J.Wolfgang Goethe    Alle sette del mattino il preticello che doveva guidarli nella valle dei templi era già in strada: Goethe e il suo compagno di viaggio, il pittore Cristoph H. Kneip, gli dissero di scortarli, invece, fino al punto più panoramico della città.
    L’omettino, di buon grado, li portò su, per un’erta che saliva per alcuni chilometri in un intrico di piante e di alberi. L’avanzata sul  sentiero appena segnato era disagevole e, malgrado l’impaccio del materiale da disegno, i due viaggiatori si accorsero della fatica soltanto in cima, perché la guida, simpaticamente ciarliera, andava illustrando l’interessante storia dell’antica Akragas.
  La fatica, però, cedette subito il posto alla sorpresa dell’incomparabile visione dei templi dorici e dell’azzurro mare africano visti dall’alto. Il pittore, estasiato, si dispose subito a disegnare, mentre Goethe si appartò sotto un albero ombroso con il suo diario, cominciando ad annotare i pensieri, che, tumultuosi, gli si affacciavano alla mente:

 MEMENTO VIVERE

  scrisse in grossi caratteri sul diario, e, nel mentre, pensava che la vita umana era uno splendido destino e che in quel giorno amabile aveva posto fine al suo cercare. Guardando quella valle pittoresca, tutta giardini e vigneti, popolata di mandorli e olivi saraceni, e i santuari greci, così belli e allineati, iridescenti sotto il forte sole meridionale,  e il tempio della Concordia che si elevava maestoso sullo sfondo azzurro di cielo e mare, egli assaporava l’eternità del vero, del buono e del bello.
    Se fosse stata presente, persino Charlotte Von Stein, placata, avrebbe deposto il corruccio, per la sua partenza improvvisa da Karlsbad,  e l’accusa di abiura nei confronti del sodalizio di Weimar.     Anche la Granduchessa Madre, sempre tenera e clemente, e il duca Carl August, che lo avevano ammesso, nella loggia Amalia, agli ideali di fratellanza, di tolleranza e di umanità, avrebbero abbandonato il loro cipiglio. Sapevano, tutti, principalmente Herder e Wieland, che ne avevano ispirato il sentire, che il mondo classico era l’unico ad aiutare l’uomo a combattere l’ottusità del mondo: a lui spettava il compito di non tradire quel messaggio.
    Sì, l’Italia senza la Sicilia, e la Sicilia senza Agrigento non avrebbero potuto lasciare alcuna immagine nell’anima di un viaggiatore, perché era proprio lì la chiave di tutto.
    Uscì dalla sacca da viaggio, che sempre portava con sé, i manoscritti ingialliti del “Faust” e del “Wilhelm Meister”, e cominciò a prender nota:  mentre la natura fila indifferente il suo stame infinito, vedo soltanto come gli uomini si affannano ed è chiaro che nulla possiamo conoscere….

 

(Racconto di Ubaldo Riccobono, tutti i diritti riservati)


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Dei grandi viaggiatori passati da Agrigento, il grande Goethe ha esercitato sulla mia mente un fascino particolare, per la genialità e, per certi versi, per la la contraddittorietà della sua opera: romantico, classicista, razionalista e illuminista, non simpatizzò con lo spirito democratico (forse per ragioni politiche?) e rimase ancorato allo spirito borghese del tempo. Non v’è dubbio però che la sua opera abbia carattere enciclopedico, avendo coltivato tutti i campi dello scibile umano. Io l’ho immaginato nel mio bozzetto  così, in un momento di meditazione davanti alla bellezza della natura e alla visione del mondo classico, di fronte alla quale si rimane abbagliati, come il grande scrittore tedesco stesso disse:

"io cerco, e sono come cieco e smarrito".
 

APPELLO PER LA VALLE DEI TEMPLI


La Valle dei Templi è Patrimonio dell’Umanità; la Casa Natale di Pirandello e il parco del Caos sono un’oasi di bellezza incommensurabile. Goethe e Pirandello sarebbero stati i primi sottoscrittori di un appello per salvaguardarli.

Volentieri riportiamo l’invito del comitato “Salviamo la Valle dei Templi

Spero che l’appello che abbiamo inviato a Giorgio Napolitano e ad altre autorità nazionali ed europee servà a scuotere le coscienze contro quella che sarebbe una verogogna tutta italiana agli occhi del mondo della cultura. Costruire un rigassificatore da 8 miliardi di mc. sotto la casa natale di Luigi Pirandello e a distanza di 1 km. dalla Valle dei Templi significherebbe profanare la sacralità dei luoghi oltre che vanifacare quel processo di sviluppo economico della provincia di Agrigento basato sul turismo culturale che con tanta fatica è stato costruito in questi anni. L’anno scorso i visitatori della valle sono stati 700mila con un incasso di 3 milioni di euro di soli biglietti d’ingresso nel parco archeologico. E questo flusso è stimato in aumento. Se si dovesse realizzare la sciagurata ipotesi di costruire il rigassificatore vedremmo sparire di colpo tutti i turisti da Agrigento e provincia. E’ ancora possibile aderire all’appello, facendo una mail di adesione direttamente al seguente indirizzo di posta elettronica:

tanogaziano@yahoo.it

Sarà mia cura inviarvi il testo dell’appello in modo che possiate aderire
Gaetano Gaziano
Comitato Cittadino "Salviamo la Valle dei Templi di Agrigento"
tel. 0922 28568

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