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LA TARTARUGA

DI PIRANDELLO

Luigi Pirandello  

CTS, Centro recupero Cattolica EracleaMister Myshkow è un benestante di New York, al quale un amico, che gioca in borsa, ha detto che le tartarughe portano fortuna:

 

“Ogni mattina, prima d’andare a giocare, mette la sua tartaruga davanti a uno scalino: se la tartaruga accenna di voler salire, è sicuro che i titoli che lui vuol giocare, saliranno; se ritira la testa e le zampe, resteranno fermi; se si volta e fa per andarsene, lui gioca senz’altro al ribasso. E non ha mai sbagliato”

 

Così, Mister Myshkow, convinto dall’amico, accetta in regalo una tartaruga. Ma la sua “innocenza”, nei confronti dell’anfibio, stride con il modo di atteggiarsi dei suoi figli.

 

“In casa, non si può dire che i suoi due figli, Helen e John, facciano una gran festa alla tartaruga, appena lui la posa come un ciottolo sul tappeto del salotto. Non è credibile quanto vecchi appajano gli occhi dei due figli di Mister Myshkow a confronto di quelli bambinissimi del padre. I due ragazzi, su quella tartaruga posata come un ciottolo sul tappeto, fanno cadere il peso insopportabile dei loro quattro occhi di piombo…

Con la punta del piede John la rovescia sulla scaglia, e subito allora si vede la bestiola armeggiar con gli zampini e spinger col capo penosamente per tentar di rimettersi nella sua posizione naturale. Helen, a quella vista, senza punto alterare i suoi occhi da vecchia, sghignazza come una carrucola di pozzo arrugginita per la caduta precipitosa d’un secchio impazzito. Non c’è, come si vede, da parte dei ragazzi alcun rispetto della fortuna che le tartarughe sogliono portare”

 

E Mister Myshkow, guardando gli occhi dei suoi ragazzi,

 

“è preso di sgomento per la sua inguaribile giovanilità, in un mondo che accusa con relazioni così lontane e inopinate la sua decrepitezza; lo sgomenta che lui, senza saperlo, sia forse rimasto ad aspettare qualcosa che non arriverà mai più, dato che ormai sulla terra i bambini nascono centenari come le tartarughe”

 

Tanto vero che Mister Myshkow s’è trovato, un bel giorno, senz’esserne certo, marito di Mistress Myshkow.

 

“Lei è ancora, dopo nove anni, così distaccata e isolata da tutto dalla propria bellezza di statuetta di porcellana e così chiusa e smaltata in un modo d’essere così impenetrabilmente suo, che proprio pare impossibile che abbia trovato il modo d’unirsi in matrimonio con un uomo così di carne e sanguigno come lui. Si capisce invece benissimo come dalla loro unione siano potuti nascere quei due figli imbozzacchiti… Per tutti i nove anni di matrimonio lui naturalmente è vissuto in apprensione che Mistress Myshkow trovasse in qualche sua parola impensata o gesto inopinato il pretesto di domandare il divorzio”

 

E la moglie trovandolo in ginocchio sul tappeto con la tartaruga, tra le risa fredde e sguaiate dei figli, lo ammonisce: “o via da casa quella tartaruga, o via lei”.

 

Mister Myshkow si adopera per liberarsi della bestiola.

 

“Risponde alla moglie che ritorni pure a casa: lui andrà a metter fuori in qualche posto la tartaruga. Non ci tiene affatto ad averla a casa. L’ha presa perché gli hanno detto che porta fortuna; ma, agiato com’è, e con una moglie come lei, e con due figli come i loro, che bisogno ne ha lui? che altra fortuna avrebbe da desiderare?”

 

Uscendo nelle strade dell’enorme New York, i suoi tentativi vanno in fumo. Il negozio, dov’era stata comprata la tartaruga, ha chiuso i battenti. Prende un tassì, per lasciarvela dentro, ma poi, ritenendola una crudeltà,  vuol lasciarla in un’aiuola di Park Avenue.

Park Avenue, New  York

Waldorf  Astoria, New YorkPerò, un poliziotto di guardia nel crocicchio della 50° strada, sotto una delle gigantesche torri del Waldorf Astoria, vuol sapere se ha posato una bomba.

 

“Quello allora gl’impone di ritirarla subito. Proibito introdurre bestie nelle ajuole. Ma quella? Quella è piuttosto una pietra che una bestia, vuol fargli osservare Mister Myshkow; non crede che possa disturbare; e poi lui, per gravi motivi di famiglia, ha bisogno assolutamente di disfarsene. Il poliziotto crede che voglia prenderlo in giro e si fa brutto…

– M’hanno detto che porta fortuna, – soggiunge sorridente. – Non vorreste prenderla voi? Ve la offro.

Quello si scrolla furiosamente e con impero gli accenna di levarglisi dai piedi”

 

Mister Myshkow ha un’idea: la tartaruga per la moglie è un pretesto, ed è ovvio che lei ne troverà sempre un altro. Ma è talmente ridicolo, quello, che qualsiasi giudice gli darà ragione in una causa di divorzio. Riporta la tartaruga e la mette sul tappeto, senza dire nulla alla moglie, seduta in salotto.

 

“La moglie balza in piedi, corre in camera, gli si ripresenta col cappellino in capo.

– Dirò al giudice che alla compagnia di vostra moglie preferite quella della vostra tartaruga. E se ne va. Come se la bestiola sul tappeto l’abbia intesa, sfodera di scatto i quattro zampini, la coda e la testa e dondolando, quasi ballando, si muove per il salotto”

 

Mister Myshkow se ne rallegra e, anche se non proprio convinto, esclama:

 

“La fortuna! La fortuna!”

 

In questa splendida e breve novella, dal titolo La tartaruga, scritta da Pirandello alcuni mesi prima di morire e pubblicata  nell’agosto del 1936 sulla rivista La Lettera, emerge una grande incomunicabilità dei rapporti familiari e sociali, con l’uomo, solo, in balia di se stesso, impotente a costruire relazioni e ad uscire dai meccanismi deterministici della vita, malgrado ne possieda i mezzi e la possibilità.  Tutto appare artificiale e artificioso, in una metropoli spersonalizzante, dalla quale sembra bandita ogni esigenza umana. Emerge, quindi, la grande modernità di Pirandello, che nelle sue novelle americane riesce a rappresentare una realtà agghiacciante. E in tal senso va citato, da ultimo, un altro brano della novella che ci fornisce il quadro di New York, preconizzato da Pirandello.

 

“Pur abituato com’è alla vista fantasmagorica di quella sua enorme città, ha sempre occhi nuovi per lasciarsene stupire e anche immalinconire un po’, se pensa che a tutte quelle prodigiose costruzioni è negato d’imporsi come durevoli monumenti e stan lì come colossali e provvisorie apparenze di un’immensa fiera, con quegl’immobili sprazzi di variopinte luminarie che danno a lungo andare una tristezza infinita, e tant’altre cose ugualmente precarie e mutevoli”

 

New York Park Avenue

 

 

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