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IL FENOMENO CAMILLERI

Saggio di Marco Trainito

Camilleri:”Quello di Marco Trainito è il migliore libro

in assoluto fino a ora dedicato alla mia opera

 

Andrea Camilleri – Ritratto dello Scrittore di Marco Trainito, Editingedizioni Treviso, ora Edizionianordest, saggio, dicembre 2008, pagine 254, € 15.00 info@editingedizioni.com, www.editingedizioni.com, info@edizionianordest.com, www.edizionianordest.com 

 

Per un saggista gli studi non finiscono mai. Deve confrontarsi con i testi dell’autore, con il suo pensiero, con la critica sul suo pensiero, con le opere degli altri autori – a volte tanti – che lo richiamano, con la cultura presente e quella del passato.  Insomma il saggista deve essere occhiuto, tuttologo, quasi onnisciente e, forse, anche veggente. Nel caso di Camilleri, scrittore prolifico con produzione infinita, un saggista deve operare miracoli di memoria, sapienza di collegamenti e di rimandi, conoscere l’infinità delle sue opere, apparentemente semplici, ma poliedriche nei contenuti e nelle sciarade che vi sono disseminate: insomma deve conoscere a menadito la letteratura regionale, nazionale e internazionale. C’è da domandarsi come abbia fatto Marco Trainito, giovane e valente professore di filosofia di Gela, anche se già può vantare nel suo palmarès una notevole esperienza e un invidiabile curriculum, ad imbastire una biografia così bella, profonda, stimolante, completa, a tutto tondo sul fenomeno letterario così complesso qual è quello di Camilleri. Non si tratta soltanto d’intelligenza, e Trainito lo è stato tra l’altro per aver saputo governare e dosare un materiale, che poteva risultare troppo magmatico e per ciò stesso proteiforme. Non si tratta neanche di bagaglio culturale, e Trainito ne ha a iosa, conoscendo tutti i segreti del mestiere e dall’alto di una encomiabile assiduità di studi. La verità vera è che Marco Trainito, oltre a possedere una grande passione per la letteratura, è uno scrittore saggista geniale; sa usare la penna come un bisturi che è in grado di incidere in lungo e in largo, con operazioni di  microchirurgia e macrochirurgia critica. Nulla sfugge alla sua analisi e lo fa con tocco di mano e linguaggio suadenti. Il suo libro non ha sbavature, si dipana con scorrevolezza e profondità di contenuti in tutte le direzioni, inseguendo Camilleri in tutti i meandri delle sue opere e della sua anima. E i primi risultati lo hanno già premiato: prima tiratura esaurita in una settimana e già la Casa Editrice che l’ha scoperto la EditingEdizioni, ora Edizionianordest, è giunta alla terza edizione. Un’opera fondamentale sul padre di Montalbano da non perdere e da mettere in evidenza nella propria libreria, non solo da parte dei fans di Camilleri, ma anche da chi ama la letteratura in generale: un saggio che entra di diritto nella storia della critica letteraria.

 Marco Trainito con Camilleri

Un filo di fumo

Dal romanzo officina

ai pizzini di Provenzano

 

Romanzo di Andrea CamilleriNella sua incisiva analisi, tra una carrellata e l’altra di temi a getto continuo, supportati con citazioni e riferimenti di notevole spessore, che costituiscono ulteriori inviti ad approfondire, a leggere e rileggere, Marco Trainito individua in Un filo di fumo il prototipo strutturale della produzione camilleriana, che si sostanzia precipuamente in quattro elementi che rappresentano delle costanti che percorrono in vario modo le opere successive:

1) l’invenzione di Vigata, il paese geograficamente inesistente nel quale Camilleri ambienta tutti suoi romanzi, il centro più inventato della Sicilia più tipica, “una sorta di buco nero che ingloba tutto. Tutto ciò che succede dentro i confini della Sicilia”. Su Vigata il saggio indugia giustamente, perché appare essenziale nell’economia dei romanzi di Camilleri, non fosse altro che per quel giuoco di realtà e finzione (tra Borges, Pirandello e Sciascia) che appare una caratteristica fondante di tutta l’opera del Maestro di Porto Empedocle. E Trainito ne coglie l’essenza dimostrando con analisi testuali, intertestuali e intratestuali, come Vigata sia una, nessuna e centomila, come del resto il Commissario Montalbano, e Camilleri stesso come scrittore.

2) l’invenzione della lingua. Con Un filo di fumo – interessante la coincidenza del “filo” del libro con il filo conduttore e strutturale di tutti i romanzi successivi – viene introdotta la lingua tipica di Camilleri e acquista rilevanza il Glossario, in cui viene fissato un vero e  proprio codice. Il dialetto di Camilleri ha fatto discutere molto e ancora farà discutere, perché è l’invenzione, diremmo la “rivoluzione copernicana”, che ha spalancato a Camilleri le porte del successo. Pirandello, grandissimo scrittore in dialetto in alcune commedie, ritenne che il dialetto non potesse far pervenire l’arte a livello universale. Il dialetto di Camilleri invece rende le sue opere comprensibili non solo ai lettori italiani, ma anche nelle 33 nazioni che le hanno tradotto. Come si spiega? Certo l’uso del dialetto da parte di Pirandello era integrale e per ciò stesso non si prestava ad andare oltre i confini regionali e comunque non era recepibile da tutti. Camilleri risolve in maniera intelligente il quesito pirandelliano, perché la lingua dei suoi romanzi è quella italiana, ma si avvale di un colorito glossario dialettale, che non ha significato di linguaggio dal punto di vista formale, ma acquista un sapore e uno spessore “antropologico-culturale”, che fa cogliere il sentimento dell’artista e delle situazioni che vengono ad essere rappresentate.

3) Camilleri riprende una particolare ambientazione storica siciliana, caratteristica dei grandi romanzi I viceré di De Roberto, I vecchi e i giovani di Pirandello, il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: una particolare società, nella quale entrarono in crisi valori, classi, politica e società, che hanno lasciato indiscutibili tracce sulla precarietà dell’età contemporanea. E perciò la cerniera di collegamento tra presente e passato rende l’opera di Camilleri quanto mai attuale e stimolante.

4) Lo spunto del romanzo-officina è un documento anonimo e viene in rilievo in taluni personaggi la scrittura di lettere o documenti, motivo ricorrente nei successivi romanzi, e nella serie di Montalbano, che addirittura scriverà lettere a se stesso.

Altri elementi ricorrenti sono i rimandi – palesi o occulti – a moltissimi autori di spessore, con giochi intertestuali o intratestuali evidenti o reconditi. Lo scrittore interagisce con autori come Aulo Gellio, Manzoni, Conrad, Conan Doyle, Cervantes, Faulkner, Calvino, Sciascia, Borges, Gadda, Simenon, D’Annunzio e trova in ciò una goduria senza limiti, come un divertissement è la biblioteca di Vigata del Commissario Montalbano, in cui entra perfino Camilleri stesso. Ovviamente non poteva mancare Zio Luigino Pirandello – come lo chiama Camilleri: e Vigata viene vista, pirandellianamente, una nessuna e centomila, cangia di continuo; così come, del resto, assistiamo pirandellianamente allo sdoppiamento del Commissario Montalbano, e per certi versi dello stesso scrittore, “costretto” quasi ad inseguire nel suo laboratorio, e quindi nella narrazione, la necessità di questo sdoppiamento.

La spina dorsale del saggio è data dalla divisioni in tre blocchi principali: la genesi (L’origine della specie da Un filo di fumo), l’evoluzione dell’opera camilleriana (Giochi intertestuali e impegno civile), l’approdo laico di Camilleri (Dalle bolle ai pizzini. Lo spirito laico di Camilleri), in cui si va anche alla ricerca della cultura clerico-mafiosa, di cui tanto scrisse Leonardo Sciascia, dal quale Camilleri attinge a pieni mani, decodificando modernamente i fatti ultimi di mafia, tra i quali i pizzini di Montalbano.

Nutritissima la bibliografia, che abbraccia tutti i testi di Camilleri dal 1978 al 2008, nonché tutta l’opera critica uscita fino a tutto il 2008. Un’analisi colossale quella di Marco Trainito, che offre infiniti spunti sulla letteratura e tantissimi autori, decodificati a livello filosofico, psicologico, filologico, sociale con incursioni in tutti i campi dell’umano sapere, che non è facile in questa sede riassumere, ma che va letta per gustarne l’intensità e lo spessore argomentativi di uno scrittore, a guisa di opera narrativa.

 

L’autore- Marco Trainito è nato a Gela il 25 aprile 1969. Dopo la laurea in filosofia e storia nel 1994 (tesi su Nietzsche) ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in filosofia e storia delle idee nel 1998 (Tesi su Wittgenstein e Popper) insegna filosofia e scienze sociali al Liceo Socio-psico-pedagogico “ di Linguistica "Dante Alighieri” di Gela ed è tutor di Linguistica Generale, Filosofia Teoretica e Filosofia del linguaggio nel corso di laurea in Scienze della comunicazione dell’Università di Catania, decentramento didattico di Gela. Ha pubblicato: Popper e il Wittgenstein antropologo. Un’ipotesi di confronto, 2000; I bambini, la televisione e la scuola nel pensiero di Karl Popper, 2002; Il “Big Typescript di Wittgenstein, 2002. Ha pubblicato saggi su Umberto Eco e Stefano D’Arrigo. Scrive per giornali e riviste on line.

 

IL GIORNO PIU’ LUNGO DI CAMILLERI

Sotto il cielo di Vigata

La statua del Commissario Montalbano 

Un critico ha definito Vigata

“Il paese più inventato della Sicilia più vera”

Se stesse in me, correggerei la definizione:

“Un paese, in parte vero, della Sicilia più inventata”

                                                Andrea Camilleri

 Camilleri con il sindaco Calogero Firetto di P.Empedocle

 Un giorno a Porto Empedocle, paese che c’è, per vivere un giorno a Vigata, paese che non c’è; oppure un giorno a Vigata, paese in parte vero di una Sicilia inventata da Andrea Camilleri. Con questa visione borgesiana, tra realtà e finzione, è stata concepita dal comune di Porto Empedocle, dov’è nato il grande scrittore, la giornata “Sotto le stelle di Vigata”, una giornata ricca di eventi culturali di spessore.

Innanzitutto il tema iniziale assai suggestivo “Montalbano, un commissario non troppo di carta” condotto da un trio: il Sindaco di Porto Empedocle, Calogero Firetto, uomo colto e competente, che ha intrapreso una battaglia culturale e sociale a 360 gradi per la cittadina marinara; lo stesso scrittore Andrea Camilleri e un critico letterario di grande valore, Salvatore Ferlita, accademico dell’Università di Palermo, che scrive per la pagina culturale di Repubblica.

Il secondo evento è la firma ufficiale per la costituzione della Fondazione letteraria Andrea Camilleri, che avrà sede nella casa di famiglia dello scrittore, donata al Comune di Porto Empedocle.

Dice il Sindaco di Porto Empedocle, Calogero Firetto:

 

“Un cordone ombelicale, che non verrà mai reciso, unisce Porto Empedocle ad Andrea Camilleri. Per questo motivo abbiamo deciso di dare vita ad una Fondazione intitolata al nostro illustre concittadino: non un museo ma una struttura viva e dinamica”

 

Giuseppe Agnello, scultore di MontalbanoIl secondo evento è stata la scopertura, da parte di Andrea Camilleri, della scultura iperrealista raffigurante il celeberrimo Commissario Montalbano, opera dello scultore Giuseppe Agnello, di Racalmuto, lo stesso che ha concepito la scultura bronzea  di Leonardo Sciascia, che passeggia sul Corso principale di Racalmuto, con l’eterna sigaretta in mano. Dal 1989 Giuseppe Agnello insegna Scultura e Tecniche della Scultura tra l’Accademia di belle Arti di Palermo e quella di Carrara.

 

 

 

Associazione Culturale Humus Racalmuto

La conclusione della mattinata è avvenuta con un aperitivo vigatese con “arancini” del Commissario Montalbano, nel Caffè Vigata, a pochi metri della statua di Montalbano.

 

Montalbano: uno, nessuno, centomila

La statua di Montalbano scoperta da Camilleri  

A proposito della scultura del Commissario Montalbano, assai diversa dallo Zingaretti della fiction, Camilleri ha scritto un’interessante minirelazione sulla brochure di presentazione dell’evento:

 

“Nell’immaginario collettivo le immagini del commissario Montalbano corrispondono a quelle di Luca Zingaretti che l’interpreta in tv. In realtà il mio personaggio, quello che opera a Vigata, è un po’ più anziano perché naviga per i sessanta anni essendo nato nel ’50. Il mio commissario è pieno di capelli, ha i baffi ed è facilmente riconoscibile sulla pagina. E’ giusto quindi che Vigata – Porto Empedocle realizzi un’immagine del vero volto del commissario Montalbano, così come si può desumere dalle mie, certo non ricche, descrizioni fisiche del personaggio. Non vorrei sbagliarmi, ma mi pare che in Italia di monumenti destinati ad un eroe di romanzo esista solo quello a Pinocchio dovuto al grande scultore Emilio Greco. Ora immaginare Pinocchio, non dovrebbe essere difficile, dato che si tratta di un burattino oltretutto perfettamente descritto da Collodi. Eppure le decine e decine di pittori e di disegnatori che hanno tradotto in immagini Pinocchio, l’hanno fatto uno diverso dall’altro perché ogni artista, dentro di sé, aveva il “suo” Pinocchio. Di fronte a un personaggio come Montalbano, che è uomo comune, i problemi del dargli una forma concreta si moltiplicano. Gli stessi lettori ne danno ogni volta un’immagine differente e, credetemi, non c’è una descrizione che coincida con un’altra. Accadrà così con quest’opera, è inevitabile. Questo è il Montalbano visto dal Maestro Giuseppe Agnello che l’ha, impresa certo non facile, tradotto in bronzo. A me piace questa immagine di Montalbano; soddisfa molto e ancor più mi piace che il mio Commissario se ne stia appoggiato ad un lampione a guardare i “marinisi” che passeggiano! So già che molti diranno che non somiglia a Montalbano. E che altrettanti diranno invece che gli somiglia. E’ inevitabile: ogni lettore si crea un suo Commissario. Come ogni personaggio romanzesco Montalbano infatti è, pirandellianamente, uno, nessuno, e centomila!”

                                                                                                  Andrea Camilleri

 

Prima della scopertura, Andrea Camilleri ha voluto salutare l’evento, cavando dal suo cappello a cilindro delle battute umoristiche.

 

Tu, cu si’?

 

Era un pomeriggiu estivo di vampa e iucavu al piccolo chimico, quando sintivu bussare alla porta. I miei genitori dormivano. Andai ad aprire e mi truvavu davanti un ammiraglio in feluca e mantellu, ca mittennumi due jta sutta a frunti, mi disse:

”Tu, cu si’?”

“Sugnu Nenè Camilleri” risposi subitu.

“Chiamami to’ patri e ta’ matri e dicci ca c’è Luiginu Pirandello!”

Ci fu un’aggitazzioni generali, perché nessuno era prontu alla visita di Ziu Luigi, abbigliato d’Accademico d’Italia.

Ora vidennu la statua di Montalbano poco distante da quella svettante di Pirandello in mezzu a’ Marina, mi ricordu sti dui jta puntati che Pirandello dall’alto del suo monumento immagino puntari a Montalbano, dicendogli:

“Tu, cu si’”

 

Camilleri 2 – Sentendo la citazione introduttiva sulla realizzazione in bronzo della statua, Camilleri nel preambolo del suo discorso ha detto:«Non parliamo di metalli, perché dalle nostre parti il bronzo ricorda il detto poco edificante “faccia di bronzo”»

 

 

IL CIELO RUBATO. DOSSIER RENOIR

di Andrea Camilleri

L 

Castello di SiculianaIn serata al Castello chiaramontano di Siculiana, appartenente alla famiglia Firetto di Porto Empedocle – la stessa del sindaco -, che ne ha fatto un lussuoso resort per eventi – matrimoni, meeting, manifestazioni –  è avvenuta la presentazione dell’ultimo libro di Andrea Camilleri “Il cielo rubato. Dossier Renoir”, in cui si racconta un viaggio del pittore Renoir ad Agrigento, allora Girgenti – forse avvenuto o forse no – attorno al quale lo scrittore ricama una storia ricca di mistero, tra realtà e finzione. Mai luogo fu più indicato per effettuare tale presentazione, perché il castello di Siciliana è quello in cui vissero l’avvenente Costanza II Chiaramonte e Antonino Delcarretto, dei marchesi di Savona Noli e Finale. Costanza II amava il lusso e i divertimenti. Della compagnia di gaudenti del castello venne a far parte Ser Branca Doria, il nobile genovese che attirato il suocero Michele Zanche in un suo castello, lo aveva ucciso, per succedergli nel dominio di Logudoro in Sardegna. Dante lo aveva collocato in vita nella Tolomea negli assassini degli ospiti, assieme al Conte Ugolino della Gherardesca, nel canto XXXIII dell’Inferno:

 

Tu ‘l dei saper, se tu vien pur mo giuso:

elli è ser Branca Doria, e son più anni

poscia passati ch’el fu sì racchiuso

 

“Io credo” diss’io lui, “che tu m’inganni;

che Branca Doria non morì unquanche,

e mangia e bee e dorme e veste panni”.

 

Corte del Castello chiaramontano di SiculianaNel mio romanzo “Una contrada chiamata Consolida” ricostruisco la storia scellerata della fedifraga Costanza II e Branca Doria, i quali ebbero dalla loro unione sette figli. Una storia fitta di mistero in uno dei tanti castelli dei Chiaramente.

E in effetti, come hanno chiarito il presentatore Fabio Carapezza Guttuso e il critico letterario Salvatore Ferlita, alla base di “Il cielo rubato” sta un grosso mistero di un viaggio, vero o fittizio, di Renoir, dal quale si dipana tutta la storia, in un racconto epistolare di sostanza, secondo un sistema già collaudato da Camilleri, di cui Marco Trainito ha diffusamente parlato nel suo “ritratto dello scrittore”.

Tutto ciò è stato anche ribadito da Andrea Camilleri nel suo intervento, il quale ha finito per sottolineare il giuoco continuo di rimandi delle sue opere, come esca offerta ai critici letterari, i quali assai spesso non riescono a coglierli tutti.

In quest’ultimo libro Camilleri ha evidenziato anche il pirandellismo dell’apparenza, della realtà e della finzione, ma ha lasciato in sospeso altri possibili enigmi celati. Ma la struttura del racconto è chiaramente sciasciana, con un riferimento quanto mai aderente a “Il consiglio d’Egitto”, dove i temi di verità, realtà, impostura, e della verità che diventa impostura e dell’impostura che diventa realtà, sono svolti dall’illuminista Leonardo Sciascia in maniera stringente. L’impostura finisce per prevalere sulla verità e diventa essa stessa verità, ma è pur sempre la ragione che trionfa, perché è la ragione che fa scoprire la seduzione e l’imporsi dell’impostura.

 

“Sono un contastorie”

Andrea Camilleri «Non sono un cantastorie, perché sono stonato. Sono un “contastorie”, uno che racconta, che lavora per i lettori. E poiché lavoro per i lettori, devo essere sempre diverso, uno, nessuno e centomila, così come uno nessuno centomila è il personaggio del Commissario Montalbano» ha detto nel corso della presentazione del suo ultimo libro Andrea Camilleri.

E ha poi aggiunto:«Confesso che con Montalbano mi sono trovato spesso a mal partito, quasi in galera. E’ la ripetitività il vizio più grande della letteratura e per liberarmi di questa presenza ossessiva del Commissario, ero costretto a gettare dei nuovi racconti, come pezzi di carne ai lupi di una slitta, perché Montalbano mi lasciasse libero di creare dell’altro. Certo, con Montalbano le vendite aumentano, i lettori sono più veloci di me e famelici aspettano altre storie. Non è bello sentirsi in galera e così, se riesco a sottrarmi a Montalbano, rientro in una posizione meno difficile, passando dalla galera agli arresti domiciliari, creando delle storie che mi intrigano molto»

C’è in queste dichiarazioni di Camilleri tutto il dramma moderno dello scrittore, costretto a confrontarsi ogni giorno con i suoi lettori.

«Mi dicono che dopo la mia morte, le mie opere saranno dimenticate? Non me ne importa un bel niente, l’unica cosa importante è scrivere “storie”»

Leonardo SciasciaDietro queste parole ci sono Borges, Sciascia e anche Pirandello. Borges preconizzava una teologia laica dei libri, che convergono verso l’unico, il più grande libro in assoluto. Sciascia ricordava che lo scrivere è sempre gioia, stato di grazia. Per Pirandello invece lo scrivere era vita (la vita o si vive o si scrive).

«Non voglio entrare nelle antologie – ha detto Camilleri – Porta jella. Portò jella ad Alessandro Manzoni, uno dei più grandi letterati di tutti tempi: la scuola così come l’ha fatto conoscere ha finito per farlo odiare. Appreso che una scuola siciliana, al posto dei Promessi Sposi, aveva adottato come antologia il mio Il birraio di Preston, ho scritto una lettera aperta  ad un giornale indirizzandola a Manzoni “Caro Sandro, la colpa non è tua, ma della scuola…”. Concetto quest’ultimo già evidenziato da Leonardo Sciascia pubblicamente, con l’affermazione che lo studio dei Promessi Sposi a scuola era consolatorio, mentre il quadro dipinto da Manzoni non era affatto consolante ma desolante.

A proposito dei libri e dei critici come sacerdoti, Camilleri ha posto il quesito:

«Che cos’è l’arte?»

Per lui l’arte è creazione di storie, sempre nuove, sempre diverse, mai scontate, perché l’arte consiste nella fruizione, nella massima fruizione; l’arte è vita e per esserlo veramente deve uscire dalla ripetitività. Vi è in ciò il contrasto pirandelliano tra vita e forma. Al lettore interessa la concretezza delle storie, più che la forma con la quale le si racconta.

Luigi PirandelloE ricordando il giudizio lusinghiero su una sua messa in scena degli anni sessanta del “Finale di partita” di Beckett, da parte di un critico, il quale  diceva che Camilleri era l’unico a poter dare del tu a Pirandello, Camilleri ha precisato d’aver risposto:

«Ringrazio immensamente del giudizio lusinghiero, ma a Pirandello, cui mi ha legato peraltro un vincolo di parentela, io continuerò a dare come sempre del “Voscenza”, che dalle nostre parti significa “Vostra eccellenza”»

 

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