Tag

, , ,

Normal
0
14

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;}

SCIASCIA FOR EVER

Racalmuto, fontana e castello 

A VENT’ANNI DALLA MORTE

 

Leonardo SciasciaVenti anni fa moriva a Palermo, nella sua abitazione di Villa Sperlinga, Leonardo Sciascia.

Qualcuno titolò:”Ora la Sicilia è più sola”, riferendosi principalmente al problema mafia.

Duplice errore, perché innanzitutto la genialità di Sciascia va apprezzata a 360 gradi, e precipuamente sotto il profilo letterario. Lo Sciascia mafiologo o politico è secondario rispetto al letterato, all’uomo di cultura e di pensiero, al ragionatore. Sciascia fu uno scrittore di spessore europeo e gli argomenti di mafia furono degli strumenti ineguagliabili per far capire non solo la società italiana,ma anche lo stato di crisi della civiltà occidentale.

Potè giustamente affermare che la Sicilia è metafora del mondo. Quindi all’indomani della sua morte, e oggi più che mai, le sue opere rimangono un patrimonio unico, in grado di farci capire la realtà attuale.

Con Sciascia non si finirà mai. Quando  e quanto più crediamo di conoscerlo, ecco che ci sorprendiamo  a scoprirlo in un passo, o in una frase; o a sovvertire, tra i suoi libri, l’ordine delle preferenze, delle affezioni. La grandezza di Sciascia è d’aver scritto a futura memoria, per un lettore sempre da trovare in ogni tempo. Niente e nessuno potrà togliergli questa paternità, questa autenticità.

 

L’ANNIVERSARIO DELLA MORTELuigi Pirandello

DI LUIGI PIRANDELLO

 

Tra venti giorni ricorrerà l’anniversario della morte di Luigi Pirandello (10 dicembre 1936). Anche in ciò i due grandi letterati agrigentini furono vicini. Morirono giovani (a 68 Sciascia, a 69 Pirandello), molto avrebbero potuto dare ancora alla letteratura, ma sicuramente lasciarono una eredità immensa e soprattutto di grande attualità. Fino all’ultimo furono impegnati a scrivere. All’indomani della morte di Sciascia uscì “Una storia semplice”, mentre Pirandello, ammalatosi di polmonite mentre assisteva alle riprese del film Il fu Mattia Pascal, di cui aveva scritto la sceneggiatura, sul letto di morte tracciava al figlio Stefano lo schema del terzo atto del mito I giganti della montagna, rimasto incompiuto. Un esempio più unico che raro di cosa significhi la scrittura per letterati d’eccezionale spessore. Pirandello diceva che “la vita o si vive o si scrive” e Sciascia mentre scriveva affermava di trovarsi sempre “in stato di grazia”.

 

IL FUOCO E LA RAGIONE

 Il fuoco e la ragione, saggio su Pirandello e Sciascia

La scrittura del mio saggio “Il fuoco e la ragione” ha del casuale e del provvidenziale.

Doveva essere inizialmente una semplice conferenza su Pirandello e Sciascia, una lezione da tenere agli studenti del Dipartimento di Italianistica dell’Università di Saint Andrews, la più antica di Scozia. Ma mi accorsi subito, approfondendo alcune tematiche, che l’argomento si prestava moltissimo a sviluppare il legame a filo doppio tra l’arte pirandelliana, magmatica ed esplosiva, e la ragione dell’illuminista Sciascia, trattati come padre e figlio. Sciascia è eccelso, ma non ha il fuoco di Pirandello. Egli lo sapeva, ma proprio questo fuoco diede linfa alla forza e alla saggezza del suo ragionamento. Non c’è opera di Sciascia che non abbia un riferimento a Pirandello: Pirandello è stato il suo terreno di coltura e di cultura. “Pirandello e il pirandellismo” fu l’opera di Sciascia scritta ex professo per vincere il Premio Pirandello, che gli diede il salvacondotto nell’agone critico-letterario. Ma già nelle Parrocchie di Regalpetra, sua opera più grande, c’è tanto Pirandello. Scrisse ancora “Pirandello e la Sicilia” e “Alfabeto pirandelliano”, dove evidenti appaiono i rimandi. Lungo sarebbe elencare i richiami, piccoli e grandi, all’arte pirandelliana disseminati in tutta la vasta produzione letteraria di Leonardo Sciascia. Ma non per questo si può affermare che vi siano plagi o contaminazioni. Si tratta di due grandissimi autori, così simili e così diversi, che continuano ad offrirci spunti di riflessione memorabili e a fornisci ampi squarci per renderci effettivo conto della società attuale.

Ma la cosa più bella è che, proprio nell’anno del ventennale della morte di Sciascia, il mio saggio “Il fuoco e la ragione” ha ottenuto due primi premi per la sezione saggistica:

          il Premio Francesco da Paullo (Lago Gerundo) conseguito nella cittadina della cintura milanese il 3 ottobre scorso;

          il Premio Culturale “Alessio di Giovanni” della città di Cianciana (Agrigento), che sarà conferito dall’omonima Fondazione Alessio di Giovanni.

Il modo più bello – provvidenziale – per celebrare il ventennale della morte di Leonardo Sciascia e il rapporto unico, incredibile, stupendo che intercorre tra i due scrittori agrigentini, padre e figlio letterari.

 

 

 

 

 

 

Advertisements