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I LUOGHI DEL MITO

 Tempio della Concordia, Valle dei templi Agrigento

"Studiato dal vivo, il mito non è una spiegazione che soddisfi un interesse scientifico, ma la resurrezione in forma di narrazione di una realtà primigenia, che viene raccontata per soddisfare profondi bisogni religiosi, esigenze morali. Esso esprime, stimola e codifica la credenza; salvaguarda e rafforza la moralità; garantisce l'efficienza del rito e contiene regole pratiche per la condotta dell'uomo. Il mito è dunque un ingrediente vitale della civiltà umana; non favola inutile, ma forza attiva costruita nel tempo". Bronislaw Malinowski

Tempio della Concordia, Valle dei templi Agrigento Tempio di Ercole, Valle dei Templi AgrigentoTempio di Ercole (notturno) Valle dei templi Agrigento

La più bella città dei mortali fu definita la città di Akragas, non a caso, da Pindaro e non per facile piaggeria nei confronti del tiranno Terone, di cui era poeta di corte. Akragas (e poi Agrigentum, Kerkent, Girgenti, Agrigento) fu città mitica, tragica, drammatica, terra di passaggio e di conquista, dove le storie degli uomini si incrociarono e si susseguirono e ispirarono poeti, drammaturghi, scrittori; dove tanti viaggiatori illustri vennero (tra tutti Goethe) e lasciarono traccia del loro arrivo, ricavandone immagini e suggestioni.


Tomba di Terone, Valle dei Templi AgrigentoRempio di Giunone, Agrigento, valle dei templi

 

IL MITO ALLA CASA NATALE DI PIRANDELLO

 

 

 

Le maschere e il mitoHa ragioni da vendere Francesco Giordano a voler fare del suo testo “Le maschere e il mito” uno spettacolo teatrale itinerante nei luoghi del mito, dove cioè esso nacque, si sviluppò nel tempo e vive tuttora nella bellezza dei monumenti che testimoniano un passato e che non è morto e sepolto, se si riesce a farlo decodificare. Lo spettacolo dell’AC Muralia vuol parlare alla gente, soprattutto agli studenti, e diventare un itinerario immaginifico, che proprio nella mitologia greca trova la sua ragione d’essere e sulla scena riesce a tracciarne il percorso in maniera palpabile (visiva, uditiva e sensoriale).

 

 

 

Sarà stata la particolarità evocatrice del luogo, la Casa Natale di Pirandello:

Tomba di Pirandello: tronco del vecchio pino e nuovo pino.sarà stato l’assemblaggio calibrato di recitazione, musica e danza; saranno state la “verve” e la veemenza degli attori, costretti a recitare senza microfoni per mero e “fortunato” accidente; sarà stata la sostanza dei testi, tra dramma, poesia e guitteria aristofanesca: certo, “Le maschere e il mito”, di Francesco Giordano   (che ne è scrittore, attore, regista) è opera di solido impianto e di autentico spessore culturale.

Le maschere e il mitoLe maschere e il mitoLe maschere e il mito

 

 

 

 

 

 

 

 

Da limare, indubbiamente, e da supportare con effetti scenografici più corposi, costumi più variopinti, supplemento di altre maschere dissacranti – elementi che sulla scena non sono inutile orpello -, ma che si tratti già di opus ben confezionato, vario, scorrevole, egregiamente raccontato e recitato,  nessuno può confutarlo. Si è creata, dunque, nell’ambiente suggestivo all’aperto del  Caos, una carica satura di elettricità, terreno di coltura ideale per la riuscita di una trasposizione teatrale, che cercava il dialogo e l’osmosi con il pubblico e li ha trovati.

Le maschere e il mitoLe maschere e il mito

 

 

 

 

 

 

 

 

Tramonto dalla casa di Pirandello

 


Ci è sembrato, a un certo punto, di assistere veramente alla nascita degli dei dal Caos primordiale e, subito dopo, la capacità affabulatoria del racconto – già, mito vuol dire etimologicamente racconto – ce li ha spiattellati, gli dei, in panni umani, ad ingannarsi per giochi di potere, a vivere e soffrire, con sentimenti umani, in bassezze e crudeltà, ora grandi e nefandi, talora celesti e sovrumani, talaltra terrestri e meschini, così come l’infanzia dei popoli ce li ha tramandati, antropomorficamente.  Opera di ricerca, quindi, che scava e sa scavare nei meandri del pantheon greco, che spiega le fonti e le sue interpretazioni moderne, diventando ora dramma e poesia, ora ironia e divertissement, in un caleidoscopio continuo di quadri cangianti, dove danza e musica fanno da contrappunto esemplare.

 

 

 

 

Testa di Giove, museo del Bardo TunisiIl punto nodale, in cui il mito diventa storia, è la favola di Zeus, il padre degli dei, orditore di inganni, mentitore e seduttore impenitente, che viene “buggerato” da un iattante Prometeo, che gli ruba il fuoco per donarlo ai mortali. Zeus si vendica, ma il danno è fatto: gli uomini, grazie al fuoco, usciranno dalle caverne e daranno vita alla civiltà. Ma Zeus, offeso, scatena la sua vendetta con Pandora, dal cui vaso tutti i mali piomberanno sull’umanità.

Quindi, il mito che diventa storia, ma anche dramma eDonna, pittura di Salvatore Lauricella tragedia; ad esempio con Medea, traditrice per amore, che asseconda però il sogno dell’Ellade di civilizzare il mondo, ma diventa agnello sacrificale della protervia maschile, perché ha osato sfidare il potere.
Il cast degli attori, che in scena, ma anche dietro le quinte, assumono tutti i ruoli, anche i più umili, è di alta caratura., a cominciare dal bravissimo Francesco Giordano, pure regista attento e meticoloso, nonché esemplare curatore del testo, utilizzando stralci da “Trilogia” di Clelia Lombardo e Patrizia D’Antona.

 

Patrizia d’Antona è una Medea superba, e inoltre efficacissima e favolistica Cantadora:

Le maschere e il mito Cocò Gulotta impersona un Prometeo perfetto, un po’ smargiasso e caustico, ma drammatica generosa vittima.

 Le maschere e il mito


Crea momenti di rara emozione la danza di Daniela Donato, che in spazi più ampi potrà sprigionare al top la sua ieratica energia.

Le maschere e il mitoLa sax Rita Collura e il percussionista Francesco Prestigiacomo hanno arricchito lo spettacolo, con suoni e musica assai suadenti, conferendo il giusto amalgama e lo spessore necessario alla recitazione e alla danza.

 

Spettacolo Le maschere e il mitoLo spettacolo è stato scritto appositamente per essere realizzato all’interno degli spazi della cultura, archeologici o museali, all’aperto o al chiuso; spazi particolari ricchi di vita e di passato, di mistero e di spiritualità, ove il visitatore non distratto possa regalarsi attimi di intimo benessere.” ha affermato il regista Francesco Giordano.
E uno di questi, ideali a creare suggestioni, non poteva che essere la Casa Natale di Luigi Pirandello.

 

 Casa Natale di Pirandello

 

IL MITO SECONDO PIRANDELLO

Le maschere nude, sulla rozza pietra delle ceneri di Pirandello 

COTRONE: Lucciole! le mie. Di mago. Siamo qua come agli orli della vita, Contessa. Gli orli, a un comando, si distaccano; entra l’invisibile: vaporano i fantasmi. E’ cosa naturale. Avviene, ciò che di solito nel sogno. Io lo faccio avvenire anche nella veglia. Ecco tutto. I sogni, la musica, la preghiera, l’amore… tutto l’infinito ch’è negli uomini, lei lo troverà dentro e intorno a questa villa.          

Da I giganti della montagna, L.Pirandello

 

Telamone, Museo archeologico AgrigentoIn un’atmosfera di grandezza, di fantasia e di poesia, che non potevano che essere i luoghi del mito dell’antica Akragas e del natio Caos, Pirandello, nei suoi miti (La Nuova Colonia, Lazzaro e I giganti della Montagna), soprattutto ne I Giganti della Montagna, perviene all’assoluto dell’arte, come scrittura alternativa alla vita, dove le maschere, le mille maschere nude dell’uomo, si dissolvono e si ricompongono in una visione ascetica. Il mito non muore mai, secondo Pirandello, perché è forza dirompente dell’eternità dell’arte, nasconde in sè il dramma della coscienza nuda e della sua scissione, come una maschera tragica.

Scultura di maschera graca


Dietro le maschere pirandelliane si nasconde la verità. Ma quale verità, se la verità è quella che appare sempre a ciascuno di noi, ed è relativa, così come parla la verità per bocca della Signora Ponza:

"Io sono colei che mi si crede"

Apparenza e finPirandello20

 

 

IL MITO DI FALARIDE

 

Figura con barba, Museo del Bardo TunisiQuello di Falaride, tiranno dell’antica Akragas, è un autentico mito, un mito che possiamo definire pirandelliano. Falaride è uomo del suo tempo, il prototipo del potente che ha smania di potere, è geniale inventore di armi e di stratagemmi, è il classico uomo solo; circondato da gente senza scrupoli, egli marcia irrimediabilmente alla catastrofe finale. La fama posticcia di aguzzino e di carnefice, affibbiatagli dai suoi concittadini, trapasserà ai posteri:

 

 

 

Come il bue cicilian, che mugghiò prima

 

col pianto di colui (e ciò fu dritto),

 

che l’avea temperato con sua lima,

 

 

 

mugghiava colla voce dell’afflitto,

 

sì, che con tutto ch’ei fosse di rame,

 

                                         pure e ‘l parea dal dolor trafitto. (Dante, canto XXVII, Inferno)

 

 

 

Falaride in verità non condannò a morte Perillo, l’artefice del toro (la terribile macchina di condanna che veniva arroventata con dentro la vittima). Dietro la maschera tragica di persona feroce ed esecranda, che gli aderiva a guisa di forma pirandelliana, in Falaride si celava un uomo che voleva fare grande la tua terra, ma che fu osteggiato dal potere locale, facendone un mostro. Nel dramma si cela, quindi, l’ineluttabilità del fato, com’era inteso dai greci.

 

 Testa di un dio, Museo del Bardo Tunisi

ATROPO: (si siede sul trono del tiranno e mostra il rotolo) (scandendo le parole con voce stentorea) Noi siamo le figlie della necessità, immenso ed eterno è il nostro potere. Anche gli dei si piegano al nostro volere, perché sono gli uomini con le loro azioni a segnare il cieco destino. Tutto è stato scritto, tutto è stato detto, tutto è stato deciso. In questo rotolo si racchiude la vita.

 

CLOTO: (dal recinto del popolo) Finalmente è giunta la resa dei conti e a me non è più consentito filare, con questo fuso, il presente (lo butta).

 

LACHESI: (poggia l’urna sulla panca degli imputati) Nell’urna era già pronto il responso ed ora non mi resta che estrarlo (trae fuori il messaggio, lo legge, lasciandolo cadere per terra con raccapriccio). A me, o sorelle, la sorte comanda in modo orrendo di tagliare subito. Gli uomini invano s’illudono di avere tempo: la morte invece è sempre l’effetto del momento (l’urna cade e si rompe: tutte gridano per la sorpresa).

 

 da “Una contrada chiamata Consolida” di Ubaldo Riccobono

tramonto dalla casa natale di Pirandello

La suggestione dei luoghi, la bellezza incomparabile della natura, in questo lembo della Sicilia non potevano che dare linfa ai miti e ai sogni, alle passioni e alle lotte politiche, che si sono tramandati secondo una visione dualistica della vita, che il filosofo della natura Empedocle, grande poeta, così espresse:

Questo ciclo cominciò col mondo
e durerà in eterno
per impulso di due principi:
l'Amicizia che mescola tra di loro le radici
e l'Odio che, una volta unite, le sparpaglia.
Così l'Uno nasce dal più
e dall'Uno il più rinasce.
Entrambi han vita
ma il loro ciclo stabile non è;
la loro alternanza infaticabile
dura in un cerchio eterno.

(Frammento tratto da "Sulla natura" di Empedocle, liberamente tradotto in "Una contrada chiamata Consolida" di Ubaldo Riccobono)

 

 

 

 

 

(Ubaldo Riccobono, tutti i diritti riservati)

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