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LE QUATTRO RADICI DI EMPEDOCLE

NELLE SCULTURE DI GREG WYATT

 

“L’influenza maggiore su di me la ebbe l’adorata Firenze, ove divenni un giovane studente americano inestricabilmente avviluppato tra le sue bellezze e le sue meraviglie. Mi sentivo a casa nella Toscana storica, tra i suoi siti etruschi e le sculture di Donatello, Verrocchio, Michelangelo e Cellini. Era giunto per me il momento di “scrivere” in tre dimensioni, il che per me poteva significare solo bronzo”

 

Greg Wyatt (nt. 16 ottobre 1949, Grand View-on-Hudson nella contea di Rockland, –nello stato di New York) è scultore famoso, capofila della corrente neo-realistica americana. Le sue opere monumentali, infatti, sono presenti in diverse collezioni, nei giardini, nelle piazze e nei musei di diverse città del mondo, tra cui: negli Stati Uniti, Charleston,  Long Island, NY, Nashville, New York, Washington; in Oriente, in Cina a Pechino; in Francia a Parigi, in Inghilterra a Stratford-upon-Avon, città natale di Shakespeare; in Italia a Firenze, ad Agrigento presso il museo Archeologico, a Poppi e ora anche nella città di Bitetto (Bari). Wyatt, laureato della prestigiosa Columbia University, ha frequentato il corso di scultura alla National Accademy School of Design, dove ha approfondito le sue conoscenze sull’anatomia. Durante un viaggio decisivo in Italia, nel 1974, si è accostato ai grandi maestri italiani del Rinascimento e alla tecnica della fusione del bronzo. Oggi vive a New York dove dirige una scuola superiore d’Arte della scultura ed ha il suo laboratorio sotto la Cattedrale di St. John the Divine.

Il rapporto privilegiato con l’Italia ha spinto lo scultore a donare diverse opere.

“Two Rivers” (I due fiumi) è l’opera monumentale (altezza 4,70) in bronzo, donata alla città di Firenze.

 

Il leone e Volcanus sono le sculture donate invece al comune di Poppi.

 


Lo scultore scopre Akragas

e il filosofo della natura Empedocle

 

Non solo Firenze e la Toscana, ma anche la Valle dei Templi e la Sicilia classica rientrano nel progetto artistico di Greg Wyatt. Innamorato dell’antica Akragas e della filosofia della natura di Empedocle, del quale studia i frammenti, nasce in lui la ferma determinazione di portare una grande mostra nella Valle dei Templi, intitolata “Empedocles”, che viene realizzata nel dicembre del 2008. Tutto ciò avviene nel solco della continuità, perché l’opera più famosa di Wyatt “Peace Fountain” (Fontana della Pace), che si trova a New York davanti la Cattedrale di St. John the Divine, celebra il trionfo del bene sul male ed evoca il caos primordiale.

 

Nel leggere i frammenti di Empedocle, Greg Wyatt rimase folgorato dalla visione cosmica del filosofo, che gli diede conferme sulla lotta incessante tra bene e male, tra amore ed odio. Così concepì le quattro radici empedoclee (Terra, Acqua, Aria, Fuoco) come elementi arborei al sommo dei quali sta un’immagine femminile, identificabile nella forza di Venere che unisce tutte le cose, secondo la concezione cosmologica del grande filosofo agrigentino.

Ascoltami, o Pausania,

prole del savio Anchito:

per volere del caso

e per antica necessità

quattro sono le radici del mondo:

Terra, Acqua, Fuoco, Etere.

Appena s’accozzano

immediata sorge la lite.

Due argomenti apprenderai:

l’Uno ha origine dalle radici mescolate

e dall’Uno nascono le singole radici.

Ogni cosa ha doppia morte

e doppio nascimento,

giacchè si mescola nel tutto

e il tutto poi torna a separarsi.

Questo ciclo cominciò col mondo

e durerà in eterno

per impulso di due principi:

l’Amicizia che mescola tra di loro le radici

e l’Odio che, una volta unite, le sparpaglia.

Così l’Uno nasce dal più

e dall’Uno il più rinasce.

Entrambi han vita

ma il loro ciclo stabile non è;

la loro alternanza infaticabile

dura in un cerchio eterno.


 

Attentamente ascolta:

come prima ti ho detto

due sono i principi della vita.

L’Uno si forma dal più

e dall’Uno il più rinasce,

e cioè le quattro Radici:

Terra, Acqua, Fuoco ed Etere.

Vi sono anche due forze primitive:

Odio ed Amicizia.

Quest’ultima, innata ad ogni unione,

presiede ad opere leggiadre

con il nome di Venere o Allegrezza,

come la definiscono,

sebbene nessuno seppe indicare

perchè, anche involuta, unisca le cose.

L’Amicizia e l’Odio sono eguali

l’una sull’altro prevalendo

per volere del caso.

Non può nascere quindi

cosa che prima non era,

nè può perire cosa

che prima non esisteva.

E poi dove andrebbe a perire?

Esiste al mondo luogo

che non fa parte del tutto?

Onde verrebbe se non è mai esistito?

Ogni cosa deriva dal Tutto:

quindi accrescersi potrebbe se questo è Tutto?

Le cose in verità sono sempre le stesse:

si mescolano e si separano,

a vicenda muovendosi tra loro

e nascono sempre nuove forme

commiste di radici primordiali.

 

AKRAGAS AL TEMPO DI EMPEDOCLE

 

Greg Wyatt, con la generosità che lo contraddistingue, ha voluto donare al Museo Archeologico Regionale di Agrigento le quattro sculture monumentali in bronzo, rappresentanti le quattro radici empedoclee, che trovano naturale collocazione all’esterno del museo, nel quale sono comprese numerose opere artistiche del periodo in cui visse il celeberrimo filosofo. Un valore aggiunto per questo splendido Museo, unico del genere in Europa, ricchissimo di oggetti preistorici e storici dell’antica Akragas.

 

Questo Telamone, uno dei 38 che avevano il compito di sorreggere la trabeazione del grandioso Tempio di Zeus Olimpico, è alto mt. 7,61 ed è stato ricostituito in una grandiosa sala del Museo Archeologico. In una parete della sala, in apposite nicchie, vi sono altre teste di Telamoni.

 

Questa testa leonina è uno degli ornamenti di gronda, proveniente probabilmente dal Tempio di Eracle, che avevano lo scopo anche di spaventare e di allontanare le potenze del male.

 

La decantata bellezza delle donne e dei giovani dell’antica Akragas rivive nella Kore agrigentina e nell’Efebo di Agrigento, veri gioielli dell’arte greca.

 

Di notevole spessore artistico questo torso di guerriero, attribuito a Pitagora da Reggio.

 

Notevole la collezione di vasi greci, tutti da ammirare per la vivezza dei colori e per l’importanza degli episodi mitologici rappresentati, dei quali sono esempio questi tre magnifici esemplari dei tempi di Empedocle.

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