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SULLA SCIA DI J. W. GOETHE 


J.Wolfgang GoetheNella sua fragile barca l’uomo riceve un remo
proprio perché non obbedisca all’arbitrio delle onde

 

Il quotidiano dialogo interiore di Goethe si estrinsecava in massime e riflessioni, che aveva il vezzo di appuntare a caldo su qualsiasi materiale scrittorio si trovasse davanti, anche a teatro sulle locandine, per poi trascriverle e ridefinirle successivamente: un’attività immane, un habitus mentale, che durò tutta la vita. Goethe pensava che assai spesso l’uomo si lamenta della transitorietà della vita, sciupando il suo tempo, mentre noi esistiamo per rendere eterno ciò che è passeggero. E’ un insegnamento prezioso che, nel mio piccolo, mi ha consentito di fissare aforismi o paradossi, che assai spesso condivido in semplicità con gli amici, confrontandoli con i loro, allo scopo forse di ingannare il taedium vitae, che si manifesta in ciascuno di noi.


AFORISMI E PARADOSSI


1 Gli uomini furono creati in libertà ed ebbero potestà di vivere e di operare a loro talento. Nello stato di natura ebbero padronanza, signoria di se stessi e facoltà di tutto ciò che era lecito. Nella civile società il campo fu ristretto dalle leggi, veri fili spinati della mente.

 

2 Chi s’adira è come il cieco che ha perso la strada!

 

3 S’affretta chi non vive e vuol arrivare ad una condizione successiva per tentare di viverla.

 

4 Che vale essere grandi e grossi ed avere buona collottola come gli antichi abati, o essere rodomonti oppure savi? Ad ogni angolo ci può essere un inciampo per tutti. Pertanto, o uomo, vivi la tua vita per te stesso, senza imitare gli altri.

 

5 Quando vuoi far buono e utile studio, si usa sempre il disegno di fare adagio, avendo in totale considerazione: o si fa adagio o non si fa niente.

 

6 C’è chi il suo ingegno vende a vil prezzo e chi lo tesoreggia, chiudendolo in uno scrigno a doppia mandata: non sono entrambe le soluzioni insulto all’intelligenza e alla dignità umane?

 

7 Il turbamento dell’ira ci toglie la serenità della mente e la pace dell’anima.

 

8 Non sempre coloro che lasciano il certo e il sicuro, per l’incerto e il dubbioso, sono uomini stolti. A volte, in poco tempo, la società ha fatto progressi di cent’anni per il sacrificio di costoro.

 

9 Memori del presto e dell’adagio ci rimettiamo al tempo che ci tiranneggia.

 

10 Sui libri di scuola s’idealizzano troppo gli eroi greci e romani e la guerra; ma non ci accorgiamo che i giovani, come nei film e alla televisione, considerano le civiltà antiche come un mondo virtuale, non traendo elementi di paragone tra le nefandezze e il vero eroismo.

 

11 Quando si dice che Achille, nel ridare la salma di Ettore al padre Priamo, volgesse il pensiero al vecchio e lontano genitore, con questo tenero quadretto non si rende giustizia alla sanguinosa carneficina di soldati troiani, di cui l’eroe greco si rese responsabile.

 

12 Malgrado Dante abbia idealizzato Ulisse come il prototipo di uomo dedito alla conoscenza, l’ha relegato pur sempre in un girone dell’inferno. Il divino fiorentino aveva valutato adeguatamente le non lodevoli imprese dell’eroe d’Itaca sui campi di battaglia di Troia, l’astuto e infido tranello del cavallo, la disputa poco onorevole con Aiace per le armi di Achille e le reazioni sanguinarie di marito tradito o preteso tale.

 

13 Lo stratagemma di Penelope, che filava di giorno e di notte scioglieva la tela, non si spiega con l’immagine della fedeltà coniugale, ma con il sacrificio della madre, che aveva intenzione di far raggiungere la maggiore età al figlio Telemaco, per conservargli il regno del padre. Se non fosse stato per questo, quale donna, bella e ricca, anche a quei tempi, avrebbe atteso venti anni per scegliersi un altro uomo? 

 

14 La vita, come la Pasqua, è una continua rinascita, una serie di passaggi. E la rinascita comporta sempre la morte di quello che eravamo e di quello che facevamo.

 

15 Diceva Oscar Wilde che la differenza tra la letteratura e il giornalismo consiste  nel fatto che il giornalismo è illeggibile e la letteratura non è letta. Immaginiamoci, se ciò fosse vero, cosa sarebbero giornalismo e letteratura in Italia, dove la maggior parte di scrittori sono giornalisti.

16 Nessuno di noi forse si rende conto del dono più bello che abbiamo ricevuto: la parola. La usiamo, inconsapevoli della sua importanza, tutti i giorni parlando, scrivendo e pensando; già, perché in quest’ultimo caso la parola è rivolta al nostro io, come ad un interlocutore privilegiato. La parola nasce da Dio, il Verbo per definizione, e la identifichiamo con la madre che ci dà la vita e ci insegna a proferirla.

 

(Ubaldo Riccobono,  Aforismi e paradossi, tutti i diritti  riservati)

 

Tramonto 

 

 

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