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E’ NATO ADRIANO

Amore materno

Il mio secondo nipotino Adriano è nato, ieri mattina, splendida giornata di sole, alle ore 9, 23 nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale San Giovanni di Dio, diretto dal primario Dott. Salvo Bennici. Gode ottima salute e già allatta al seno della madre, secondo lo specifico protocollo dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia, la quale aderisce all’iniziativa dell’UNICEF e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità  “Ospedali amici dei bambini” ed è dotata di una Banca del Latte, per gli indubbi vantaggi che comporta, per la salute della madre  e del bambino, l’allattamento al seno.
Allattamento al senoAllattamento al seno

Lo zodiaco ci dice che il 5 febbraio rientra nel segno di aria dell’Acquario (pianeta Urano), segno prettamente maschile,  di innovazione e di costruzione. Libertà, fratellanza e solidarietà sono i suoi valori. Eclettismo e originalità, determinazione e convinzione, ma anche duttilità contraddistinguono le Segno delldoti personali dei nati dell’Acquario. Il colore è il blu, la pietra lo zaffiro e il giorno favorevole è il sabato.
Personaggi nati sotto il segno dell’Acquario sono: Giordano Bruno, Galileo Galilei, Mozart, Delano Roosvelt, Giulio Verne, Virginia Woolf, Fabrizio De Andrè, Paul Newman, John Travolta.
Il nome Adriano, di derivazione latina, ha il significato di nativo di Adria (Hadria),antica e importante città e porto romano dell’antichità, da cui prese origine il mar Adriatico. Oggi Adria è un piccolo centro in provincia di Rovigo. Questo nome fu scelto da un imperatore romano e sei papi. Il 5 marzo si ricorda Sant’Adriano di Cesarea, martire sotto Diocleziano.

 



ADRIANO IMPERATORE

Adriano, imperatore romano

“ANIMULA VAGULA, BLANDULA,/ HOSPES COMESQUE CORPORIS,/ QUAE NUNC ABIBIS IN LOCA/ PALLIDULA, RIGIDA, NUDULA,/ NEC, UT SOLES, DABIS IOCOS….”

“PICCOLA ANIMA VAGABONDA,/ AMABILE OSPITE E COMPAGNA DEL CORPO,/ CHE ORA TE NE VAI IN LUOGHI/ PALLIDI, FREDDI, NUDI,/ NÉ POTRAI PIÙ RALLEGRARMI….”

 
Letterato, musicista, architetto, esteta, ammiratore della civiltà greca, uomo tormentato, Adriano (76-138 d.c.)  salì al trono nel 117 d.c. alla morte dell’imperatore Traiano.
Pare  – non vi sono prove al riguardo – che fosse stato adottato dal cugino Traiano, pochi giorni prima della sua morte. Adriano fu un imperatore innovativo nella gestione amministrativa, cercando di consolidare l’impero e i suoi confini, mediante la sua politica di pace interna ed esterna. Razionalizzò il diritto romano in taluni istituti (schiavitù) e il fisco. Egli abbandonò i territori che non erano difendibili e procedette ad opere permanenti di fortificazione. In Britannia costruì il possente vallo, detto appunto di Adriano, che correva per 117 km, dall’imboccatura della Tyne a quella della Solway, alto da 5 a 6 metri con 320 torri rettangolari di difesa.

Vallo di AdrianoVallo di Adriano, Gran BretagnaVallo di Adriano e città romaneProvvide a sistemare i confini germanici e con molta prudenza non andò oltre i limiti del Danubio, insediando castelli in posti naturalmente inaccessibili dell’Ansa del fiume ungherese.
Intensa, durante il suo impero, risultò l’attività edilizia monumentale. Amava l’architettura a tal segno da tracciare egli stesso le piante e da intervenire di persona nella progettazione dei principali edifici o della fondazione di nuove città (Adrianopoli, Antinoa), talvolta questionando con gli architetti. Volle costruire in gran parte Atene, dove edificò l’Arco di Adriano, che divideva – si disse – l’Atene di Teseo dall’Atene di Adriano. Completò il grandioso Olympieion e costruì un intero nuovo quartiere monumentale. Amante della Grecia e della civiltà orientale, nella Villa Adriana, presso Tivoli, riprodusse luoghi e monumenti che aveva ammirato durante i suoi lunghi viaggi, effettuati per rendersi conto di persona delle condizioni dell’impero.

Villa di Adriano, a Tivoli
Il suo eclettismo si evidenziò soprattutto nella ricostruzione del Pantheon, che modificò quasi completamente, con una concezione assai diversa dello spazio interno rispetto alle costruzioni greche, fatte per essere viste soprattutto dall’esterno.

Il Pantheon
Assai sviluppata fu anche la tecnica del mosaico, con l’uso di minutissime tessere, che ne avvicinavano l’effetto a quello della pittura.

Mosaico dell

Adriano volle farsi costruire  un imponente sepolcro in riva al Tevere, sulla falsariga di quello d’Augusto, che fece precedere dall’edificazione di un imponente ponte, che fu chiamato “Elio” dal suo nome. Il mausoleo fu stravolto però in epoche successive, finendo per assumere con l’attuale Castel Sant’Angelo una forma assai diversa da quella originaria.  

Castel Sant 

“Le memorie di Adriano”
di Marguerite Yourcenar

Memorie di Adriano, romanzo

Marguerite YourcenarMarguerite Yourcenar con il suo “Memorie di Adriano” non mitizza l’imperatore romano, anzi ce lo mostra in tutta la sua lucidità di uomo concreto, consapevole di avere raggiunto risultati nella gestione del suo impero e della sua vita, malgrado si renda conto del tramonto, più o meno prossimo, dell’imperialismo romano. Non un uomo romantico, o un nostalgico contemplatore del passato, voleva creare la Yourcenar, ma un “uomo d’azione”, la cui felicità stava nel ricordo, nel rammentarsi e nel rammentare uomini e cose, con una patina di scetticismo e di stoicismo e con la serenità dell’uomo che sapeva che tutto doveva finire, così come dimostra l’epilogo stesso del romanzo:

“Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certo non vedremo mai più…Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti”

 Nei suoi taccuini di appunti la Yourcenar è molto chiara nel suo intento letterario:

Prendere un’esistenza nota, compiuta, definita – per quanto possa mai esserlo  – dalla Storia, in modo da abbracciarne con un solo sguardo l’intera traiettoria; anzi, meglio cogliere il momento in cui l’uomo che ha vissuto questa esistenza la pesa, la esamina, e, per un istante, è in grado di giudicarla;  fare in modo che egli si trovi di fronte alla propria vita nella stessa posizione di noi.  

L’affresco umano, quindi, di un grande e potente imperatore è visto con uno sguardo retrospettivo, in cui la memoria appare  l’unico fuoco per filtrare l’uomo dal suo interno, con una vicinanza che è visione del mondo e delle cose, ma con una lontananza che consegna e deposita i fatti al giudizio obiettivo del tempo.  Anche il rapporto omosessuale con il favorito Antinoo (suicidatosi nel Nilo ritualmente) rappresenta un piccolo frammento di un “tutto” che va a morire, spogliandosi di falsomoralismo; visto quindi in chiave estetizzante, quasi idealizzato, che per certi versi ricorda il personaggio di  “Morte a Venezia” di Thomas Mann (premio Nobel 1929). La bellezza di Antinoo viene parificata a quella di un semidio, così come fu nel concreto immortalata con numerose statue che circolavano in tutto l’impero.
Il romanzo è una lunga lettera del morente imperatore, giunto ormai alla soglia di 62 anni, al suo pupillo Marco Aurelio, destinato a divenire Cesare solo nel 161 d.c., alla morte di Antonino Pio, che succedette proprio ad Adriano.
Ma per quanto transeunte possa essere la vita, la fine di un grande imperatore, pensoso filosofo, non poteva essere vista in chiave materialistica, come un andare verso il nulla eterno:

“Mi accade altresì di trovar troppo banale la soluzione opposta, il puro nulla, il vuoto ove risuona la risata di Epicuro… L’uomo che ha urlato sul petto d’un morto continua a gemere in un angolo di me stesso, a onta della calma più e meno che umana alla quale  partecipo già; il viaggiatore racchiuso nel corpo del malato ormai sedentario per sempre s’interessa alla morte perché essa rappresenta una partenza.”

 

Adriano Meis
di “Il fu Mattia Pascal”

Il fu Mattia Pascal, Locandina turcaAdriano Meis è il doppio di Mattia Pascal, nel romanzo più famoso e tradotto di Luigi Pirandello, “Il fu Mattia Pascal”. Identità, frutto del caso, che il personaggio Mattia è costretto ad inventarsi, quando viene a conoscenza sui giornali della sua presunta morte per suicidio.
Il fu Mattia Pascal in turcoMattia vuol recidere ogni memoria della vita precedente, approfittando di assumere, da quel punto, una nuova vita e decidendo di scegliere il nuovo nome,  sentito in treno nella discussione tra due signori. Adriano è il riferimento all’imperatore, mentre Meis viene da De Meis, il cognome di uno dei due signori incontrati casualmente, cui viene tolto il “de”. Da ciò Mattia Pascal ne ha come una fresca letizia infantile, ad essersi liberato della precedente personalità, e si sente come rifatta vergine e trasparente la coscienza e pronto a trar profitto di tutto per la costruzione del suo nuovo io, fino ad esclamare:

Adriano Meis. Benone! M’hanno battezzato.”

Ma la società, attorno a questa nuova identità, tende una rete sempre più stretta, imbrigliando Mattia in una vita fittizia, della cui vacuità si rende subito conto (non può denunciare, non può sposarsi, non esiste nello stato civile). E allora è costretto a simulare un secondo suicidio, per rientrare nella vita con il suo vero nome e cognome. Ma ritornato al paese  per rivelare la sua vera identità, si accorge che la moglie si è risposata ed ha avuto figli da un altro. Non potendo tornare a vivere con lei, Mattia ritorna al suo vecchio impiego nella polverosa biblioteca del suo paese. Non gli resta che rievocare, da protagonista e narratore, la sua singolare vicenda:

 Eh, caro mio… Io sono il fu Mattia Pascal

 

Quando i bambini s’andavano a comperare
Il parto in Luigi Pirandello

 Pirandello nonno

Luigi Pirandello venne alla luce con un parto traumatico, avvenuto casualmente nella casa di campagna di Contrada Caos, dove la famiglia s’era  ritirata nel marzo del 1867, a causa dell’epidemia di colera che imperversava a Girgenti.

“In una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano d’argille azzurre sul mare africano. Si sa le lucciole come sono. La notte, il suo nero, pare lo faccia per esse che, volando non si sa dove, ora qua ora là vi aprono un momento quel loro languido sprazzo verde. Qualcuna ogni tanto cade e si vede allora sì e no quel suo verde sospiro di luce in terra che par perdutamente lontano. Così io vi caddi quella notte di giugno, che tant’altre lucciole gialle baluginavano su un colle dov’era una città la quale in quell’anno pativa una grande moria. Per uno spavento che s’era preso a causa di questa grande moria, mia madre mi metteva al mondo prima del tempo previsto, in quella solitaria campagna lontana dove s’era rifugiata. Un mio zio andava con un lanternino in mano per quella campagna in cerca d’una contadina che aiutasse mia madre a mettermi al mondo. Ma già mia madre s’era aiutata da sé ed io ero nato prima che quel mio zio ritornasse con la contadina. Raccattata dalla campagna, la mia nascita fu segnata nei registri della piccola città sul colle. Io penso… che sarà cosa certa per altri che dovevo nascere là e non altrove e che non potevo nascere dopo né prima… “

 
Nascita

Questi particolari della nascita, lo scrittore li conobbe già grandicello, perché quand’era bambino, la nutrice gli raccontava che i bambini s’andavano a “comperare” a Palermo, così come s’usava dire, a quei tempi, a tutti i bambini agrigentini.
Questi curiosi racconti d’infanzia fecero concepire a Pirandello la novella Donna Mimma, pubblica per la prima volta nel 1917 sulla rivista La Lettura, ma che poi rientrò nella raccolta di novelle Bemporad del 1918, che ne prese il titolo.



Nascita di Leonardo (part.)Donna Mimma è una vecchia ostetrica senza studi e senza diploma, una donna pratica che va di casa in casa ad aiutare a partorire tutte le donne del suo paese. Lei sente la santità del suo ufficio, la religione insita nell’atto della nascita, e agli occhi dei bimbi lo copre con tutti i veli del pudore e anche parlandone con i grandi non adopera mai una parola, che muova o diradi quei veli.
Una donna, che s’impone nel suo microcosmo con coraggio e con amore:  

 Questo mondo ella rappresenta ai bimbi quando si mette a parlare con essi e dice loro  come a uno a uno ella sia andata a comperarli lontano lontano… A Palermo?  A Palermo, sì, con una bella lettiga bianca, d’avorio, portata da due belli cavalli bianchi.

          Comperato, Come, comperato?

          Coi denari di papà! Tanti tanti

 Ma un bel giorno arriva in paese una “piemontesa, una smorfiosetta di vent’anni”, con tanto di diploma. Ma che, per aiutare a mettere al mondo i figli, occorre un diploma? Occorrono esperienza e mani. Che pratica può avere, una ragazza a vent’anni, che non sa cosa significhi mettere al mondo dei figli?. Ma quantunque riconoscenti e bonarie, le autorità allargano le braccia: un diploma ci vuole. E Donna Mimma deve andare a Palermo a studiare, lasciando campo libero alla “piemontesa”. Ma questa si accorge che la scienza non è tutto, che l’atto di nascita non è visto come una pratica o un protocollo. Deve fare i conti con il giudizio dei bambini e degli adulti. E allora, pur praticando la scienza con le sue regole, indossa i panni di Donna Mimma e parla il suo stesso linguaggio, dicendo pure lei che va a Palermo a comperare i bambini. Due anni dopo ritorna da Palermo Donna Mimma, che ha conseguito il suo bel diploma ed è pronta a far concorrenza alla “piemontesa”, con le sue stesse armi. Ma no! lei non viene più riconosciuta dai bambini, che le preferiscono la più giovane ventenne, andata lei in quei due anni a comperare i bambini a Palermo.
In quest’amara novella emergono con immediatezza l’umorismo pirandelliano e il sentimento del contrario, nella ibrida posizione della protagonista che vuol entrare nei panni dell’altra, che nel frattempo ha preso i suoi. Questo rovesciamento di situazioni è anche una bacchettata a certa scienza, asettica e fredda, che circonda di rude formalismo un atto – il parto – alla base del quale è legato e radicato il concetto di amore e di religiosità. Una polemica antipositivista, che fa schierare Pirandello dalla parte di una scienza che deve essere illuminata e non fine a se stessa.

Bambini, Museo infanzia Edimburgo

 Bambini, Museo infanzia Edimburgo

Giochi di strada, Museo infanzia Edumburgo 100k6330 873 

 

 

 

 

 

 

 

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