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La Divina SikelèPremio Sikelè


RICEVERE

 

UN

 

PREMIO

 

 


Questa sera, assieme ad altri undici agrigentini, per la branca della Saggistica e della Critica riceverò il Premio Sikelè 2007, giunto alla sua nona edizione. Il premio viene conferito ad agrigentini che hanno illustrato la loro città in vari campi della cultura e dello sport  e viene annualmente promosso dalla sede provinciale dell’AICS (Associazione Italiana Cultura e Sport), ente presente in tutto il territorio nazionale e che promuove da sempre attività culturali e sportive.

 Emblema AICSSarà il Presidente dell’Associazione di Agrigento, Calogero Basile, a fare gli onori di casa nel Salone delle Conferenze del Parco Archeologico della Valle dei Templi, in questa lunga cerimonia, intervallata da una serie di spettacoli, coordinata dalla bravissima giornalista Giusy Schillaci, per ravvivare la serata.

 Premio Sikelè

Nel tempo, questo riconoscimento ha voluto spezzare il detto latino “Nemo propheta in patria”, tendendo ad avvicinare in un unico abbraccio coloro che operano attraverso le istituzioni, coloro che operano singolarmente nelle varie branche della cultura e dello sport e la cittadinanza tutta, che segue e partecipa a questo percorso circolare. Sport è formazione e quindi cultura e non si può fare cultura se non si coinvolge la comunità. Quindi, in questo legame significativo, il valore di “ricevere” è molto più impegnativo e va al di là dell’accettazione di un simbolo e della sua “traditio”. La finalità del premio non è quella di conferirlo al più bravo, è un intrinseco riconoscimento dei valori permanenti della cultura e dello sport, cui tutti i componenti partecipano, come donatori e come riceventi; è un premio alla comunità tutta e un invito a meglio operare. Nel verbo ricevere c’è la stessa radice di riconoscimento, di riconoscenza e di ricchezza. Riconoscimento, dal latino ri-cognoscere, implica una ri-conoscenza nei confronti di chi si è speso per la propria e l’altrui conoscenza. Se vogliamo, la parola ricerca ha la stessa radice del termine riconoscimento ed è un presupposto essenziale per ogni conoscenza. Anche l’atleta deve prepararsi adeguatamente, “ricercare” la sua forma per dare il meglio di sé, deve arricchirsi per arricchire la prestazione. L’atleta che riceve un premio, così come l’operatore culturale, non può non avere riconoscenza nei confronti di chi glielo ha conferito e s’impegna a spendersi ulteriormente per la comunità, che ha tratto diletto, beneficio dalla sua attività e pertanto l’ha riconosciuto. Se non esistesse questo forte legame nel processo circolare di conoscenza, l’attività singola sarebbe fine a sé stessa, avulsa dal contesto sociale. Se non c’è partecipazione, non ci può essere vera conoscenza, e non esiste conoscenza senza riconoscimento. Il dono implica un donante e un donatario e così la conoscenza, che in latino vuol dire cum-gnosco, sapere con, conoscere assieme, e pertanto  implica compartecipazione. Chi opera nella cultura e nello sport, dona e ha la necessità di trovare conferma e riscontro, se tale dono è gradito e utile. Da ciò il premio simbolico e un impegno ideale a proseguire.

  

ALLA RICERCA DELLE ORIGINI DEL PREMIO SIKELE’

 
Premio Sikelè



Il premio consiste nella scultura della Divina Sikelè, che rappresenta la Sicilia. La Sicilia nel periodo più antico, più che un’isola o una regione, era considerata quasi un continente, crocevia delle migrazioni dei popoli, provenienti soprattutto dell’Oriente, e dei traffici di merci. Omero parla della Sicilia con il termine Sikanies e poi chiama una schiava di Ulisse con l’aggettivo sikelè, siciliana. Racconta poi Erodoto che Minosse, partito da Cnosso, alla ricerca di Dedalo, giunse in Sikanie.



E proprio di quel periodo è una Triquetra (Triscele per i greci) di terracotta nel Museo Archeologico di Agrigento, ritrovata nella zona di Palma di Montechiaro, che rappresenta una testa di donna (la Medusa), da cui s’irradiano tre gambe umane piegate al ginocchio.

TriquetraGli studiosi parlano di tre ipotesi dell’origine della Triquetra: l’origine fenicia, la seconda greca e la terza minoica. Quindi, a seguito del ritrovamento della Triquetra, nella zona di Agrigento, dove Minosse sicuramente sbarcò, è da accreditare la terza ipotesi. L’isola fu quindi chiamata Triquetra, Trichelia, Sikania, Sikelia, Trinacria con un solo significato: terra con tre alti promontori (Peloro, Pachino e Lilibeo) a raffigurazione triangolare.

Triquetra in terracotta (VII sec. a.c.?)
Carta geografica della Sicilia antica


Anche il termine Sikania indica la zona d’influenza agrigentina, dove i Sicani s’erano ritirati dietro la spinta dei bellicosi Siculi. Come fecero tutti i popoli antichi, anche i Sicani divizzarono la loro regione, chiamandola Sikelia.



Emblema regione sicilia










La triquetra è stata adottata ufficialmente a simbolo della Sicilia. Nel premio Sikelè vi è un doppio rimando simbolico alla Sicilia e ad Agrigento che fu culla della Sicania.



(Ubaldo Riccobono, tutti i diritti riservati)

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