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Bicentenario Nascita Garibaldi

Francobollo commemorativo Giuseppe Garibaldi            

4 Luglio ore 18.00: Biblioteca Museo

“Luigi Pirandello” Agrigento

 

 GARIBALDI E PIRANDELLO 

L’epopea garibaldina di Girgenti rivivrà nella manifestazione celebrativa del Bicentenario della Nascita di Giuseppe Garibaldi, mercoledì 4 luglio, presso la Biblioteca Museo Luigi Pirandello. Per l’occasione, sarà presentata la Mostra di Cimeli e Documenti Garibaldini, in gran parte di provenienza dalle famiglie Pirandello e Ricci Gramitto.

Madre di PirandelloIl tricolore della madre di PirandelloE’ il pezzo forte della mostra. E’ la bandiera originale cucita dalla madre di Luigi Pirandello, Rosalia Ricci Gramitto, con la sorella Adriana, in un sottoscala, appositamente per la rivolta agrigentina del 1860. Il comitato rivoluzionario di Girgenti, in collegamento con quello di Palermo, aveva stabilito che in data 4 aprile 1860 dovesse scattare un’insurrezione anche a Girgenti, coordinata con quella più vasta palermitana. La madre di Pirandello, come tutta la famiglia, fu una fervente repubblicana ed incoraggiò i fratelli alla lotta. Aveva avuto la triste esperienza di veder morire il padre, esule a Malta. Tutti gli episodi sono raccontati dallo scrittore nel romanzo I vecchi e i giovani.

La rivolta della Gancia

il convento della gancia
A Palermo la rivolta doveva essere annunciata all’alba del 4 aprile 1860, con spari di mortaretti sulla piazza della Fieravecchia. A seguito di questo segnale le squadre di rivoltosi di Misilmeri, Carini, Cinisi, Torretta, Sferracavallo e San Lorenzo Colli avrebbero dovuto invadere la città, mentre dal convento della Gancia, sede dei rivoltosi, doveva partire l’insurrezione interna. Ma il giorno precedente, due insorti, a seguito di delazioni, furono costretti dalla polizia borbonica a rivelare i piani. Gli spari, l’indomani, non ci furono, perché la polizia, messa sull’avviso, presidiò tutti i posti chiave. Le squadre si ritirarono sui monti e gli insorti della Gancia rimasero soli.

La Campana dell’insurrezione- Il fontaniere Francesco Riso guidò ugualmente la rivolta, sparando dall’alto del convento della Gancia e facendo suonare le campane della torre. Ma i rivoltosi ebbero la peggio e lo stesso Riso, ferito gravemente, morì poco dopo. Riuscì a salvarsi lo zio di Luigi Pirandello, Rocco Ricci Gramitto.

la campana della gancia

La Buca della salvezza-  Due insorti palermitani, Filippo Patti e Gaspare Bivona si finsero morti, nascondendosi sotto alcuni cadaveri di patrioti uccisi dalle milizie borboniche. Per fuggire scavarono un foro verso l’esterno del convento e richiamarono l’attenzione di alcune donne di una bottega di fronte. Queste inscenarono una lite per distrarre i borbonici, e i due patrioti si misero in salvo uscendo dalla buca.

A Girgenti frattanto sventola il Tricolore-

Anche ad Agrigento il piano prevedeva un’insurrezione di massa, ma gli insorti riuscirono appena ad issare il tricolore ad una delle statue poste in alto ai due lati della porta principale della Chiesa del Purgatorio. Poi, vennero dispersi dalle soverchianti forze borboniche. A capeggiare la rivolta furono gli zii materni di Pirandello, Francesco, Vincenzo ed Innocenzo, con il tricolore cucito dalle sorelle. I due, sfuggiti alla polizia di Girgenti, raggiunsero il fratello Rocco a Palermo, per partecipare alla spedizione di Garibaldi. A ricordo dell’episodio del tricolore sulla parete della Chiesa vi è una lapide:

 

Nell’aprile 1860

animosi girgentini del Risorgimento

guidati dalla profonda anima religiosa

di nostra gente

issavano per la prima volta

il vessillo della Patria

in pugno a questa statua

sul fronte sacro di questo tempio

all’ombra della Croce.

 

Fu il frutto anche di una certa speculazione clericale, ma il fatto storico è incontrovertibile.

Il nonno materno dello scrittore- L’avvocato Giovanni Battista Ricci Gramitto, il nonno materno di Luigi Pirandello, era un repubblicano, fervente antiborbonico, e partecipò ai moti palermitani del ’48, a fianco di Ruggero Settimo. Ma quando, l’anno dopo, dopo un iniziale successo, le forze borboniche riconquistarono Palermo e la Sicilia, fu costretto a riparare all’estero, nell’isola di Malta. Fu uno dei 43 proscritti in tutta la Sicilia, che non rientrarono nell’amnistia del general perdono del Borbone.

Crispi, rivoluzionario e repubblicano

Francesco CrispiL’anima della rivoluzione siciliana e della spedizione dei Mille fu l’avvocato di Ribera ( 40 km da Agrigento) Francesco Crispi. Egli a Napoli, dove esercitava l’avvocatura, fece da tramite tra i patrioti napoletani e quelli siciliani. Allo scoppio de moti del ’48 (12 gennaio) fece parte del Comitato di Guerra e poi deputato alla Camera dei Comuni. Fallita la rivoluzione, nel ’49 fu esule in Piemonte,  ma ne fu espulso nel 1853 ed espatriò a Malta. Ma anche da Malta fu espulso e andò a Londra e quindi a Parigi. Tenne i collegamenti con Mazzini e Rosolino Pilo. La spedizione in Sicilia fu concordata con il Mazzini, il quale a sua volta l’aveva studiata con Garibaldi. Doveva essere una rivoluzione repubblicana. Crispi era andato in Sicilia nel luglio-agosto del 1859. Doveva iniziare tutto dalla Gancia di Palermo, per far sollevare le popolazioni di tutto il Sud fino a Roma. Tuttavia il fallimento dell’impresa e il coraggio dei siciliani diedero l’impulso a Garibaldi, il quale fu convinto da Crispi a partire da Quarto. Crispi stesso fu uno strenuo combattente e, al suo fianco, lottò Rosalia Montmasson, che aveva sposato a Malta, unica donna garibaldina della spedizione.

Don Stefano Pirandello, carabiniere genovese- Il padre dello scrittore, Stefano Pirandello, era un fervente repubblicano e garibaldino convinto. Abile tiratore, partecipò alla spedizione dei Mille da Palermo a Napoli, in qualità di carabiniere genovese. Fu durante la spedizione che conobbe Francesco Crispi e ne divenne amico personale. Conobbe e divenne amico anche di un altro garibaldino convinto, Luigi La Porta, che sarebbe poi stato parlamentare, all’indomani dell’annessione della Sicilia, fino al 1891. Luigi La Porta godette dell’appoggio incondizionato di Stefano Pirandello e della famiglia Ricci Gramitto nelle campagne elettorali. Per la sua attività del commercio degli zolfi, Stefano Pirandello fu in contatto con il fior fiore dei politici siciliani, molti dei quali scendevano in lizza nei collegi agrigentini.

 Padre Pirandello

Gli zii materni- Buon sangue non aveva mentito: tutti i discendenti di Giovanni Ricci Gramitto, il nonno dello scrittore, furono antiborbonici convinti, garibaldini schierati e rischiarono la pelle nelle spedizioni dell’Eroe dei Due Mondi. L’elemento di punta era Rocco, che tentò senza fortuna l’elezione alla carica di parlamentare. La famiglia Ricci Gramitto era all’ origine clericale: il fratello sacerdote del nonno dello scrittore, Innocenzo, era arrivato perfino alla carica di ciantro e, mentre il fratello partiva per l’esilio a Malta, egli controvoglia fu costretto a cantare in cattedrale il Te Deum di ringraziamento per il ritorno al trono del Borbone. I figli dell’esule Giovanni, Vincenzo e Innocenzo avevano giurato, sul letto di morte al padre, di lottare per la causa risorgimentale e parteciparono a tutte e tre le imprese garibaldine (’60, ’62, ’66).   

Lo stivale del generale- La seconda campagna siciliana di Garibaldi venne agevolata dal permissivismo di Urbano Rattazzi, salito al governo nel marzo del 1862, che tacitamente diede via libera al partito d’Azione. Garibaldi ritenne di poter risolvere il problema di Roma con un’azione di forza. Pertanto, egli scese in Sicilia, dove era stato acclamato e contava di avere un buon seguito. A Termini Imerese, il 4 luglio, egli svolse un breve discorso che infiammò la folla dei volontari:”…Fino a che noi abbiamo altri fratelli schiavi, non siamo veramente liberi, non avremo libertà perfetta, senza la totale emancipazione dallo straniero. Da Marettimo a Susa, da Susa all’Isonzo, siamo tutti fratelli, tutti una sola famiglia. L’italiano è valoroso. Uniti, avremo Roma, avremo Venezia”. Alla fine di luglio fu a Marsala a far proseliti: il suo appello si sparse in tutta l’isola. Accorsero da tutte le parti volontari. Anche da Agrigento partirono numerosi garibaldini. Da Catania il piccolo esercito partì e sbarcò in Calabria: l’obiettivo era far sollevare tutta la gente del Sud, marciare su Roma e liberarla. All’Aspromonte, però, Garibaldi venne fermato dalle truppe italiane, accorse per motivi di ostpolitik nei confronti della Francia e di Roma: nella sparatoria il generale venne ferito ad una gamba. Il primo a soccorrerlo fu Rocco Ricci Gramitto, che lo liberò dello stivale, affidandolo al fedele Gaetano Navarra, che lo portò poi a Girgenti. Quando andò a prendere servizio come funzionario di prefettura a Roma, Rocco portò con sè lo stivale, forato da una pallottola e insanguinato; alla morte, per sua volontà, esso venne affidato dal fratello Vincenzo al Municipio di Roma (lo stivale si trova nel Museo Centrale del Risorgimento al Vittoriano).  All’Aspromonte, Garibaldi e tutto il suo stato maggiore, compreso il luogotenente Rocco Ricci Gramitto, vennero arrestati. Rocco rientrò a Girgenti soltanto sei mesi dopo e venne accolto come un eroe dai suoi concittadini. Era presente anche Stefano Pirandello, trovatosi in città per commercio dello zolfo. In quell’occasione Stefano Pirandello conobbe Caterina Ricci Gramitto, se n’innamorò, sposandola l’anno dopo.

 

Corrispondenza con l’Eroe dei Due Mondi-

garibaldi Rientrato a Girgenti, Rocco Ricci Gramitto inviò una lettera all’eroe, chiedendo notizie sul suo stato di salute e dedicandogli dei versi. Il generale rispose:
Caro Gramitto accetto riconoscente la dedica dei Vostri bei versi e ve ne ringrazio; Voi con la mente e col braccio avete mostrato di qual santo affetto amate la Patria. Gradite una mia stretta di mano, e tenete lo stivale che raccoglieste in Aspromonte per memoria del Vostro Giuseppe Garibaldi

Anche il padre dello scrittore scrisse all’eroe una lettera di augurio per la guarigione e ne ebbe riscontro:
Signor Pirandello, Vi ringrazio dell’affettuosa memoria che mi serbate. La mia salute va sempre meglio ed io conto di guarire presto. Dite ai vostri compaesani che abbiamo fede nei destini dell’Italia, dessi sono maturi e presto ci troveremo ancora sulla via di Roma e Venezia. Vostro G. Garibaldi”.

 

La pensione di un garibaldinoIl 21 gennaio 1910 Stefano Pirandello scriveva alle sue nipotine, figlie della primogenita Rosalia:”Mie care nipotine, dovete sapere che i Carabinieri Genovesi erano esclusivamente comandati dal Generale Garibaldi, ed il vostro vecchio nonno ebbe l’onore d’appartenere a questo Corpo scelto che pagò sempre con usura il suo tributo di sangue! Ora il governo dell’ineffabile Giolitti ci ha ricompensati con una pensione di 25 centesimi al giorno dopo trascorsi 49 anni! Però la nostra ricompensa, più che dai 25 centesimi l’abbiamo ricevuta dalla nostra coscienza…”.

 

Il programma del 4 luglio

 

Apertura:                        Inaugurazione Mostra su cimeli e documenti garibaldini

 

Presentazione:              Arch. Calogero Carbone,

                                       Direttore Biblioteca Museo Luigi Pirandello

 

Interventi introduttivi:   Dott. Vittorio Saladino,

                                        Prefetto di Agrigento

                                     

                                        Avv. Marco Zambuto,

                                       Sindaco di Agrigento

 

                                       Dott. Vincenzo Fontana,

                                       Presidente della Provincia

 

Relazioni:                      Avv. Gaetano Allotta

                                       L’epopea Garibaldina nella Valle di Girgenti

 

                                       Col. Giuseppe Di Giovanni

                                       Itinerari Garibaldini in Sicilia

 

Moderatore:                  Dott.ssa Maria Gerardi Marino

                                      Direttore Archivio di Stato

Il poeta Nino AgnelloA settembre un libro di Nino Agnello su Garibaldi-  In autunno, per i tipi della Casa Editrice Helicon di Arezzo uscirà uno studio storico-critico dello scrittore agrigentino Nino Agnello, intitolato “Garibaldi nella letteratura italiana”, in cui l’autore presenta l’epopea garibaldina e la personalità del generale attraverso i grandi scrittori e poeti, che tra ‘800 e ‘900 lo hanno utilizzato ai fini, a volte patriottici, a volte simbolistici, a volte storici. Tra gli altri figurano Abba, Pascoli, D’annunzio, Carducci, De Roberto, Pirandello, Giuseppe Tomasi, Capuana ecc. fino ad arrivare a Sciascia.

Documenti- Tra i documenti esposti in mostra, molti forniti dal noto e appassionato bibliofilo agrigentino, prof. Attilio Dalli Cardillo, spicca “Ricordo di un garibaldino” , con la rievocazione delle commemorazioni in Girgenti nel centenario della nascita. Vi è anche un libro commemorativo del centenario della nascita, edito a Nizza, città natale dell’Eroe dei due Mondi.

                                     

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