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Luigi Pirandello RICORDO DI PIPPO MONTALBANO

ATTORE PIRANDELLIANO

 

Quando tu nascesti, tutti sorridevano,

                       solamente tu piangevi…

                                   Fa’ si che quando morirai, tutti

piangano e solamente tu sorrida

                                     (Anonimo Arabo)

Esergo di “A schiticchiata di Firticchiuni”

 Pippo Montalbano 2007, Premio Sikelè

Con la presentazione agli amici, ai colleghi di lavoro e di teatro, e ai suoi estimatori, della sua composizione “A schiticchiata di Firticchiuni” liberamente ispirata e tratta da “U schiticchiu” di Vincenzo Licata, pubblicazione curata dal figlio Salvatore, è stato ricordato nei giorni scorsi in maniera semplice e antiretorica l’attore agrigentino Pippo Montalbano – una vita intera la sua dedicata al teatro.

Non è facile tracciare il ricordo di Pippo Montalbano, in special modo a chi – come me – ha avuto la fortuna d’incontrarlo e di esserne stato a più riprese beneficato.

Il mio primo incontro è stato all’INPS di Agrigento, dove ho lavorato tre anni, dal marzo ’70 al febbraio ’73, mentre Pippo Montalbano vi prestava servizio già da due anni.

Pippo Montalbano, attore, 1970Conoscevo molto bene le sue doti di attore di teatro, grande interprete di commedie di Pirandello, ma subito mi colpì quel suo modo di essere naturale nella vita, così come sulla scena: umorista per vocazione e generoso per carattere. Sembrava che Pirandello avesse scritto le commedie Liolà e Il Berretto a sonagli principalmente – proprio per lui. Nelle brevi pause lavorative, nel bar interno dell’INPS, Pippo Montalbano riusciva a sciorinare continue battute con immediatezza, dando estemporaneamente piccoli saggi di recitazione. Non erano digressioni a buon mercato, ma citazioni che avevano un senso di vita. Era la sua ricchissima umanità che traboccava sul lavoro, sulla scena, nella vita privata. Era un uomo di grande coerenza, un umile ma entusiasta Liolà in ogni occasione:

 

Non m’importa di nulla: so recitare

È mia tutta la terra e tutto il mare…

 

Mi sia passata la licenza di aver adattato i due versi del Liolà di Pirandello, sostituendo “cantare” con “recitare”, ma posso testimoniare – e con me lo potrebbero fare in tanti – che i due versi rispecchiano perfettamente il modo di essere e la gioia di recitare di Pippo Montalbano.

E con quanto sentimento l’avevo visto interpretare alla Settimana Pirandelliana il personaggio di Ciampa nel Berretto a sonagli, lui che per la sua creatura, La settimana Pirandelliana appunto, s’era sempre battuto strenuamente e, specialmente negli ultimi tempi, aveva dovuto subire non poche delusioni, per l’ interruzione della rassegna, che prima s’era tenuta regolarmente per molti lustri, anno dopo anno, con grande successo davanti alla casa Natale di Pirandello, splendido scenario naturale per le commedie pirandelliane:

 

“La cassa dell’uomo, signora, comporterebbe di vivere, non cento, ma duecent’anni! Sono i bocconi amari, le ingiustizie, le infamie, le prepotenze, che ci tocca d’ingozzare, che c’infràcidano lo stomaco! Il non poter sfogare, signora! Il non potere aprire la valvola della pazzia!” (Luigi Pirandello, Il berretto a sonagli, commedia)

 

Ma il suo grande cuore, la generosità verso gli altri, gli facevano superare le contraddizioni della vita, e il suo insegnamento dalla scena emergeva sempre e in ogni occasione genuino, così come del resto il suo modo di pensare, che possiamo riassumere negli ultimi versi della sua composizione “La schiticchiata di Firticchiuni”

 Pubblicazione di Pippo Montalbano

E lu penzu e dicu ca tuttu ‘u munnu sanu

avissi bisognu di un tempu stabilitu

ca si verificassi chistu purtentu arcanu:

ch’è chiddu di stari l’unu cu l’autru unitu,

senza ‘mmidia, gelosia, ma dànnusi ‘a manu;

fari di l’amuri regula prima e ritu.

Tantu… ‘a la fini di tutt’a salita

Chi ‘nni rimani chiù di la nostra vita?

 Pensionamento di Pippo Montalbano

Un poemetto giocoso, umoristico il suo, scritto per il suo pensionamento dall’INPS e per quello dei colleghi, Mimma Fiorino, Angela Restivo e Totò Vella, e intonato alla grande festa con una grande mangiata che ne era scaturita nell’ottobre del 2004. La sua composizione è un elogio al vino e al godimento del momento nell’abbondanza, a guisa di tante opere pirandelliane, dove vien fuori lo schietto modo di essere del popolo; ne  La giara, ad esempio:

 

“Zi’ Dima pensò di far festa quella sera insieme coi contadini che, avendo fatto tardi, rimanevano a passare la notte in campagna, all’aperto, su l’aja. Uno andò a far le spese in una taverna lì presso. A farlo apposta, c’era la luna che pareva fosse raggiornato.

A una cert’ora don Lollò, andato a dormire, fu svegliato da un baccano d’inferno. S’affacciò a un  balcone della cascina e vide su l’aja, sotto la luna, tanti diavoli: i contadini ubriachi che, presisi per mano, ballavano attorno alla giara. Zi’ Dima, là dentro, cantava a squarciagola…” (Luigi Pirandello, La giara, novella)

 

Oppure nel contrasto tra vita e morte della novella Sole e ombra, dove Ciunna, cassiere del magazzino generale dei tabacchi, che ha deciso di suicidarsi per non subire l’onta dell’arresto per essere stato costretto a rubare 2.700 lire per amore del figlio, disoccupato con cinque figli, vive una giornata godereccia e riesce a rinviare la fatale decisione:

 

La sala da pranzo s’era riempita d’una ventina d’amici del Ciunna e dell’Imbrò e gli altri avventori della trattoria si erano messi a desinare insieme, formando così una gran tavolata, allegra prima, poi a mano a mano più rumorosa: risa, urli, brindisi per burla, baccano d’inferno. (Luigi Pirandello, Sole e ombra, novella)

 

Ma il poemetto dialettale di Pippo Montalbano vuol essere un’occasione anche per qualche riflessione storica, pur in momenti giocondi, allietati dal sincero vino siciliano:

 

“Calibardi, s’avissi avutu scienza”

dissi, tuttu arrabbiatu, Lillu Penninu

“quannu sbarcà a Marsala, ‘na dispensa

s’avia accattari e vinniri lu vinu.

Cu st’Italia unita, n’cunfidenza,

ci sunnu sempri sciarri di continû.

Siddu s’avissi dda domiciliatu,

astura ognunu fussi sistimatu.

Ammeci lassà Marsala e lu vinu,

li sordi suli di Palermu si purtà.

Spuglià parrini, ricchi e pupulinu

e li sordi a Cavurru ‘l cunzignà.

‘Nzumma: nni cangià la vita e distino

picchì chistu bon vinu unn’assapurà.

‘U nostru stemma, a ditta di tutti,

‘a st’ura fussi ‘na putenti vutti.

 

PROFETA IN PATRIA

APPREZZATO DOVUNQUE

Pippo Montalbano, Nino Bellomo, Giovanni MoscatoUn attore non è amato soltanto per quello che recita e per come sa renderlo sulla scena. Un vero attore va amato oltre la sua professionalità: per quello che sa esprimere nella vita di relazione. Pippo Montalbano era l’uno e l’altro. Il suo stigma era l’umiltà, che non vuol dire modestia, ma che significa essere sempre se stesso, alla portata di tutti, popolare, senza orpelli, apparenze o nascondimenti. Anche nella recitazione dei brani per la presentazione di libri in sede locale teneva ad andare agli appuntamenti già preparato e non si negava a nessuno o declinava impegni. Una serietà la sua che è una caratteristica degli attori agrigentini.

Brani teatrali del mio romanzo “Una contrada chiamata Consolida”, di cui fa parte integrante un piccolo dramma “Falaride”, hanno avuto la fortuna nel novembre del 2004 di essere stati recitati da attori agrigentini: Pippo Montalbano, Nino Bellomo, Giovanni Moscato, Lia Rocco. Grazie a loro la sala Zeus del Palacongressi di Agrigento si riempì di oltre 200 spettatori, venuti ad ascoltarli. Mi è rimasta scolpita nel cuore la recitazione finale di Pippo Montalbano, nei panni di Falaride:

 

FALARIDE: (irato) Appare strano, o cittadini, come uno straniero voglia subornare voi giudici e venga ad intentare un processo alla mia persona senza averne l’autorità, trasformandolo in una tracotante accusa ed esautorandomi nella facoltà di decidere, ed esautorando il popolo stesso, da me delegato a giudicare secondo discrezione.

Ciò è oltraggio alle leggi, scritte e non scritte, divine e umane.

E poi quale sarebbe la mia colpa?

Quella di avere fatto grande e ricca una città?

Molti errori del passato sono stati riparati, ad altri si potrà porre rimedio.

Il mio primo ministro è uomo di talento, giusto e timorato: voi ne avete apprezzato già i pregi.

Non incorrete nell’errore della mia piccola isola, che anzitempo mi mandò in esilio ed oggi si pente di averlo fatto. Queste che io vi leggerò (tira fuori un messaggio) sono le parole di un cittadino di Astifalea che, dopo tanti anni di governo aristocratico, si continua a dolere della sua esistenza. Volete anche voi cadere in quest’inganno?

 

Legge recitando:

 

Maledetto paese

Lontano dalla civiltà,

tagliato fuori dal mondo intero!

Esecrabile è l’esistenza

In questa terra mediocre

Grigia

Senza orgoglio di patrie memorie

E di tradizioni

Senza stimolo di immaginazioni

O conforto di sognanti abbandoni…

 

Falaride viene interrotto da un improvviso volo di colombi. Guarda in alto e tutti l’imitano. Pitagora ne approfitta per prendere la parola.

 

PITAGORA: (puntando l’indice verso l’alto) Popolo di Akragas, guarda come una grande moltitudine di uccelli viene inseguita da un nibbio solitario! Basterebbe che i colombi avessero più animo per volgere in fuga il prepotente. Cosa può fare un uomo solo contro la coalizione di molti? Suvvia! Questo è il momento opportuno per liberarsi dalla tirannide (agita il pugno verso il tiranno, il popolo grida “morte al tiranno”).

 

Telemaco lancia un sasso verso Falaride, imitato dai popolani. La sassaiola si fa più fitta…

 

FALARIDE: (cercando inutilmente di parare i colpi con un braccio) Muoio! Morire ora… così… sulla pubblica piazza è una stoltezza, che tu, o popolo, pagherai a caro prezzo (cade).

 

La grande dote di Pippo Montalbano?

Rendeva grandi anche le cose piccole. Era il suo stile, la sua natura, quello di recitare sempre, in ogni luogo, per grazia ricevuta.

 

L’ULTIMO RECITAL

 Ultima recita di Montalbano

L’ultima recita di Pippo Montalbano è stata il 14 febbraio di quest’anno a Favara, nel recital tra musica e poesia “Viaggio nel mondo dei sentimenti”, organizzato dall’Associazione Culturale “Il libero canto di Calliope”, presieduto dalla poetessa Liliana Arrigo.

Fu felice di recitare dei brani di un mio racconto su un amore giovanile di Luigi Pirandello. Purtroppo, chiamato da impegni inderogabili fuori sede, non fui in grado di partecipare a quella grande manifestazione di amicizia, di signorilità, di disponibilità, che Pippo Montalbano mi tributò, con lo stesso impareggiabile spirito con il quale riusciva sempre a gratificare gli agrigentini che ne ammiravano la sua bravura.

 

La prima infatuazione di Luigi Pirandello a quindici anni

 

(brani dal racconto In famiglia, di Ubaldo Riccobono)

 

 

Jenny Schultz Lander Dieci anni aveva Giovanna; ma fanciulla in pieno rigoglio, ne dimostrava almeno quindici. E bella era, anzi bellissima, leggiadra come una piccola dea, con le treccine nere e gli occhi grandi di Madonna. Luigi l’incontrava spesso sul portone di casa, o per la via, sempre accompagnata dal padre oppure dalla madre, o a volte dalla sorella maggiore; e quelle sue labbra di corallo e gli occhi sfavillanti gli facevano sognare i primi baci d’amore e in segreto lo facevano smaniare. Quando Giovanna passava, i loro sguardi s’incrociavano per un attimo ed egli, alla sua vista, si sentiva rimescolare e borbottava un saluto sommesso e precipitoso, arrossendo sin nel bianco degli occhi.

Chiuso nella sua cameretta a studiare, di pomeriggio, se ne stava lungamente a meditare e i suoi pensieri volavano subito a lei, che stava al piano di sopra. Era una malia: possibile che una bambina di appena dieci anni potesse destargli quei sentimenti?

Avrebbe voluto vederla, parlarle a lungo, farla sorridere allegramente, come quando la sorprendeva per strada in conversazioni fitte fitte e innocenti coi familiari, ilare e disincantata. A costo di apparirle stupido, quante parole tenere le avrebbe sussurrato, se avesse avuto la fortuna di starle vicino per qualche momento.

 

Luigi fu al settimo cielo perché Giovanna ora scendeva spesso a trovare la sorella Annetta e, se avesse voluto, egli avrebbe potuto vederla in qualsiasi momento. Ma era stranamente ritroso: forse l’età di lei lo intimidiva,  o forse temeva di mancare di delicatezza nel rivolgerle la parola, perché intuiva che le ragazze era abili a leggere perfino nei meandri del cuore. Le rare volte che entrava, con il cuore in tumulto, nella stanza delle sorelle, quella visione angelica della fanciulla, che gli si rivolgeva con un meraviglioso sorriso, gli destava un desiderio impetuoso e folle di baciarla.

 

L’idillio sbocciò improvviso: era un giorno tiepido di primavera e Luigi s’era messo a studiare sul balconcino. Ogni tanto distoglieva lo sguardo dal libro che stava leggendo e, mettendo un dito per segno tra pagina e pagina, volgeva lo sguardo verso l’alto, al balconcino della stanzetta di Giovanna. Lei, quel giorno, apparve, celestiale visione, e sporgendosi gli rivolse per la prima volta la parola.

Pur potendo parlare a piacimento, i loro furono dialoghi timidi, frasi spezzate, discorsi indeterminati. Quando rimaneva solo, Luigi si diceva ch’era uno stupido: avrebbe potuto dirle tante cose. Dirle ad esempio che le voleva bene. Ma sempre, quand’era il momento, credeva di compromettersi troppo con parole definitive, serie, da grandi, che forse riteneva false; e desisteva. Era diventato un gioco tra loro, che si parlavano solo al balcone e mai

allorchè la fanciulla scendeva a trovare Annetta. E come in un gioco, a Luigi venne l’idea di mandarle dei messaggi, nei quali poterle esprimere i suoi sentimenti. La prima volta, scrisse un breve pensiero su un foglio di carta, lo avvolse ad un piccolo sasso e, con timore e mille titubanze, lo lanciò nel balcone di sopra.

 

Luigi cominciò a tempestarla di biglietti, sempre più coraggiosi; lei, sì, stava al gioco, ma si mostrava sempre la stessa, indecifrabile. Un giorno che s’era sporto più del dovuto per lanciare un biglietto, Luigi rischiò di cadere di sotto. Riuscì ad aggrapparsi all’inferriata all’ultimo momento, ma per fortuna se l’era cavata con un dente scheggiato.

Rientrato stanco dal lavoro, il padre, messo al corrente dell’accaduto, si arrabbiò. I biasimi del padre misero fine alla corrispondenza amorosa: pochi mesi più tardi, la famiglia di Giovanna andò a vivere in una città del nord, dove il padre era stato trasferito.

 

DEDICHE ALL’ATTORE

 

Nino Agnello, poeta, scrittore, saggistaGrande Finale

di Nino Agnello

 

Voce gesto corpo

Grido d’anima che se ne va

dietro le quinte di palcoscenico astrale.

 

Noi qui, astanti smarriti,

pronti a recitare l’ultimo atto

del suo capolavoro – la vita vissuta –

appena ricompare in punta di piedi

il regista, lui

l’eterno Liolà della Valle.

 

Siamo già coro compatto all’applauso,

al grande finale che l’incoroni

Maestro del dramma

che resta tutto per noi.

 

Lodi

a lui che ci precede,

a noi

il rimpianto dell’incompiuta

ultima cena in comune.

 

Università St.Andrews (Scozia) Lezione Sulla scena vuota

 di Ubaldo Riccobono

 

Sulla scena vuota

– dove parole erompevano

ed erano applausi

dalla platea formicolante –

la recitazione è conclusa.

 

In un’eco sonora

soltanto il ricordo

può effondersi ora

e durare in eterno.

 

Un marzo avaro di primavera

chiude il sipario di una vita

ma il tempo non potrà cancellare

nei cuori il Sogno dell’attore.

 

 

 

BIOGRAFIA DELL’ATTORE

 

Pippo Montalbano nasce ad Agrigento l’1 febbraio 1940. Esordisce a 14 anni, con "Pinocchio" di Collodi. Con alcuni amici fonda, nel 1963, la Compagnia di Prosa "Maschere Nude" che, nel 1965, è diventata la cooperativa ‘Piccolo Teatro Pirandelliano Città di Agrigento’ e nel 1989 ‘Piccolo Teatro Città di Agrigento’.  Dal 1 aprile 1968 al 30 aprile 2004 presta attività lavorativa presso l’INPS di Agrigento.
I registi teatrali e cinematografici con i quali ha collaborato sono:
Filippo TORRIERO, Ruggero JACOBBI, Emanuele PAGANI, Francesco ROSI, Giuseppe DI MARTINO, Andrea CAMILLERI, Gianni SALVO, Guglielmo FERRO, Silvio BENEDETTO, Marco PARODI, Fernando BALESTRA, Pino PASSALACQUA, Josè Maria SANCEZ, Alessandro DE ROBILANT, Marco Tullio GIORDANA, Roberta TORRE, Alberto SIROLI, Fabrizio CATALANO SCIASCIA, Giulio BASE, Graziano DIANA.

Principali rappresentazioni teatrali:

Luigi PirandelloDi Luigi Pirandello: LIOLA’, nei panni del protagonista dal 1973 al 1993, con quattro diverse edizioni e regie. Con l’edizione del 1976, della quale ha curato anche la regia, ha vinto il 2° premio al festival nazionale d’arte drammatica di Pesaro. Con l’edizione del 1986, con regista Gianni Salvo, ha vinto il premio come migliore attore protagonista della 4^ rassegna ‘Teatroclassicoggi’ di Mantova, anno 1992. Nel 2005, in una nuova messa in scena presentata alla XXXIII settimana Pirandelliana, ha interpretato il ruolo del co-protagonista don Simone.
CAPPIDDAZZU PAGA TUTTU di Pirandello-Martoglio, nel ruolo del protagonista don ‘Nzulu con la quale, nel 1985, ha vinto il festival nazionale d’arte drammatica di Pesaro.

Sempre di Luigi Pirandello ha interpretato:
COSI’ E’ (SE VI PARE), in tre diverse edizioni e, rispettivamente nei ruoli del consigliere Agazzi, del signor Ponza e di Lamberto Laudisi.
IL BERRETTO A SONAGLI, in quattro diverse edizioni e regie (alcune delle quali hanno previsto l’utilizzazione del testo dialettale ‘A BIRRITTA CU I CIANCIANEDDI dello stesso autore) nel ruolo di Ciampa.
PENSACI GIACOMINO, in tre diverse edizioni e regie.
‘A LA CALATA D’O SULI, della quale ha curato elaborazione testi e regia.
LA SAGRA DEL SIGNORE DELLA NAVE, in tre diverse edizioni e regie.
L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTU’, in due diverse edizioni e regie.


E ancora:


MA NON E’ UNA COSA SERIA – LA NUOVA COLONIA – LUMIE DI SICILIA – LA GIARA – LAZZARO – IL GIOCO DELLE PARTI – ‘U CICLOPU – VESTIRE GL’IGNUDI – IL PIACERE DELL’ONESTA’ – ‘A VILANZA di Pirandello/Martoglio

Interpretazioni di autori vari:
IL TEATRINO DI DON CANDELORO da G. Verga di Maricla Boggio
Leonardo SciasciaL’ONOREVOLE di Leonardo Sciascia in tre diverse edizioni e regie
IL RE MUORE di Jonesco
IL MARCHESE DI RUVOLITO – SAN GIOVANNI DECOLLATO di Martoglio
NOZZE DI SANGUE di Federico Garciaa Lorca
LA LUPA di Giovanni Verga
IL CAMALEONTE di Lo Presti
EUFROSINA di A. Zaccaria
SABATO, DOMENICA E LUNEDI’ di Eduardo De Filippo
IL VITALIZIO da Pirandello di Andrea Camilleri, in due diverse edizioni e regie
IL BELL’ANTONIO da Vitaliano Brancati, di Antonia Brancati – con Paolo Calissano e Guia Jelo
IL GIORNO DELLA CIVETTA da Leonardo Sciascia, di Gaetano Aronica – con Giulio Base e Milena Miconi – Regia di Fabrizio Catalano Sciascia. Con questo testo sono state effettuate due importanti tournèe invernali, nei mesi di gennaio/marzo del 2006 e del 2007, recitando nei più importanti teatri italiani.
MALERBA E LA LUPA di G. Volpe (da LA LUPA di G. Verga) nel ruolo di Malerba.
LUNA PAZZA da L. Pirandello di e regia di Gaetano Aronica, con Daniela Poggi.

 

Esperienze televisive e cinematografiche:

Anno 1974 – LE CHAMIN DE LA CROIX per conto della televisione nazionale francese, canale 2 di Marsiglia
Anno 1978 – LA MANO SUGLI OCCHI, tre puntate su RAIDUE, sceneggiato tratto dal Romanzo di A. Camilleni “Il corso delle cose”. Protagonisti: Leopoldo Trieste, Ida Di Benedetto, Massimo Mollica, regia di Pino Passalacqua
Anno 1982 – WESTERN DI COSE NOSTRE, tre puntate su RAIDUE, con Domenico Modugno, Raimond Pellegrin, regia di Pino Passalacqua
Anno 1993 – IL GIUDICE RAGAZZINO, con Giulio Scarpati, Sabrina Ferilli, regia di Alessandro De Robilant
Anno 1995 – UNA MADRE INUTILE, con Leo Gullotta, Athina Cenci, regia di Josè Maria Sanchez
Anno 1999 – I CENTO PASSI, con Tony Sperandeo, Luigi Burruano, Luigi Lo Cascio e la regia di Marco Tullio Giordana.
Il film, presentato alla 52^ mostra del cinema di Venezia, ha vinto il Leone d’oro per la migliore sceneggiatura ed è stato scelto per rappresentare l’italia per l’assegnazione dell’oscar del 2001. Ha vinto cinque “DAVID DI DONATELLO” nel 2001. il film è stato proiettato in tutte le più importanti sale italiane ed estere ed è stato e continua ad essere trasmesso da tutte le televisioni italiane ed internazionali. Viene utilizzato, spesso, per arricchire incontri e dibattiti sulla legalità e contro la violenza mafiosa.

Andrea Camilleri Anno 2000- “TOCCO D’ARTISTA” dalla serie del “Commissario Montalbano” di Andrea Camilleri, regia di Alberto Siroli, con Luca Zingaretti, trasmesso da RAI/DUE in prima serata, il 16.05.2001, e più volte replicato.
Anno 2001 -“ANGELA”, per la regista Roberta Torre, film che ha partecipato al Festival del cinema di Cannes del 2002
Anno 2002- “LA MEGLIO GIOVENTU”, con Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, regia di Marco Tullio Giordana. Il film ha partecipato al festival di Cannes del 2003, vincendo il premio speciale “un certain regard”. Ha anche inaugurato la 50^ edizione del film-festival di Taormina il 7 e l’8 giugno 2003.
Anno 2005- “TAROCCHI DI SANGUE”, dalla serie “DON MATTEO”, trasmessa da RAI/UNO, in prima serata, il giorno 1 febbraio del 2006, con Terence Hill, Nino Frassica, Flavio Insinna, regia di Giulio Base. L’episodio è stato replicato, su RAI/UNO, il 01.07.07 ed il 26.08.08.
THE INQUERY”, film storico-religioso ambientato al tempo di Gesù Cristo. Girato in lingua inglese tra la Tunisia e la Bulgaria, cooproduzione Italo-Americana con Daniele Liotti, Monica Cruz, Ornella Muti e il Premio Oscar Murray Abraham, due puntate trasmesse da RAI/UNO il 2 e il 3 aprile 2007, in prima serata.
Anno 2006- “MARASCIA’…un eroe antimafia”,nel ruolo del maresciallo Giuliano Guazzelli, ucciso dalla mafia nei 1989. E’ stato realizzato un DVD distribuito in Italia dall’Assoc. Culturale “Dietro le quinte”.
Anno 2007-“UNA VITA RUBATA” film tratto da un fatto di cronaca con protagonista Beppe Fiorello e la regia di Graziano Diana. Il film è stato trasmesso da RAIUNO, in prima serata, il 10.03.08.

 

Riconoscimenti

 Pippo Montalbano 2007, Premio Sikelè

1976: premio “LA ROSA DI PESARO” al 29° festival nazionale d’arte drammatica.
1985: premio “LA ROSA DI PESARO” al 38° festival nazionale d’arte drammatica.
1987: premio “MASCHERE NUDE”, 3’ edizione, comune di Porto Empedocle.
1988: premio speciale “LA TORRETTA D’ORO” città di Grotte.
1988: premio speciale “CIULLO D’ALCAMO” come migliore attore protagonista nel ruolo di LIOLA’ al teatro di Alcamo.
1992: premio speciale come migliore attore protagonista alla rassegna nazionale “TEATROCLASSICOGGI” di Mantova.
1992: premio speciale “SCENA” alla carriera, comune di Zafferana Etnea.
1997: premio “PIRANDELLO NEL CUORE”, comune di Porto Empedocle.
1998: premio “SALVO RANDONE” come migliore attore protagonista nel personaggio di Marabito del “VITALIZIO”, al 6° festival nazionale teatro di base città di Sciacca.
1999: premio “EURAKO ’99”, come migliore attore protagonista, nel ruolo di CIAMPA de “Il berretto a sonagli”, a Termini Imerese.
1999: premio speciale alla carriera “TELEACRAS-PUNTO FERMO” Agrigento.
2001: premio “ALESSIO DI GIOVANNI” per i successi teatrali e cinematografici.
2001: premio internazionale “CAOS” 2001 per tutti i personaggi pirandelliani a cui ha dato vita e vigore e per essere l’unico attore sempre in scena in tutte le 28 edizioni della “SETTIMANA PIRANDELLIANA”.

2007: Premio Sikelè per il teatro

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