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PAROLE & CULTURA


“NON PARLO FUTURO”

RICORDO DI LUIGI F. PERITORE
SCRITTORE AGRIGENTINO

Luigi Filippo Peritore 

Luigi Pirandello, tesi di laurea“A Girgenti, come in genere un tutta la Sicilia, non si può neppure parlare di forme del futuro, perché non si ha una vera e propria forma del futuro, ma soltanto la combinazione dell’infinito coi verbi aju…”

 (Luigi Pirandello “Suoni e sviluppo di suoni della parlata di Girgenti”, tesi di laurea, Bonn 1891)

 Agrigento non può e non potrà non fare i conti – sempre – con Luigi Pirandello. Non tanto per lo spessore letterario e la statura del Premio Nobel, ma soprattutto perché lo scrittore agrigentino è più che mai attuale (nonostante sia trascorso oltre un settantennio dalla sua morte), per le tematiche, per il suo approccio linguistico e stilistico, nonché per il suo impianto umoristico. E’ l’universalità di una poetica destinata a segnare la storia letteraria di tutti i tempi.
Su questa falsariga, Luigi Filippo Peritore (1938-1988) si può definire a ragione scrittore d’impronta pirandelliana, e non soltanto perché una delle sue opere postume, Non parlo futuro, s’ispira espressamente alle parole di Pirandello e alle sue maschere, nel descrivere il percorso di un personaggio e “il fascino di un’isola e delle sue contraddizioni”.
Luigi Filippo PeritoreL’imprinting di Luigi F. Peritore, il suo sigillo, l’essenza di tutta la sua poetica, sono racchiuse – diremmo “ineluttabilmente” –  nella sua sottilissima e “disincantata” ironia, come ha ben sottolineato Nino Agnello, scrittore saggista poeta di spessore, in sede di presentazione delle opere inedite e nella sua Introduzione critica alle stesse, ricordando proprio l’epilogo di Non parlo futuro:

“… il poeta Gigi Peritore in forma lirica finisce di giocare con la sua controfigura e si presenta a noi con la sua voce:”così nella mia città quando il sole va giù e io siedo sulla vecchia panchina della villa comunale (…) ho solo la certezza che stanotte usciranno le stelle. (…) Allora penso a Michele, alla sua storia che è una delle tante, penso a lui, ai suoi silenzi (…) alla sua disperata insularità d’animo, mentre nella brezza notturna della villa le ombre pispigliano nell’idioma che non conosce forme di futuro. Cosa da nulla: è solo un difetto di coniugazione del tempo.”

Se in Pirandello – nel caos pirandelliano – il tempo che si coniuga è indefettibilmente il presente, è corretta l’espressione di Nino Agnello, che ha definito Luigi Filippo Peritore “poeta vivente”, perché egli è “attento lettore, osservatore e indagatore della contemporaneità”, rispetto alla quale i casi dei singoli – anche il suo di scrittore – sono in ultima analisi meri accidenti.
Nino Agnello, poeta, scrittore, saggistaAgnello è abile nel cogliere l’essenza dell’opera di Peritore, e la colloca in una chiave di lettura prima pirandelliana e poi sciasciana:

 …non vedo futuro, ci voleva dire lui, per la gioventù, per l’economia, per il rilancio di una cultura di più ampie vedute e aspirazioni. A Sud il soffocamento mafioso e clientelare, a Nord l’inquietudine sociale, il forte disagio giovanile, la subdola azione del terrorismo e dello stragismo, e la politica farsi sempre più corsa per la conquista del potere…

E’ un percorso collocabile da “I vecchi e i giovani” di Pirandello a “Todo  modo” di Sciascia, come illusioni che si verificano in una caduta libera dell’uomo verso un abisso, di cui non si conosce il fondo.
Da ciò scaturiscono le due anime di Luigi Filippo Peritore – segnala Agnello-  quella realistica e quella idealistica: matrici comuni di tutte le sue opere e del suo vissuto personale.
Mario Gaziano Nella serata dedicata ai Luigi F. Peritore, il coordinatore della presentazione, il giornalista scrittore Mario Gaziano, ha evidenziato il suo impegno etico, politico e umano, che ha tramandato una eredità viva, raccolta in particolare dal figlio Gabriele, pure lui scrittore, il quale, come curatore del volume delle opere postume, afferma fondatamente:

 …la Sicilia è solamente un piccolissimo cerchio concentrico da cui le onde si allargano a tutto il mondo conosciuto, presentato dall’autore con elegante sensibilità di linguaggio e con la giusta obiettiva valutazione ma con l’amarezza delle ferite che gli sono rimaste sulla pelle…

Esperienza di una cultura che si è trovata e si trova sempre più a vivere in un disagio epocale, incoercibile e irreversibile.

Luigi F. PeritoreLuigi Filippo Peritore (1938-1988)

Per Nino Agnello, la summa di questo iato, ma anche del contemperamento di soggettivo e oggettivo, in Peritore è rappresentata emblematicamente da una poesia della silloge “L’aurora incendierà”

Nasce la democrazia

Mare di solitudine ci annega:
soli siamo soli in Sicilia
andiamo ognuno per conto nostro
né del destino della terra comune
c’importa se non per superstizione.
Sommersi nel sogno di lingue di lava
vorremmo magia trasformasse
la solitudine atavica in saggezza
non per consolazione alla tristezza
ma per mero desiderio di magnificenza.

Giovanni Moscato artista agrigentino Ma sia pure “ansimante messaggero  di speranza” il poeta è destinato a durare nel tempo e oltre il tempo, perché è sempre vivo il dialogo eterno con la sua  parola: in Fiaccole nella notte  – dalla silloge Taquim -, poesia musicata e canoramente interpretata  dall’attore cantante Giovanni Moscato, direttore del Teatro della Posta Vecchia di Agrigento, c’è l’estremo suggello della poetica di Luigi Filippo Peritore; c’è la tirannia del tempo, sempre breve per l’uomo e in particolare per il poeta, cantore dell’universale e dell’eterno. Quello di Peritore fu  brevissimo quasi per premonizione:

Fiaccole nella notte

 Accendete fiaccole nella notte
quando me ne andrò via
perché non abbia paura
nel silenzio impietrito della carne.
Non lasciate che siano le fredde stelle
a rischiarare il mio cammino
perché sono lontane,
perdute nell’eterno
irraggiungibili anche per le anime.
Accendete fiaccole, per favore,
quando muore un poeta
ansimante messaggero di speranza,
perché arda il lume della giustizia,
chimera eterna del mondo.

 

Luigi Filippo Peritore 

 

LA PAROLA ALCHEMICA
DI ESTER MONACHINO

Ester Monachino

Ester Monachino, poetessaIn tutte le opere di Ester Monachino la parola diventa “alchemica”, principio e fine di se stessa, eterno ritorno, come si arguisce, qua e là, nella silloge L’orizzonte verticale:

…l’uomo
è un viaggio, un cerchio,
che porta a se stessi..

 
…I ricordi tornano ogni sera
quando l’aria è una chiocciola
di pianeta in orbita,
sotto un fuoco di stelle…

 
…E si chiude il cerchio;
ritornano passato e speranza
nel testardo gioco
ancora in primitivo abbozzo…

 …Qui io sono. Passo e pur resto…

 Sembra la rievocazione della ciclicità del grande Empedocle:

 …Così l’Uno nasce dal più
e dall’Uno già nato  il più rinasce.
Entrambi han vita
ma la loro durata stabile non è,
perché l’alternanza non ha mai fine
come in un cerchio eterno…

 (Empedocle, Sulla natura)

 

Nuccio MulaNon c’è cosa migliore di un poeta per presentare l’opera di una poetessa, perché i poeti, che si nutrono delle Parole-Essenza come in un rito liturgico, conoscono il valore primo della poesia: la sua genesi, il suo itinerario, l’universalità del canto.
Nuccio Mula, fior di critico letterario e poeta profondo, ha curato  la prefazione al volume La parola alchemica –  nell’opera di Ester Monachino, tesi di laurea di Stefania Monachino diventata saggio, con un preambolo critico di spessore, in cui il Mula critico rimarca quasi al Mula poeta  – e per transitività al mondo intero – la suggestione magica della parola della Poetessa:

“Mi sovviene la teoria della Parola-Madre, della Parola-Archetipo: la Prima Parola, sonorità cupa e sovraconcettuale, genitrice della Seconda Parola, ovvero dell’Entità Creatrice che riceve dalla Madre l’idea della Creazione e la concretizza in Grido di Luce pronto a trasmutare in Terza Parola, ovvero in voce dei viventi e nome delle cose, ergo in immagine acustica dei soggetti e degli oggetti, del visibile e dell’invisibile, dell’intangibile e dell’evidente.”

 Nuccio Mula afferma questo per vocazione, sedotto dal segreto della parola, che nasce e s’invera come messaggio di anime nude:

 

io sono
l’inchiostro che stupra
silenti
segreti

 succhiando parole
da voci
di anime
nude

 (Nuccio Mula, L’Anima Nuda delle Voci)

 Ma egli non si ripiega in se stesso e non rinuncia ad attingere, dal mondo oggettivo, il forte richiamo dell’anima muta delle cose

 io sono
 l’inchiostro che stupra
silenti
presenze

 succhiando richiami
da cuori
di anime
mute

 (Nuccio Mula, L’Anima Muta delle Cose)

 
Il suo ubi consistam risiede in questo rapporto pregnante, quasi freudiano, soggetto-oggetto, che diventa una sorta erma bifronte, ambivalenza pirandelliana, momento di dilacerazione, ma esigenza estrema, quasi scommessa, di saldatura.
Quella stessa scommessa che nel lirismo di Ester Monachino diventa quasi assillante.

 Raccontano alchimie le onde
vespertine mentre il sole
s’appoggia ad infuocarle. Mi sei
d’intorno, nel paniere stregato
della sera che s’inventa nuvole
col tuo profilo, nei quattro passi
del vento, nei fianchi frastagliati
di luce d’ogni erba. Giochi,
come un dio, a nascondino
nel cuore-mandorla delle cose
vive di sangue e di parola

 (Ester Monachino, da Foglie sparse)

 Vita, parola, poesia, come ridondanze di sé, che rampollano per immedesimarsi nel mondo:

 Ora
siamo del mondo e in uno
e mille marsupi d’anima
spargiamo il noi di pensiero
e parole.

 (Ester Monachino, da Foglie sparse)

 Vivere è scrivere, scrivere è vivere: in un binomio indissolubile, circolare, si compendia la parola alchemica di Ester Monachino.

 Un vivaio di tenere donne-arbusti
ti fa ghirlanda. Sono appoggio generoso
i tuoi fianchi brocca fiorita per una sete
che è vita in sembianza di Poesia.

 (Ester Monachino, da Geometria d’un cigno)

 
Nell’alambicco
le parole non conoscono esilio
e salpano con l’oro nelle ossa.

 (Ester Monachino, da Solve et coagula, in Dedicato a…)

 

La poetessa Ester Monachino 

LE PAROLE DELLA VIOLENZA
“PERCHE’ GLI UOMINI PICCHIANO LE DONNE?”

Aldo Rocco“Pourquoi les hommes frappent le femmes?” E’ un best-seller francese, scritto sotto pseudonimo da Aldo Rocco, in uscita ora in Italia con il titolo senza punto interrogativo finale “Perché gli uomini picchiano le donne”. Il libro-inchiesta è stato presentato presso la Biblioteca-Museo “Luigi Pirandello” dal Rotary Club e descrive la storia di cinque coppie ammalate di violenza e, attraverso l’indagine e le interviste, ricostruisce i motivi dello scatenamento dell’ira, che porta alla irrefrenabile violenza, in soggetti prima apparentemente tranquilli. La risposta di Rocco è che gli uominiAldo Rocco, scrittore violenti non nascono violenti. Le cause del degrado psichico sono molteplici e affondano le radici nel vissuto personale, familiare, sociale; possono essere legate a motivi finanziari, all’evoluzione del rapporto di coppia, alle modalità di vita. Non è raro che la vittima difenda il carnefice e il carnefice appaia una vittima.  Ma la novità del libro è costituita dalla necessità di passare a forme di prevenzione e di terapia per recuperare i violenti e gli aguzzini e aiutare altri a non cascarci.  Un’inchiesta nata per caso a Venezia, dove l’autore si è imbattuto in una giovane donna mentre veniva picchiata selvaggiamente dal marito in mezzo alla strada. Ma Rocco ha riscontrato una voglia di raccontare, di confessare, non solo nelle vittime, ma anche negli aguzzini, il cui messaggio di protezione da se stessi è evidente e va raccolto. Lo stesso autore ha creato un organismo, che ha lo scopo di assistere e di tutelare i violenti, facendosi carico dei loro problemi, nell’interesse della collettività, perché con la violenza ci perdono tutti.

 

“PAROLA DI GAETANO GUARINO”
62° COMMEMORAZIONE  
DEL PRIMO SINDACO DI FAVARA

Gaetano Guarino (1902-1946)Aveva facilità di parola e sapeva suscitare l’interesse delle masse, degli umili, dei diseredati, dei contadini e dei minatori, Gaetano Guarino (1902-1946) farmacista di Favara, socialista, antifascista, che aveva pagato con la prigione durante la dittatura. Parlava chiaro, senza paura, senza ipocrisie; e per questo era scomodo. La sua vicenda politica diventa impegno forte dopo lo sbarco degli americani nel luglio 1943.

 “Furono giorni intensi. Giorni fatti di estenuante impegno, di vita politica intensa e di duro lavoro. Guarino aveva trasformato la sua farmacia in una sorta di sede secondaria. La gente andava lì per incontrarlo ed esternare i propri bisogni, che erano problemi di fame  e mancanza di lavoro…”  (dal volume “Gli uomini del sol dell’avvenire”)

Nel 1944 Guarino viene eletto Presidente del Comitato di liberazione e nello stesso anno viene nominato sindaco dagli alleati.

 “Ma si trovò a camminare in un campo minato da insidie e difficoltà, dovute alla opposizione dei ricchi feudatari locali e dalla poca onestà di alcuni dei suoi collaboratori i quali, a sua insaputa, approfittavano degli aiuti che nel paese arrivavano dagli americani…” (dal volume “Gli uomini del sol dell’avvenire”)

Guarino è un irriducibile assertore della legalità, lotta per la riduzione dell’orario giornaliero dei minatori da 12 a 8 ore, per il loro trasporto dalla città alla miniera e per un più equo salario; affronta anche a viso aperto la lotta per le terre ai contadini contro i latifondisti. Il 13 maggio 1946 si svolge la prima campagna elettorale democratica del dopoguerra e Guarino ottiene un grande successo elettorale. Ma la sua sindacatura dura appena 65 giorni. Il 16 maggio 1946, mentre dalla farmacia si reca alla sede del partito socialista in compagnia di 5 persone, viene colpito proditoriamente alla nuca da un colpo di pistola.
A Guarino, nel 62° della morte, è stata intitolata una scuola di Favara, e collocato un busto in una pubblica piazza. Dopo un approfondito dibattito sui motivi del suo assassinio, mai ufficialmente accertati, è stato proiettato un cortometraggio, a lui dedicato dall’Associazione “Manuela Loi”, in cui emergono probabili mandanti ed esecutori, adesso tutti morti, e soprattutto il depistaggio delle indagini. La ricostruzione rende plausibile il movente, dovuto ai notevoli accaparramenti degli aiuti americani, a carattere mafioso, da parte di disonesti collaboratori, più o meno vicini, che Guarino si preparava a denunciare. Pare cosa plausibile che sia stato sottratto, dopo l’omicidio, un elenco dettagliato delle persone e dei beni rubati al popolo. Assassinio non di mafia conclamata, ma mafioso nell’ispirazione, se mafia significa prepotenza, prevaricazione, disonestà, delitto.

Favara, 1946La chiave di lettura dell’On. Filippo Lentini, che ne prese immediatamente l’eredità, fino ad assurgere nella V legislatura siciliana ad Assessore Regionale vicepresidente della Regione Sicilia, con il partito socialista, e oggi vicesindaco di Favara, ci sembra la più reale:

 “Veniva eliminato un rivoluzionario, un progressista, un apostolo, un missionario, un libertario contrario ad ogni forma di oppressione, contrario ad ogni ingiustizia; un uomo impegnato per il cambiamento delle cose e per uno Stato vicino ai deboli, alle classi diseredate che reclamavano giustizia sociale” (dal volume “Gli uomini del sol dell’avvenire”)

 

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