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IL CAPODANNO E L’OSPITALITA’ AGRIGENTINA

 

 

La tradizionale e proverbiale ospitalità agrigentina rivive annualmente ad inizio di anno all’Hotel Tre Torri

Hotel tre Torri Auguri

Hotel Tre Torri, ingressoHotel Tre Torri piscina esternacon il caratteristico pranzo di Capodanno che ha ispirato una bella poesia in dialetto su alcune prelibatezze siciliane, come augurio di prosperità e di felicità per il Primo dell’Anno, stando a tavola in bella compagnia.

 Poesia augurale in dialetto

La traduzione in italiano è la seguente:

 

Fidanzate da baciare e

lumache da succhiare

sono cose che non possono

mai saziare

Latte di capra

ricotta di pecora

e formaggio di vacca

ora sì che si può riempire

la bisaccia;

olio vergine di oliva

vino tra una portata e l’altra

dulcis in fundo,

pigliati un caffè saltando

e una cioccolata riposando

perché chi alle Tre Torri

passa il Capodanno

avrà felicità e prosperità

tutto l’anno.

 Quello di godere il “gusto” vero della vita con buoni commensali fu ribadito da Empedocle con il proverbiale epigramma sugli agrigentini:

Gli Agrigentini mangiano come se dovessero morire l’indomani
e costruiscono come se non dovessero morire mai

 La saggezza agrigentina del “carpe diem” è assai rinomata ed è stata trasfusa nell’altro detto “abballa mentri la furtuna sona”, con l’applicazione di una previsione quasi magica, che vuole una festa trascorsa in letizia per il primo dell’anno “durare tutto l’anno”; e l’invito quindi a reiterarla sempre.

Il senso dell’ospitalità dell’antica Akragas divenne un modo di essere dell’animo agrigentino, come dimostra la vita dell’albergatore Gellia, il quale, ricchissimo, impiegava il  suo patrimonio per dare lavoro e aiutare i bisognosi. Nei suoi alberghi egli accoglieva cittadini e stranieri e poteva dare alloggio e ristoro contemporaneamente a centinaia di persone. Gellia fu anche ambasciatore e patriota, morendo mentre appiccava il fuoco a un tempio, per non far cadere la città di Akragas in mano ai Cartaginesi.

Agrigento Tempio di Castore e Polluce
Di lui è nota una singolare vicenda raccontata da Diodoro Siculo:

gellia agrigentino

La tradizione di ospitalità, di arguzia, di messaggio di comunicazione tra i popoli, è passata dalla leggenda alla realtà, in una città ad alta vocazione turistica, la cui Valle è Patrimonio dell’Umanità e l’hinterland un serbatoio immenso di archeologia e di cultura. I prodotti genuini della terra agrigentina, come frumento, olio e vino rientravano nella commercializzazione di tutta l’area del Mediterraneo già nell’antica Grecia, di cui Akragas fu crocevia insostituibile. Relativamente all’olio è stato ritrovato  presso la Rupe Atenea, ad opera dell’olandese Joseph Devale un oleificio in piena regola, del IV-III secolo a.c. Le olive pestate con pietre o macinate con grossi pesi venivamo messe in vasche d’acqua; l’olio veniva raccolto, vergine e puro, quando affiorava dal fondo dall’impasto spremuto, perché più leggero. Anche i vini erano esportati in tutta la Grecia, e pure tra i barbari. Le guerre tra gli Agrigentini e i Cartaginesi furono originate quindi da ragioni di dominio commerciale. Recentemente il Parco Archeologico della Valle dei Templi sta rilanciando la bontà dell’olio della Valle, ricca di ulivi, e si appresta anche a produrre un buon vino doc prodotto in situ.


 

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