Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Normal
0
14

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;}

QUAESTIO DE AQUA


Donne alla fontana

Dante AlighieriSia manifesto a tutti voi che, mentre io mi trovavo ad Agrigento, venne sollevata una questione la quale, pur essendo stata già molte volte dibattuta con l’animo rivolto più all’apparenza che alla verità, era rimasta insoluta. Pertanto io, essendomi costantemente nutrito dell’amore della verità fin dalla mia fanciullezza, non potei rinunciare a discutere la suddetta questione, ma volli indicarne la vera soluzione, nonché confutare gli argomenti addotti in contrario, sia per amore della verità che per odio della falsità. Inoltre, per evitare che il livore dei molti che sogliono fingere menzogne in assenza delle persone invidiate deformasse, dietro le spalle, le mie giuste argomentazioni, volli consegnare a queste pagine stese di mio pugno, la soluzione da me data, e delineare per iscritto lo svolgimento organico di tutta la disputa. (Dante Alighieri, Quaestio de Aqua et Terra)

 

E’ l’incipit con il quale il Divin Poeta iniziava una sua operetta minore, alla quale, per parafrasi, è stata sostituita soltanto la parola Mantova, mettendovi Agrigento. Ed in verità l’atavico problema dell’acqua nella Città dei Templi – problema gravissimo e tuttora irrisolto –  si continua a porre in termini così drastici e drammatici da giustificare un esordio dantesco così perentorio – verità/falsità – da lasciare arguire quasi un destino irreversibile  – quasi una colpa – di una popolazione. In uno scritto sulla questione dell’acqua in Sicilia Leonardo Sciascia nel 1963 fece la previsione della fine della grande sete nel 2015, affermando che quasi tutti i problemi dell’Isola si collegavano ai problemi dell’acqua, dell’acqua contesa fino alla violenza e al delitto, dell’acqua che si perde nei meandri della burocrazia e della mafia. Allora quell’anno sembrava così lontano, da lasciar credere la sortita sciasciana una facezia. Ma ora che ci avviciniamo alla fatidica data, e sono passati 55 anni senza trovare soluzione al problema, un interrogativo sembra d’obbligo: finirà la grande sete?

 

“L’ACQUA RADICE ESSENZIALE”

FIRMATO EMPEDOCLE DI AKRAGAS

 

Empedocle di AgrigentoChe l’acqua sia uno degli elementi essenziali della vita dell’uomo, l’intuì tra i primi il filosofo della natura agrigentino Empedocle, quando spiegava a Pausania e agli altri discepoli le origini del cosmo e le sue radici primordiali:

 

Ascoltami, o Pausania,

prole del savio Anchito:

per volere del caso

e per antica necessità

quattro sono le radici del mondo:

Terra, Acqua, Fuoco, Etere.

 

***

Innanzitutto ti dirò l’origine

del sole e d’ogni altra cosa,

ti dirò ancora dell’ondoso mare e della terra,

dell’aria che dentro di sé

tutto chiude e ravvolge,

dell’umido vapore e della luce

e dell’etere poi, che tutto cinge e avviluppa.

 

***

Dovunque vedere l’acqua puoi:

talvolta in neve si trasforma

e facilmente gela.

 

Grande medico e scienziato, Empedocle si rese conto anche della trasmissione di determinate malattie attraverso l’acqua che stagnava ed era inquinata e, per questo, era prodigo con i suoi pazienti di consigli igienico-sanitari. La sua fama e la sua competenza crescevano oltre l’ambito della polis akragantina. Chiamato d’urgenza a Selinunte, perché la gente vi moriva inspiegabilmente a causa di contagi e pestilenze, individuò nell’impaludamento del Selino e di un altro piccolo corso d’acqua i mali della città. Deviò la foce dei fiumi, facendovi affluire le acque del mare e riuscì a risolvere tutti gli inconvenienti. Per questo fu venerato come un Dio e in suo onore fu coniata una moneta con la sua effigie.

 

NELLA GIRGENTI REGNICOLA

UN NOVELLO MOSE’

 

Giuseppe Picone, storico di GirgentiFin dall’antichità l’acqua è stata croce e delizia del popolo agrigentino, in una terra avara di precipitazioni, difficile e ardua da lavorare e, perciò, prevalentemente coltivata

 a mandorlo, olivo, vigneto. Per impadronirsi dei pozzi e per il prezioso liquido si fecero guerre e si ammazzò facilmente. “La via della sete”, determinante in tutta la Sicilia per l’agricoltura, per l’uso potabile, per il commercio e l’industria, è stata da sempre premiante per i potenti che ne detenevano le leve. Per l’approvvigionamento del prezioso liquido si doveva pagare dazio, mentre la cosa pubblica non aveva i mezzi e, assai spesso, la voglia di risolvere definitivamente il problema.

La storia agrigentina ricorda che, il 9 gennaio del 1865, la Giunta municipale di Girgenti – Agrigento di allora – volendo risolvere il problema dell’acqua in città, problema annoso che i Borboni avevano trascurato, stipulava con la ditta Borgetti di Torino il contratto per la conduttura delle acque nella zona alta, alla Bebberria, da dipartirsi poi in tutte le altre parti della città, lungo tre direttrici

E l’acqua arrivò regolarmente il 19 ottobre dello stesso anno:

 

   “19. – L’acqua sgorga nel vallone sotto la Beberria, e il popolo vi concorre, come gli Ebrei al Siloe, con bottiglie brocche boccali, ed altri recipienti ad attingerne, a gustarne. Tutti i ceti, tutte le età, una benedizione universale!…

   22. – Alle 21 l’acqua supera l’erta della Bebberria, e sgorga nella conserva principale. Assiste a quello spettacolo un popolo frenetico di gioia.

   24. – La conduttura interna si compie. L’acqua dalla conserva si fa precipitare, quale un torrente, in talune strade della città, e il popolo n’esulta.

   29. – La mattina scende il clero, e immensa moltitudine di gente nel piazzale del palazzo della Provincia. Si imbandisce un banchetto, ove stanno seduti tutti gli operai di Borgetti, i quali avevano lavorato a quella grande opera, serviti dal prefetto Albenga, e da tutte le notabilità del paese. Il canonico Celauro benedice la vasca, e al dato segno, l’acqua balza dal centro di essa in grosso altissimo zampillo. Qui il tripudio non ha limite. Si vedono volare uccellini, stampe con poesie, razzi e bombe, si ode un grido unanime Viva Borgetti, che fu appellato il novello Mosè…. (Giuseppe Picone, Memorie Storiche Agrigentine)

 

Ma l’entusiasmò durò poco: nel luglio dell’anno successivo la siccità – non cadde una goccia d’acqua lungo l’inverno – fece scemare l’entusiasmo e, mentre la sete bruciava il popolo, il Borgetti, che vantava grossi crediti, diminuiva il volume dell’acqua.

E’ senz’altro il clima, la siccità – come in ogni altra parte del globo –  che rendeva, così come rende, difficile e problematica l’esistenza civile degli agrigentini; tuttavia, contagiato e influenzato da ciò, vi è anche un quid non indifferente nell’atteggiamento umano, come ebbe ad affermare acutamente, qualche tempo dopo, Luigi Pirandello:

 

Luigi Pirandello“Ci ostiniamo purtroppo a volere essere ombre noi, qua, in Sicilia. O inetti o sfiduciati o servili. La colpa è un po’ del sole. Il sole ci addormenta finanche le parole in bocca!”  (Luigi Pirandello, I vecchi e i giovani)


Veramente da quella triste contrada maledetta dai contadini, costretti a dimorarvi dalla necessità, macilenti, ingialliti, febbricitanti, pareva spirasse nello squallore dell’alba un’angosciosa oppressione di cui anche i rari alberi che vi sorgevano fossero compenetrati: qualche centenario olivo saraceno dal tronco stravolto, qualche mandorlo ischeletrito dalle prime ventate d’autunno. (Luigi Pirandello, I vecchi e i giovani).

 

L’umorismo pirandelliano descrive in maniera perentoria la logorrea politica e la deleteria tecnica del rinvio – giustificata da vari motivi – che finisce prima o poi per far incancrenire i problemi:

 

“Questo era il tempo delle grandi scoperte, e ogni Amministrazione che avesse veramente a cuore il decoro del paese e il bene dei cittadini, doveva stare in guardia dalle sorprese continue della Scienza. Il consigliere Colacci, pertanto, sicuro d’interpretare i voti del buon popolo milocchese e di tutti i colleghi consiglieri, proponeva la sospensiva sul progetto della Giunta, in vista di nuovi studii e delle nuove scoperte che avrebbero finalmente dato la luce al paese di Milocca” (Luigi Pirandello, Le sorprese della scienza, novella).

 

E così il progresso finisce per rimanere lettera morta:

 

“Vi ricordate di Milocca, beato paese, dove non c’è pericolo che la civiltà debba un giorno o l’altro arrivare, guardato com’è dai suoi sapientissimi amministratori? Prevedono costoro, dai continui progressi della scienza, nuovi e sempre maggiori scoperte, e lasciano intanto Milocca senz’acqua e senza strade e senza luce” (Luigi Pirandello, Acqua e lì, novella).

 Portatrice d

Milocca, ovvio, è una metafora per indicare Girgenti. Un racconto d’altri tempi, ma non troppo, se ancor oggi sulle cronache dei giornali leggiamo quotidianamente i turni dell’acqua, con l’indicazione di vie e quartieri. E i turni raggiungono a volte i 5-7 giorni, con il Sindaco che dichiara l’emergenza acqua e ottiene la “promessa” del Governo a risolvere il problema una volta per tutte.

 

 

L’ESEMPIO DI UN MECENATE

SIR ALEXANDER HARDCASTLE

 

Alexander HardcastleUn episodio storico sulla questione dell’acqua ad Agrigento, è la favola bella di un grande mecenate inglese, il baronetto Sir Alexander Hardcastle (Londra 1872-1933 Agrigento), che pagando di tasca propria 80.000 lire riuscì a portare l’acqua nella Valle dei Templi, per rifornire i contadini e gli abitanti delle zone circostanti e per irrigare i campi.

Il capitano della Reale Accademia militare di Volwich, Alexander Hardcastle, londinese ben fornito di mezzi finanziari, aveva intrapreso una carriera avventurosa, prestando servizio in Malesia e in Sudafrica, durante la guerra anglo-boera. Divenuto riservista, fu richiamato nel 1914 allo scoppio della Grande Guerra, lasciando definitivamente l’esercito nel 1917. Il suo arrivo ad Agrigento è nel 1920.

Villa AureaAlexander Hardcastle (Lomdra 1872- Agrigento 1933)Innamoratosi dei luoghi, decise di comprare una villa a ridosso del Tempio di Eracle, chiamata Aurea, perché vicina alla omonima e più importante porta dell’antica Akragas. Appassionato di archeologia e del mondo classico, l’eclettico inglese si dedicò agli scavi nella Valle, concorrendo anche a finanziarne le campagne con mezzi cospicui.

Tempio di Eracle, AgrigentoIl suo pallino fu, soprattutto, quello di ricostruire il Tempio di Eracle, a ridosso dalla sua abitazione.

Tempio di Ercole, Valle dei Templi AgrigentoAl finanziamento di questa laboriosa opera, più difficile con i mezzi di allora, Hardcastle concorse con quarantamila lire. Finanziò lo scoprimento della cinta muraria orientale di Akragas e per la localizzazione di quello che si credeva il teatro greco, con 50.000 lire. Partecipò a tutti gli scavi della vastissima area archeologica della mitica Valle, elargendo finanziamenti e suscitando l’emulazione di cittadini di Agrigento.

Elargì altre 50.000 lire per salvare il complesso monumentale del Centro Storico di Santo Spirito e destinò 80.000 per realizzare l’elettricità nella Valle dei templi, costituendo già l’attuale parco con vialetto illuminati.

Santo Spirito, AgrigentoAl capitano piaceva anche l’automobilismo e, disponendo di due grosse macchine, lo si vedeva spesso sfrecciare per le strade della città. Ma non era uno snob ed anzi era amato da tutti. Sui templi dorici, cercando bene, possono ancora oggi rinvenirsi i segni delle sue ricerche. Il suo mecenatismo fu premiato con il titolo di Commendatore della Corona d’Italia. Sicuramente si sarebbe distinto per altre iniziative, se non fosse intervenuta la crisi di Wall Street del 1929. Fallita la sua Banca di Londra, Hardcastle perse tutti i suoi averi e cercò di continuare la sua opera, vendendo una villa a Viterbo e, a llo Stato Italiano Villa Aurea. Ma la sua difficile situazione determinò in lui una irreversibile depressione. Si spense nel manicomio di Agrigento nel 1933. Sulla sua tomba è riportato anche il nome del fratello, reverendo Henry Robert, nato il 2 febbraio del 1874, anch’egli venuto ad Agrigento con l’intenzione di rimanervi e di esservi seppellito. Ma durante un suo rientro a Londra, il reverendo Hardcastle morì improvvisamente e il suo corpo non fu mosso dalla capitale britannica.

 

 Alexander Hardcastle, tomba


L’ACQUA AL TEMPO DEL REGIME

DI LEONARDO SCIASCIA

Racalmuto, fontana e castello 

Leonardo Sciascia racconta enfaticamente che il 14 dicembre del 1923 il Consiglio comunale di Regalpetra aveva deliberato il conferimento della cittadinanza onoraria a S,E. Benito Mussolini:

 

Leonardo Sciascia“Il presidente rammenta all’onorevole consesso la viva lotta che molti Comuni Siciliani, compreso il nostro, hanno sostenuto presso i passati governi per la soluzione dell’annoso problema idrico. Finalmente, soggiunge, solo il Governo Fascista ha saputo sollecitamente accontentare i voti di quanti di quel dono della natura vanno privi. Di fronte a sì alto beneficio, questo Consiglio Comunale, interprete dei sentimenti di tutto il popolo di Regalpetra, non potrà diversamente esprimere la sua riconoscenza e devozione al Governo Fascista che conferendo la cittadinanza onoraria al suo Capo Supremo S.E. Benito Mussolini…”

Così sollecitamente il governo fascista risolse il problema idrico che i tubi che dovevano portare l’acqua a Regalpetra giunsero a questo scalo ferroviario nel 1938, furono ammucchiati dietro i magazzini, da principio se ne interessarono i ragazzi, per giuoco vi si inconigliavano dentro, poi l’erba li coprì, restarono dimenticati nell’erba alta. L’acqua arrivò nel 1950, fu festa grande per il paese” (Leonardo Sciascia, Le parrocchie di Regalpetra).

 

Una storia emblematica sulla “via della sete”, una storia che ricorda tanto i nostri giorni.

Portatrici d

 

 

LANGOLO DELLA SOLIDARIETA’

L

Annunci