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Disinganni del primo amore

(racconto breve)

 

Non si capisce un sogno

se non quando si ama un essere umano,

lentamente, molto lentamente,

e con poca speranza.

 
Per te ho conosciuto il volto

di un sogno: occhi soltanto.

La faccia dei sogni

è puro sguardo, viene dritta

dicendo:”Te scelgo, te, tra tutti”,

così come fa un raggio o la fortuna.

Gli occhi di un sogno mi scelsero,

e sempre crederò fossero i tuoi…

Ripeteva i versi di Leonardo Sciascia, che conosceva a memoria, mentre aspettava sotto il portone, come un cane guardiano. Il balcone del primo piano era ancora illuminato nella notte circostante e dalle imposte socchiuse venivano voci e risate, come d’uomo e di donna che si rincorrevano.

Poi la luce si spense: nel silenzio improvviso s’intuiva un ansimare frenetico. Era la rabbia contenuta, forse, a farglielo immaginare. Ma perché venire?, si ripeteva. A saggiare la mia vergogna?

Dal balcone venivano le iridescenze riflesse dall’insegna al neon del palazzo di fronte, unico barbaglio nella via buia. Le stelle in alto rabbrividivano. Il freddo della notte gli raffreddò i pensieri.

Stringendosi al collo il bavero della giacca, si disse che non aveva alcun diritto. Non era diritto il suo amore per lei; e lei aveva scelto il suo amico, il più fortunato. Perché avrebbe dovuto scegliere lui? Perché il suo amico non l’amava? Lui lo sapeva che il suo amico voleva divertirsi con lei, ma lei non ne era a conoscenza, ne era irretita. Il suo torto era di non aver trovato il coraggio di parlargliene, di confessarle che soltanto lui l’amava. Forse era meglio così: ora sapeva che non c’era posto alcuno, per lui, nel suo cuore. Mise le mani in tasca, voltò le spalle e s’allontanò nella notte.

 Praga, luci nella notte

(Ubaldo Riccobono, tutti i diritti riservati)

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