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LUMIE DI SICILIA, LA MORSA

CENTO ANNI FA

IL DEBUTTO DI PIRANDELLO IN TEATRO

 

Il 1910 fu l’anno della svolta per l’attività artistica di Luigi Pirandello. Già a fine 1909 era apparso, a puntate nella “Rassegna Contemporanea”, il romanzo I vecchi e i giovani, mentre  il Corriere della Sera” pubblicava tre novelle Mondo di carta (4 ottobre), La giara (20 ottobre), Il lume dell’altra casa (12 dicembre).

Il 19 gennaio del 1910 il direttore del Corriere della Sera Albertini scrive a Luigi Pirandello una lettera, invitandolo con qualche raccomandazione a una collaborazione duratura con il giornale che già lo scrittore aveva definito il principe dei nostri giornali quotidiani

 

Egregio Professore,

Come avrà visto, abbiamo già pubblicato tutte le Sue novelle. Ora saremo lieti se Ella vorrà mandarcene qualcun’altra. Se ci è lecito farLe una raccomandazione, vorremmo dirLe che, per un giornale quotidiano ci sembra, quando è possibile, più opportuno evitare gli argomenti o troppo tristi ovvero che possano, per qualche ragione, riuscire un po’ ripugnanti. L’ideale delle novelle sarebbero: “La giara” o “Il lume dell’altra casa”. Questo lo dico solo per Sua norma, poiché Ella ha così gentilmente corrisposto alla nostra richiesta di collaborare al Corriere, ma Ella sa come la Sua collaborazione sia sempre molto accetta.

            Le sarò grato se vorrà scrivermi qualche cosa e la prego di credermi.

 

La collaborazione di Luigi Pirandello con il Corriere della Sera continuò ininterrottamente fino all’8 dicembre 1936, cioè 2 giorni prima della morte del Premio Nobel.

Precoce fu l’interesse dello scrittore verso il teatro. Già in una lettera ai familiari del 4 dicembre del 1887  Pirandello aveva soltanto venti anni – così scriveva da Roma:

 

Ieri sera sono stato al teatro Valle… alla rappresentazione della Morte civile, per Tommaso Salvini… Oh il teatro drammatico! Io lo conquisterò. Io non posso penetrarvi… senza provare una viva emozione… un eccitamento del sangue per tutte le vene… E’ la vecchia passione che mi vi trascina, e non mi entro mai solo, ma sempre accompagnato dai fantasmi della mia mente…

 

Il 9 dicembre del 1910 quello che Pirandello era un sogno diventa realtà. Al teatro Metastasio di Roma la compagnia “Teatro minimo” di Nino Martoglio rappresenta gli atti unici Lumie di Sicilia e La morsa. Mentre Lumie di Sicilia era una piece teatrale ricavata dalla novella omonima del 1910, la stesura de La morsa risale – pare – al 1892 e il soggetto della stessa andò sotto forma di novella nel 1897, a riprova della precocità teatrale di Luigi Pirandello. Fu un debutto che richiamò l’attenzione sull’autore, che cominciò a dedicarsi con molto impegno al teatro, fino a realizzare commedie rappresentate in tutto il mondo che contribuirono a fargli ottenere il Premio Nobel nel 1934.

 

Lumie di Sicilia

 

Le lumie di Sicilia sono grossi limoni profumati e nell’immaginario del protagonista dell’atto unico, Micuccio Bonavino che suona in una banda del paese l’ottavino, rappresentano l’ingenuità, la fedeltà e il ricordo del passato. Dopo una lunga malattia, che l’ha tenuto tra la vita e la morte, guarito grazie anche ad una somma di denaro fattagli pervenire dalla grande cantante Teresina Marnis, ora Sina, da lui scoperta, egli si reca in una città settentrionale per incontrarla e realizzare il loro sogno d’amore. Ma le illusioni amorose del giovane si scontrano con la nuova realtà. Sina non è più la ragazzina rozza che lui ha scoperto e ha fatto studiare in conservatorio, dopo aver venduto un podere; ha avuto un grande successo e conduce una vita libera. Resosi conto dello stridente contrasto, la sua reazione alla fine è violenta e ritira le profumate lumie che ha portato a Teresina dal paese.

 

SINA (facendo per accorrere): Oh! Le lumie!Le lumie!

MICUCCIO (subito fermandola) Tu non le toccare! Tu non devi neanche guardare da lontano! (Ne prende una e la avvicina al naso di zia Marta.) Sentite, sentite l’odore del nostro paese… – E se mi mettessi a tirarle a una a una su le teste di quei galantuomini là?

MARTA: No, per carità!

MICUCCIO: Non temete. Sono per voi sola, badate, zia Marta! Le avevo portate per lei… (Indica Sina.) E dire che ci ho anche pagato il dazio… (Vede sulla tavola il danaro, tratto poc’anzi dal portafogli; lo afferra e lo caccia nel petto di Sina, che rompe in pianto.) Per te, c’è questo ora. Qua! qua! ecco! così! E basta! – Non piangere – Addio, zia Marta! – Buona fortuna!

Si mette in tasca il sacchetto vuoto, prende la valigia, l’astuccio dello strumento, e va via.

Tela

 

Nella restituzione dei soldi inviatigli da Sina e nella negazione delle lumie, c’è un disprezzo viscerale da parte di Micuccio del successo ottenuto dalla cantante, dalla quale lo separa un passato sepolto che non può ritornare. Micuccio è un vinto che vive di ricordi e si è fermato, mentre Sina è una donna viva che ha trovato la sua strada. C’è in questo iato incolmabile, forse, anche il dramma dello scrittore che ha potuto raggiungere il successo, sacrificando sogni e persone care, fino ad affermare poi “la pazzia di mia moglie sono io”.

 

La morsa

 

La morsa è un bel titolo per riassumere in una parola la situazione di questo dramma, con la protagonista Giulia, presa in mezzo alla vigliaccheria dell’amante e all’irriducibilità vendicativa del marito. La donna non ha via d’uscita di fronte alla titubanza estrema dell’amante che teme che il marito abbia scoperto la loro relazione. L’amante non costituisce una valida alternativa al rapporto coniugale andato in frantumi. Ne approfitta il marito che le tende una rete, dicendole di averli visti amoreggiare, e la costringe al suicidio, senza concederle di vedere per l’ultima volta i figli. All’amante che accorre grida:”Tu l’hai uccisa!”.

In questo atto unico il gioco psicologico è molto più sottile rispetto a quello di Lumie di Sicilia e tiene il dramma lontano da ispirazioni veriste. Ancora una volta Pirandello sottilmente si schiera dalla parte della donna, che diventa in questo dramma vittima sacrificale.

 

ANDREA:… Comincerò daccapo, pe’ miei figli! Va’ via!

GIULIA: Andrea, uccidimi piuttosto! non parlarmi così! Ti chiedo perdono per loro: ti prometto che non ardirò più di guardarti in faccia… Per loro…

ANDREA: No.

GIULIA: Lasciami in casa per loro…

ANDREA: No!

GIULIA: Sarò la tua schiava!

ANDREA: No!

GIULIA: Te ne scongiuro…

ANDREA: No, no, no. Non li vedrai più.

GIULIA: Fa’ di me quel che vuoi…

ANDREA: No!

GIULIA: Ma sono pur miei!

ANDREA: Ci pensi ora? Ora? Ci pensa ora!

GIULIA: Sono stata una pazza…

ANDREA: Anch’io!

GIULIA: Sono stata una pazza; la mia colpa non ha scusa, lo so! Io non accuso che me… Ma un momento di pazzia, credimi. Ti amavo, sì! Mi sono sentita trascurata da te…

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