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ENZO SARDO

INTELLETTUALE RACALMUTESE

 

FA LA RADIOGRAFIA

DELLA CITTA’ DI SCIASCIA

 


“Tutti amiamo il luogo in cui siamo nati e siamo portati ad esaltarlo. Ma Racalmuto  è davvero un paese straordinario. Oltre al circolo e al teatro, che richiamava un tempo le compagnie più in voga, di Racalmuto amo la vita quotidiana, che ha la dimensione un po’ folle. La gente è molto intelligente, tutti sono come personaggi in cerca d’autore. Io ammiro molto il mio vicino di campagna, un contadino saggio, non corrotto, che è emigrato per tre mesi in Germania, dove avrebbe potuto  costruirsi un piccolo (molto piccolo) gruzzolo, ma che ha preferito tornare dicendo «io sono felice a Racalmuto» «sono un privilegiato» «vivo bene»”
(L. Sciascia, La Sicilia come metafora)

 

 

Non poteva non uscire nell’anno del ventennale dalla morte di Sciascia, questo libro di spessore di Enzo Sardo, “Racalmuto, Storia, Arte e Cultura” (Ed. Salvatore Sciascia, Caltanissetta, 1989, €. 18,00) che traccia della “città della ragione”, del suo patrimonio artistico-culturale e dei suoi uomini più rappresentativi, un quadro approfondito e affettuoso; perché non vi è soltanto Leonardo Sciascia a fare di Racalmuto una città straordinaria. Ovviamente, oltre che il lustro, Leonardo Sciascia ne è stato il cantore inimitabile, soprattutto nel romanzo Le parrocchie di Regalpetra.

In una sinossi etimologica molto articolata del libro, vengono indicate le origini del nome del paese, che subì varie modifiche fino a coincidere grosso modo con le spiegazioni finali date da Leonardo Sciascia:

 

“Desolata da una peste la trovarono gli arabi, e perciò nella loro lingua la chiamarono “villaggio morto”; e nel 1355, dopo un’orrida invasione di cavallette, la peste esplose con tale violenza che deserto fece il paese, e i pochi scampati ricostruirono più a monte, lasciando vuote e morte, in una contrada ricca d’alberi che gli arabi predilessero, le loro vecchie case” (Leonardo Sciascia, Le parrocchie di Regalpetra)

 

Dopo una diffusa prolusione sulla storia del paese, dagli arabi ai normanni, Enzo Sardo si sofferma in particolare sulla famiglia Chiaramonte e sulla signoria dei Del Carretto. Di questi ultimi parla anche Leonardo Sciascia nell’incipit de “Le Parrocchie di Regalpetra”:

 

“Nella chiesa del Carmine c’è un massiccio sarcofago di granito, due pantere rincagnate che lo sostengono. Vi riposa “l’ill.mo Don Girolamo del Carretto, conte di questa terra di Regalpetra, che morì ucciso da un servo a casa sua, il 6 maggio 1622”

 

“Il conte stava affacciato al balcone tra le due torri guardando le povere case ammucchiate ai piedi del castello, quando il servo Antonio Di Vita “facendoglisi da presso, l’assassinò con un colpo d’arma da fuoco”. Era un sicario, un servo che si vendicava; o il suo gesto scaturiva da una più segreta e appena sospettata vicenda? Donna Beatrice, vedova del conte, perdonò al servo Di Vita, e lo nascose, affermando con più che cristiano buonsenso che “la morte del servo non ritorna in vita il padrone”… Comunque, la sera di quel 6 maggio 1622, i regalpetresi certo mangiarono con la salvietta, come i contadini dicono per esprimere solenne soddisfazione; appunto in casi come questi lo dicono, quando violenta morte rovescia il loro nemico, o l’usuraio, o l’uomo investito di ingiusta autorità”

 

Enzo Sardo inizia proprio “dagli uomini della ragione”, includendo accanto a Sciascia due personaggi passati quasi alla leggenda di Racalmuto, il sindaco Gaspare Matrona e il medico Francesco Burruano (1859-1931):

 

Proprio alla fine del secolo XIX e precisamente dal 1865 al 1888, grazie alla capacità politica gestionale ed alla lungimiranza e determinazione dei tre sindaci dell’Era Matrona e cioè del notaio Alaimo, dell’avvocato Gaspare Matrona e dell’avvocato Gaetano Savatteri, Racalmuto attraversò un periodo di grande risveglio socio economico, realizzando una serie di opere straordinarie quali, il Municipio, il teatro, la caserma dei carabinieri, la posta, alcune scuole, la pavimentazione della piazza principale, il macello comunale.

 

Gaspare Matrona utilizzò molte risorse personali, compiendo una grande opera di mecenatismo nei confronti dei suoi concittadini.  

 

“Francesco Burruano, certamente, fu un medico sempre disponibile e generoso, tanto è vero che nell’esercizio della sua professione non fu mai accecato dal denaro, ma lavorò intensamente per lenire le sofferenze degli ammalati e dare soccorso agli infermi…

Nel frontespizio della cappella gentilizia è stato inciso uno splendido epitaffio:

 

Divinum est

Lenire dolorem

Et aegrotis salutem dare

Feci quod potui

Faciant meliora potentes

 

Filantropo non per posa, ma per convincimento, per tutti aveva una parola di conforto e di incoraggiamento, specialmente per i minatori, nei confronti dei quali oltre alle cure mediche dedicò studi e ricerche particolari”

 

La Chiesa Madre e l’Orbo di Racalmuto

 

L’attuale chiesa Madre, collocata a nord della piazza centrale di Racalmuto, nasce come chiesa di Santa Maria dell’Annunziata. La documentazione notarile attesta che era già esistente nel 1521.

 

Enzo Sardo precisa poi che venne elevata a chiesa Madre nel 1620, una volta consolidata nella fabbrica. All’interno della chiesa Madre, armoniosa nel suo impianto architettonico, spicca una ricchezza artistica di notevole importanza. E soprattutto di grande risalto sono tre opere di Pietro D’Asaro, l’Orbo di Racalmuto, conosciuto anche come il Monocolo.

 

Pietro D’Asaro nacque a Racalmuto nel 1579… Sicuramente era cieco d’un occhio e, pertanto, lo chiamavano Monocolo Racalmutese… Gli esperti della storia dell’arte ritengono che le tele di Pietro D’Asaro denotano la conoscenza della complessa cultura siciliana del tempo. Dovette compiere un lungo periodo di formazione nelle città di Napoli, Roma, Genova e Milano.

 

Forse allievo del toscano Filippo Paladini, Pietro D’Asaro non è immune da un certo manierismo genovese intriso di cultura romana e di naturalismo veneto. Alcune elementi figurativi richiamano influenze riscontrabili in quella pittura napoletana che si muove tra il D’Errico ed il Curia e risentono di alcune morbidezze cromatiche derivanti dal Barocci e dagli Zuccai.

Nella parete dell’ingresso principale della chiesa Madre di Racalmuto, ai due lati del portone, si trovano due tele di Pietro D’Asaro.

A sinistra si trova la Madonna della Catena, dipinta tra il 1630 e il 1633, con in basso a sinistra della rappresentazione dei piccoli Maria Branciforte figlia del principe di Butera e di Giovanni V penultimo conte della dinastia dei Del Carretto, promessi sposi.

 

Quella collocata alla destra dell’ingresso rappresenta l’Immacolata con San Francesco e Santa Chiara, che costituisce una piramide compositiva, e ricorda il dipinto dell’Immacolata  con San Francesco e Santa Margherita, custodito nella chiesa Madre di Butera e realizzato da Filippo Paladini, del quale Pietro D’Asaro si considerava discepolo.

Sempre all’interno della chiesa Madre di Racalmuto, sopra l’altare dedicato Santa Maria Maddalena penitente, abbiamo un’altra tela di Pietro D’Asaro, raffigurante la cena in casa del Fariseo, ricca di personaggi e di particolari.

 


Di Pietro D’Asaro, Enzo Sardo riporta sul suo libro anche l’immagine del particolare della Sacra Famiglia, olio su tela custodito nella chiesa Madre di Canicattì, nonchè San Carlo Borromeo in adorazione, custodito nel convento di San Domenico di Palermo, olio su tela di 262×200, realizzato nel 1612.   

 


I luoghi sciasciani

 

Se si effettua un’approfondita ricerca non c’è luogo né personaggio di Racalmuto che non venga citato nelle opere di Leonardo Sciascia. Enzo Sardo in particolare si sofferma sulla chiesa di Santa Maria del Monte e della sua festa, che lo scrittore ricorda ne “Le parrocchie di Regalpetra”:

 



“Nella festa il paese si circonda come di un’aureola di grasso odore, una friggente aureola dei grassi agnelli castrati. Il castrato è in tutte le case, intride di grasso fumo le vesti, chiama vino, rosso e denso vino, castrato, sedani e vino; e nelle taverne non ci sono abbastanza mani a servire il piatto del castrato e i boccali del vino a tutte le persone che se ne stanno fitte intorno ai tavoli e chiamano a gran voce il servizio. Per quei giorni il compito dei ragazzi, segretamente istruiti dalle mamme, è quello di star dietro ai padri, che non si ubriachino e che almeno li riconducano a casa quando son pieni di vino. E’ una festa rissosa, esplode rossa ira, sensualità disperata”
(Leonardo Sciascia, Le parrocchie di Regalpetra)

 

Dalle parole di Sciascia a quelle di Enzo Sardo:

 

“La festa inizia nel tardo pomeriggio di venerdì con il suono delle campane, il rullo dei tamburi, lo sparo di ventuno colpi di cannone e le bande musicali che suonano marcie trionfali recandosi verso il Santuario. Dopo la Santa Messa, verso le ore 20 inizia la prima processione detta del Trionfo o Fiaccolata. Una statua della Madonna, trainata dai buoi, accompagnata dalla banda musicale e dai moltissimi fedeli, si ferma in Piazza Francesco Crispi, dove si svolge la recita che rievoca la leggenda della venuta della Madonna a Racalmuto”

 

Sardo racconta, poi, che la mattina del sabato c’è la sfilata di tre alti ceri, che si fermano in Piazza. I giovani s’arrampicano sui ceri per la presa della bandiera, conquista sinonimo di forza e di coraggio, che in passato generava risse tra gruppi o famiglie. La domenica il clou della festa.

 

“Ma l’elemento più originale era ed è rappresentato dalle offerte che vengono portate dentro la chiesa con i cavalli. Praticamente, gli animali bardati a festa con le sacche piene di frumento, cavalcati dai devoti, si radunano davanti la scalinata che conduce al Santuario attraverso il portone centrale e a colpi di frustino e incitati dalle urla della folla sempre numerosa e curiosa salgono di corsa la scalinata composta da 42 gradini ed entrano direttamente nel tempio, dove depositano la promessa e tornano indietro”

 

Tra i luoghi sciasciani non poteva mancare il teatro di Racalmuto, la cui ristrutturazione fu fortemente voluta dallo scrittore e dove si tiene una mostra di costumi del tenore racalmutese Salvatore Puma, apprezzato in tutto il mondo.

 




 

A Leonardo Sciascia è stata dedicata un’aula dell’attuale scuola elementare, con la ricostruzione degli arredi del tempo in cui Sciascia fu, prima alunno e poi maestro, nonché con gli strumenti che servivano a Sciascia per scrivere le sue opere.

 

 


 

La fondazione Sciascia

 


Enzo Sardo, eletto sindaco di Racalmuto il 10 dicembre del 1989, convocò il Consiglio comunale per il 20 dicembre dello stesso anno, facendo approvare all’unanimità la costituzione della “Fondazione Leonardo Sciascia”, che nell’aprile del 1994 trovò collocazione nei locali della ex centrale elettrica restaurata, acquistata dal Comune nel 1885 per tale destinazione. La Fondazione è dotata al piano terra d’una magnifica ed elegante sala conferenze, che può ospitare oltre 300 persone, e di una mostra fotografica di grandi artisti, quali Scianna, Leone, Catalano, Minnella, Sellerio, Quatriglio, Pecoraino, Vergari, Henri Cartier Bresson e Tulumello, dedicata allo scrittore.

 

 

 

Nel salone del primo piano sono esposti 200 quadri, quasi tutti provenienti dalla famiglia Sciascia, molti dei quali di artisti siciliani (Guttuso, Caruso, Guccione, Messina, Patania, Tranchino). La maggior parte raffigurano ritratti di scrittori italiani e stranieri, che Sciascia collezionava e incorniciava. Nella parte centrale del salone vi sono anche le bacheche con i libri dello scrittore tradotti in molte lingue, alcuni registri di scuola con firma autografa di Sciascia maestro. Nella biblioteca vi sono anche oltre 9.000 volumi, 2.000 dei quali donati dalla famiglia Sciascia.

 

Enzo Sardo non manca di ricordare la visita, avvenuta il 24 maggio 1989, del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, legato da amicizia e stima al grande scrittore, cui ha voluto rendere tale onore nella ricorrenza del ventennale della morte.

 

 

Biografia dell’autore

 

Enzo Sardo nasce a Racalmuto il 23 giugno 1954. Si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Palermo nel 1978. E’ stato sindaco del Comune di Racalmuto dal 10 dicembre 1989 al 15 gennaio 1992. Nell’anno 1993 assieme ad altri amici costituisce il Comitato Pro Università della Provincia di Agrigento. Dal dicembre del 2004 al gennaio 2008 è stato componente del Consiglio di Amministrazione del Polo Universitario della Provincia di Agrigento. Nell’anno 1996 ha pubblicato il libro “Storia dello Statuto Siciliano. Nell’anno 2006 ha pubblicato il volume “Storia della Fondazione Leonardo Sciascia, un grande sogno” per il quale ha ricevuto il premio Jalari 2007. Nell’anno 2007 ha pubblicato il volume “Etica del tributo,il cittadino contribuente e l’Agenzia delle entrate” Nel gennaio del 2009 fonda un movimento socio culturale denominato “Neopositivismo Siciliano”.

 

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