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CONCORDIA E DISCORDIA
 

Quid velit et possit rerum concordia discors

(“qual sia il significato e il potere dell’armonia discorde delle cose”)

                                            Orazio  (Epistole, I, 12, 19)

 

Empedocle di AgrigentoIl poeta Orazio in questo verso sintetizzò magistralmente il pensiero di Empedocle, che vedeva in Amicizia e Odio, nel loro combinare e disaggregare tutte le cose, le forze motrici dell’universo. Un detto proverbiale, passato ad identificare un comune modo di sentire, che scaturisce da una discordanza di pareri, da un contrasto di idee e di sentimenti: l’armonia è concordia (cum corde, con il cuore) ed è il risultato di una dialettica che deve esistere in tutte le cose, è sintesi derivante da una tesi e da un’antitesi. Senza l’odio filosofico, senza il cambiamento universale, il cosmo sarebbe immobile e piatto come il mondo lunare e l’uomo non sarebbe mai apparso a calcarne la scena. Una filosofia della natura, quella d’Empedocle, quanto mai attuale, perché essa venne utilizzata come gnoseologia, etica, epistemologia, politica, trapassando prepotentemente in epoche successive. Empedocle fu medico, farmacista, biologo, ingegnere, poeta, drammaturgo, cantore, fondatore di uno dei primi asclepei (ospedali greci) di cura e assistenza.

 

 

  Prima Festa del Bio nella città dei Templi

Bio è – cento motivi  per dire Biologico

Agrigento I Festa del Bio

I FESTA DEL BIO AGRIGENTOE’ nella più pura filosofia della natura che è stata indetta la I festa del Bio proprio nella terra di Empedocle, che propagandò nel mondo questo messaggio di naturalità e di vitalità di tutte le cose senzienti e viventi.  
Promossa dall’Assessorato Regionale Agricoltura, con la collaborazione dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB), l’evento intende perseguire la sensibilizzazione al consumo di prodotti biologici di qualità, di cui l’isola, compresa la provincia di Agrigento, è molto ricca. Saranno organizzati: una mostra mercato dei prodotti biologici siciliani, incontri con le scuole, workshop, convegni, degustazioni guidate di prodotti biologici; sportelli informativi sulla filiera corta.
Si vuole concentrare l’attenzione su uno degli aspetti più gravi del territorio siciliano e della sua agricoltura, devastante e poco attenzionato, come ha affermato il Dirigente Nazionale dell’
AIAB, Calogero Claudio Di Loro:”Gli effetti della globalizzazione hanno “precarizzato” le economie locali, al punto di marginalizzare le produzioni agricole siciliane, mentre i singoli consumatori continuano a comprare sul mercato convenzionale a prezzi comunque elevati rispetto alla reale qualità dei prodotti.
Associazione Culturale Humus RacalmutoSul mercato convenzionale, ovviamente, esiste anche la possibilità di rischi a causa di prodotti, la cui qualità biologica non è controllata. Si vuole quindi stabilire, attraverso la filiera corta, l’avvicinamento del produttore al consumatore finale, allo scopo di determinare la scelta di una maggiore qualità a prezzi più competitivi.
L’agricoltura biologica – ha aggiunto Alaimo Di Loro, pure Presidente dell’Associazione culturale Humus di Racalmuto tra i promotori della manifestazione rappresenta il modello produttivo e culturale ideale per contemperare qualità dei consumi, prezzi contenuti, rispetto dell’ambiente. E la Sicilia per la sua connotazione etico-sociale è all’avanguardia.
L’intento è quello di rivitalizzare il sistema agricolo rurale, ridare tono e valore alla produzione agricola ed evitare i mille passaggi distributivi dei prodotti, che determinano un’incidenza notevole sull’escalation dei prezzi.
L’obiettivo è quello di proporre e imporre un modello di vendita diretta attraverso i cosiddetti GAS, gruppi di acquisto solidale (i produttori sono anch’essi consumatori), facendo risparmiare e sostenendo la produzione naturale e biologica.
Omaggio all



Omaggio all’albero

Inoltre, il pubblico presente sarà stimolato e sensibilizzato sui temi ambientali da un momento artistico, per così dire provocatorio, attraverso una “installazione utile”, avente per titolo “omaggio all’albero-i valori del Bio”, da parte del fondatore del movimento culturale AU (Arte Utile), Prof. Pino Poggi.
Il progetto del
BIO passa quindi attraverso la tutela e la salvaguardia del valore ambientale, che non è solo un momento organizzativo e operativo, ma soprattutto il recupero di un atteggiamento culturale dell’intera società civile.

 




Mucche nell

L’aeroporto della discordia

 

Emanuele Gionfriddo La costruzione dell’aeroporto ad Agrigento è un caso eclatante di idee discordi che non riescono mai a diventare concordi. Sono i peccati originali della politica, fondata sul discredito dell’altro, piuttosto che sulla logica della dialettica che media posizioni distanti e costruisce. Non si scopre adesso che  Agrigento e il suo hinterland vivono da sempre in una situazione di evidente marginalità dal resto della Sicilia e da tutta l’Europa. A più riprese, da un quarantennio a questa parte, si è parlato della fattibilità di un aeroporto che possa spezzare l’isolamento della Sicilia sud-occidentale, di cui Agrigento è il centro nevralgico, rilanciandone la vocazione turistica naturale, sia per la presenza di una costa meravigliosa, sia per il sito archeologico della Valle dei Templi, Patrimonio dell’Umanità, e di una serie di luoghi importantissimi dal punto di vista storico-archeologico-naturalistico. Agrigento è un contenitore ad alto potenziale turistico, come pochi nell’isola, se non il più raro, che si può avvalere altresì del valore aggiunto di due splendide isole, Lampedusa e Linosa, e potrebbe essere in grado di commerciare la produzione agricola del suo retroterra. Inoltre, le favorevolissime condizioni climatiche (almeno 10 mesi all’anno di bel sole) accentuano questa sua spiccata propensione, mentre in futuro la sua collocazione naturale potrebbe costituire una testa di ponte importante verso la vicinissima Africa del Nord. Viceversa, l’insensibilità politica, la neghittosità totale, i veti incrociati, la preferenza verso i grandi centri di Palermo e Catania, hanno fatto sì che la forbice si allargasse a suo detrimento. I collegamenti viari con gli aeroporti di Catania (due ore) e di Palermo (oltre 2 ore e mezza) sono penalizzanti. Non essendo più possibile assicurare (e in ogni caso in tempi brevi) collegamenti più rapidi via terra verso i grandi aeroporti, l’unica alternativa rimane quella dell’aria. E’ l’ultima chance per un terra martoriata dall’insipienza politica, anche se la Regione e la Provincia Regionale credono fortemente nel progetto aeroportuale. In una recente tavola rotonda indetta dal Lions Club Agrigento Host, gli interrogativi posti dal presidente del Club, Emanuele Gionfriddo, al Sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, al Presidente della Provincia Regionale Vincenzo Fontana, al Presidente dell’ENAC, Vito Riggio, hanno fatto emergere un quadro molto variegato.
Vito Riggio,presidente EnacA detta del Presidente dell’ENAC Vito Riggio, perché un gruppo privato possa gestire un aeroporto di secondo livello, occorrono almeno 900 mila passeggeri l’anno e, nel caso in cui ciò non sia possibile, dovrà essere la Regione a doversene  accollare la perdita. La posizione di Riggio, già in passato per niente possibilista, è apparsa assai drastica, anche se mascherata dietro il tecnicismo dei numeri. Vito Riggio è in politica da diverso tempo e non pare che abbia preso mai decisa posizione a favore del polo aeroportuale di Agrigento. Mentre Riggio parlava sullo schermo passavano i dati relativi all’aeroporto di Vicenza, che sopravvive con un solo volo al giorno, e la situazione dello scalo di Taranto, che nell’ultimo anno ha annoverato solo 16 passeggeri. Inoltre, mai è stato evidenziato che l’aeroporto di Trapani, in perdita nel 2006 e riqualificato con un finanziamento di 20 milioni, si trovi a meno di un’ora di distanza da quello di Punta Raisi. Ciò è la dimostrazione palese che Agrigento è da sempre considerata un vaso di coccio tra vasi di ferro ed è stata sacrificata sull’altare di una sbagliata politica del territorio, se non tartassata. Sono passati quarant’anni dai primi “pour parler” ed ancora si è praticamente al palo di partenza. Ora si viene a raccontare la “fola” che gli aeroporti non sono più un’infrastruttura pubblica e solo il privato deve farsi carico della costruzione e della gestione. Tutto ciò, dopo che gli altri hanno ottenuto anche quello che non dovevano ottenere.  

Marco Zambuto, sindaco di Agrigento




Più possibilista è apparso il Sindaco Marco Zambuto, il quale ritiene che la vera via di sviluppo della città è quella turistica, unica àncora di salvezza di una città al declino. Egli si è detto convinto che il comune, pur operando con il massimo rigore a causa delle difficoltà di gestione ereditate, dovrà orientarsi pragmaticamente in direzione dello sviluppo turistico e del suo indotto, relativamente al quale le vie di comunicazione appaiono determinanti.





Vincenzo FontanaIl presidente della Provincia Regionale Vincenzo Fontana ha rappresentato la ferma volontà da parte della sua amministrazione nella costruzione dell’opera, per la quale c’è uno stanziamento di 35 milioni da parte della Regione siciliana. Fontana ha fatto intuire anche che gruppi privati sono interessati alla costruzione e alla gestione dell’aeroporto. Inoltre, l’ammodernamento della statale 640 verso Caltanissetta, che diventerebbe a 4 corsie, non potrà che determinare riflessi positivi, con incremento delle utenze provenienti da Caltanissetta e dal centro occidentale dell’isola. E’ stato unanimemente evidenziato che Agrigento assicura agli aeroporti di Palermo e Catania un’utenza paragonabile a quella stessa necessaria a gestire uno scalo aeroportuale di secondo livello. Quello che preoccupa però è il clima di scetticismo alimentato da posizioni preconcette che tirano acqua al mulino di altre zone dell’isola, che hanno più potere nelle “sacrestie”. Intanto, il Consiglio della Provincia Regionale di Agrigento ha votato nei giorni scorsi, all’unanimità, l’inserimento dell’aeroporto di Acquamenta di Racalmuto (tale sarà il luogo deputato) nel piano triennale delle opere pubbliche 2007-2009. Altra mina vagante è la scelta del sito nella zona collinare di Racalmuto, i cui lavori di sbancamento interesserebbero un posto ritenuto interessante sottoil profilo agricolo, e che ha suscitato qualche protesta. Ma la Provincia Regionale ha precisato che l’infrastruttura aeroportuale è assai circoscritta dal punto di vista dell’impatto ambientale e, in ogni caso, l’interesse pubblico non può che prevalere rispetto a quello privato assai marginale. Gli amministratori pubblici hanno precisato altresì che in una ventina di mesi l’opera potrebbe andare in porto. Ma la vicenda dell’aeroporto agrigentino è stata intessuta in un quarantennio da esempi esasperanti di inerzia operativa e da evidente e reale mancanza di volontà politica.

 

LA VALLE DELLA CONCORDIA
POMO DELLA DISCORDIA

 Onirico Tempio Concordia


Se Sparta piange, Atene non ride. Anche la Valle della Concordia è diventata “il pomo della discordia”, tra i fautori dell’insediamento del rigassificatore di Porto Empedocle, che verrebbe realizzato assai vicino alla Valle dei Templi, proprio sotto l’altipiano del Caos, dove sorge la Casa Natale del Premio Nobel Luigi Pirandello, e tra coloro che a spada tratta difendono l’intangibilità ambientale dei luoghi pirandelliani e del Patrimonio dell’Umanità della Valle dei Templi.

Colonnato Tempio ConcordiaIl rigassificatore, deputato all’approvvigionamento di gas attraverso enormi navi gasiere, verrebbe ad insistere ad un paio di chilometri appena dalla mitica Valle dell’antica Akragas. E’ stato ribadito, in più d’un’occasione, che è obbligatorio, per i siti iscritti nella Wordl Heritage List dell’UNESCO, dotarsi di adeguato piano di gestione, in grado di garantire nel tempo la tutela, la valorizzazione e la conservazione per le future generazioni del valore ambientale, naturale e culturale dei luoghi iscritti.

Il tempio della Concordia

E’ dell’altro ieri un articolo su La Repubblica, con il quale si denuncia l’allarme della possibile cancellazione della Valle dei templi dai siti UNESCO, che, in caso di realizzazione del rigassificatore, verrebbe meno agli obblighi sanciti, essendo l’opera costruenda di quelle sottoposte alla normativa Seveso “perchè a rischio rilevante” e indicate tra gli obiettivi sensibili di Al Qaeda. Inoltre, verrebbe ad essere leso il vincolo paesaggistico dei luoghi pirandelliani dell’altipiano del Caos, precisa scelta a suo tempo della Regione siciliana.

Vincenzo Sciamè, L

L’UNESCO ha riconosciuto la Valle dei Templi, non solo per il suo patrimonio archeologico inestimabile, ma anche perché essa sorge in un’area di macchia mediterranea di piante sempreverdi, tra i quali il lentisco, l’olivastro, l’artemisia, dove spiccano i mandorli e gli ulivi, il fico d’India, e l’agave.

Dalla Concordia verso la collina Panorama di Agrigento dalla valle.Panorama est dalla ConcordiaDalla Concordia verso il portoPanorama dal tempio della Concordia

Il Parco odierno è una vasta zona incontaminata di notevole interesse naturalistico, che va dai templi fino alle prime propaggini del centro urbano e si estende anche a sud verso il mare.

Ramo di mandorlo in fiore.
Per la rilevanza delle colture arboree  è stato ivi costituito un Museo vivente del Mandorlo,  per studiare la biodiversità genetica del mandorlo e per valorizzare e salvaguardare il paesaggio della Valle dei Templi, fornendo opportunità per la sua conoscenza e fruizione al turismo culturale, ecologico e didattico.

Dalla Concordia verso il mare

Fichi dE’ stata ricostituita poi la mitica Kolymbetra, che il Tiranno Terone realizzò dopo la vittoriosa battaglia d’Imera del 480 a.c.: allora era una vasca di cinque ettari (un piccolo lago) tra i templi dei Dioscuri e di Vulcano, vivaio di pesci, sulle cui rive soggiornavano cigni e aironi, e che serviva anche per approvvigionare d’acqua la città greca di Akragas. Con il tempo, a seguito del suo interramento, la zona venne trasformato in lussureggiante orto-giardino, ricco di piante mediterranee, di alberi di limoni, aranci, carrubi, fichi d’India, mandorli e olivi saraceni, una zona incontaminata di unica bellezza, che può essere visitata attraverso i suoi quattro sentieri interni, un autentico patrimonio all’interno del più vasto patrimonio della Valle, già fruito e fruibile da parte di un gran numero di visitatori.

Sotto il trmpio della ConcordiaIl tempio più famoso della Valle è quello della Concordia, chiamato così, perché fu rinvenuta al suo interno un’iscrizione latina che esaltava  la concordia e il sentimento di amicizia e di ospitalità del popolo agrigentino. Presso i popoli antichi l’ospite era sacro e intoccabile e il concetto di ospitalità andava al di là del senso letterale della parola, per assumere un significato più pregnante. La persona che accoglieva nella propria casa altre persone non offriva solo alloggio e vitto, ma addirittura si faceva carico di assistenza e di far ritornare sano e salvo l’ospite. Il detto “insalutato ospite”, passato poi nel gergo usuale come persona scortese che lascia senza salutare una casa ospitale, inizialmente ed etimologicamente indicava la persona che andava via senza avere trovato guarigione (non salutato dal termine “salus” salute, salvezza). L’ospite quindi era sacro e andava trattato con tutti i riguardi, perché era caro agli dei. Nel termine ospite e nel corrispondente etimo latino hos-pes vi è un evidente collegamento a Giove (in latino Iuppiter, Jovis) e letteralmente significa entrare in casa con il piede di Giove (Jovis-pes, da pes, pedis, piede), cioè in pace. Da ciò è derivato anche il termine giovialità, con il quale si definisce l’atteggiamento  accogliente,lieto, piacevole e sereno di chi riceve gli ospiti. In tutta la civiltà greca non esisteva una città come Akragas, la cui fondazione fosse legata indissolubilmente al mito di Giove. Ad Akragas erano stati eretti, in diversi periodi, ben tre santuari: il tempio della Concordia, destinato al culto di Giove Polieo; i tempio di Giove Atabirio, sulla rocca, il primo in ordine di tempo, edificato dai coloni rodio-cretesi; il ciclopico santuario di Giove Olimpico, costruito dopo la vittoria di Imera sui Cartaginesi.
Per la sua bellezza incomparabile, per il mare bellissimo, il clima mite, il cielo ceruleo e i tramonti incandescenti sul mare africano, Agrigento fu meta di molti viaggiatori, tra i quali Goethe. Negli anni venti del secolo scorso, venne da Londra il capitano Sir Alexander Hardcastle, il quale comperò la Villa Aurea, che si trova tra il tempio della Concordia e quello di Ercole, proprio sulla via Sacra dei santuari.

Villa Aurea Agrigento
Hardcastle fu mecenate di vasti scavi a sue spese e per il suo amore e per la sua generosità ebbe un riconoscimento da parte di Giovanni Gentile, allora Ministro della pubblica istruzione, e fu nominato Commendatore.

Busto Alexander Hardcastle
La giovialità e ospitalità proverbiali degli agrigentini suscitarono l’idea di indire annualmente la Festa del Mandorlo in fiore (giunta alla 62° edizione), e il Festival Internazionale del Folclore (giunto al 52° edizione), al quale partecipano gruppi folcloristici di tutti i continenti, che vengono ad Agrigento nella prima settimana di febbraio, quando il mandorlo fiorisce o addirittura è già fiorito, a contendersi l’ambito Tempio d’oro (riproduzione del Tempio della Concordia), simbolo di pace e di fratellanza tra i popoli.

Emblema Festa Mandorlo in fiore AgrigentoGruppo folcloristico Val dGruppo folcloristico Val dGruppo folcloristico Val d

La disarmonia pirandelliana

Pirandello al lavoro

Lunedì prossimo 10 dicembre ricorre il 71° anniversario della morte di Luigi Pirandello e occasione non poteva essere più propizia per ricordarlo attraverso una sua novella, La casa del Granella, che mette in luce in modo inarrivabile “la disarmonia del personaggio”, un personaggio sempre fuori di chiave, incerto su quale via tenere, tormentato dal problema della morte



Vincenzo Sciamè, Il fu Mattia PascalNella Casa del Granella, tutti i personaggi, che ricordano quello emblematico del romanzo “Il fu Mattia Pascal”, appaiono in discordia con sé stessi. Ostentano un’apparente sicurezza, ma tutti cadono nella trappola della vita, che li rende nudi e scoperti di fronte al dubbio amletico:

 “Il problema della morte, il terribile essere o non essere d’Amleto, la terribile questione era dunque risolta? Poteva l’anima d’un trapassato tornare per un istante a “materializzarsi” e venire a stringergli la mano? Sì, a stringere la mano a lui, Zummo, incredulo, cieco fino a ieri, per dirgli:<<Zummo, sta’ tranquillo; non ti curare più delle miserie di codesta tua meschinissima vita terrena! C’è ben altro, vedi? ben altra vita tu vivrai un giorno! Coraggio! Avanti!>>”  (La casa del Granella, dalla raccolta La vita nuda).

L’avvocato Zummo prende in carico la causa della famiglia Piccirilli (padre, madre e figlia) costretta ad abbandonare la casa invasa dagli “spiriti” dispettosi, che li atterriscono. Ma il padrone di casa, ilCasa Granella Granella, reclama l’obbligo contrattuale e cita i Piccirilli per il danno della pigione non riscossa e da riscuotere. Dapprima scettico nei confronti dell’esistenza degli spiriti, l’avvocato comincia ad essere assalito dal dubbio, ci studia su, più per interrogarsi e chiarire, che per studiare la causa, ricorrendo persino ad un esperimento “privato” con i suoi assistiti. In tribunale, perora la causa con grande competenza e con prove testimoniali dei vicini dei Piccirillo; ma i giudici, legge alla mano, sono impotenti a dare corpo di prova a soggetti, in carne ed ossa inesistenti e gli danno torto. Ma nessuno, neanche la vecchia serva del Granella, vuol sentirne d’andare a vivere nella “casa degli spiriti”, isolata, fuori mano, in un posto lugubre, popolato dai venti. Scornato, il Granella si vede costretto ad andare ad abitarci, per dimostrare che gli spiriti non esistono. Ma anche lui deve ricredersi e, atterrito, scappa già la prima notte dalla casa, per rientrarvi alle prime luci dell’alba. Il fatto viene notato da un vicino, già testimone a favore dei Piccirillo al processo, il quale riferisce all’avvocato. Zummo e i testimoni s’appostano e la notte successiva prendono in castagna il Granella, nel momento in cui sta abbandonando la casa. Pirandello dimostra umoristicamente con la caparbietà di Zummo, scopertosi nudo di fronte al problema dell’esistenza degli spiriti, che in interiore hominis il dubbio, la disarmonia tra l’essere e il non essere attanaglia tutti i personaggi (persino i giudici l’ammetteranno segretamente, malgrado la sentenza contraria). I personaggi all’esterno fingono per non apparire comici credendo in “allucinazioni… storielle da femminucce”, ma all’interno si sentono presi in trappola e hanno bisogno di giustificare la loro “disarmonia”, questa discordia esistenziale inquietante, riconoscendola anche negli altri. Così il teorema pirandelliano viene dimostrato secondo il preambolo di partenza:

“I topi non sospettano l’insidia della trappola. Vi cascherebbero, se la sospettassero?… L’uomo che ricorre alla legge sa, invece, di cacciarsi in una trappola. Il topo vi si dibatte. L’uomo, che sa, sta fermo. Fermo, col corpo, s’intende. Dentro, cioè con l’anima, fa poi come il topo, e peggio.” (La casa del Granella, dalla raccolta La vita nuda).

(Ubaldo Riccobono, tutti i diritti riservati. Il diritto sulle immagini relative alle tele appartiene al maestro Vincenzo Sciamè e sono tratte dal volume Elegia del rosso, Editori Riuniti: esse possono essere pubblicate con il suo consenso).

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