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L’ARTE DELLO SCRIVERE
DI LEONARDO SCIASCIA

 

“Era sale e zolfo, fiore di zolfo, blocco di sale, grumo di terra infuocata, sale impastato con acqua, acqua e terra, aria e cielo, sottosuolo e collina. Si nutrì di pensiero, di ragione, di buonsenso, della parola esatta incisa con lame di pensiero. La disse e la scrisse con parsimonia, perché non ci fossero scorie come quelle che conosceva dello zolfo liquefatto…” (Nino Agnello, L’arte dello scrivere)

 

SAGGIO DI NINO AGNELLO

 

Nino Agnello non è solo scrittore, poeta, saggista preclaro, è stato per lunghissimi anni insigne docente di Italiano e Latino nei Licei fino al 1998. Ma soprattutto coltiva la grande passione della letteratura, che ha trasfuso in numerosi saggi di notevole spessore ed originalità.
In questa sua ultima opera “L’arte dello scrivere di Leonardo Sciascia”, Medinova, 2009, pag.176, €.12,00), Nino Agnello ci offre un notevole contributo critico su Leonardo Sciascia, affrontandone primieramente la poetica che scaturisce dalla silloge “La Sicilia, il suo cuore” e l’analisi minuziosa e a tutto tondo dei testi delle ventisette “Favole della dittatura”. Nella seconda parte del saggio Agnello si sofferma sul linguaggio e l’ironia di Sciascia, mentre nella terza ci fornisce puntuali interpretazioni extratestuali su alcune citazioni anonime ne Il giorno della Civetta, in Todo Modo e ne Il contesto. In appendice tratteggia brevemente “la coscienza di Sciascia”.
Ci sembra un doveroso omaggio al Maestro di Regalpetra nel ventennale della sua morte.
L’analisi dei testi trattati da Agnello è un’autentica lectio magistrale di lingua italiana, condotta con chiarezza ed incisività, oltre che con grande competenza.
 

La Sicilia, il suo cuore

 

Leonardo SciasciaDopo l’esordio nel 1950 con Le Favole della dittatura, Leonardo Sciascia nel 1952 pubblica una raccolta di versi presso lo stesso editore Bardi di Roma. Si tratta di un volumetto di 48 pagine con disegni di Emilio Greco. La poetica che ne scaturisce, è una negativa riflessione sulla condizione della Sicilia, in una visione sconfortante e priva di spiragli di luce, situazione disperata all’indomani della conclusione del secondo conflitto mondiale, dal quale le masse popolari uscirono più impoverite. E’ la Sicilia interna, quella del paese natale di Racalmuto e di Caltanissetta, la città degli studi superiori dello scrittore
I temi dominanti sono quelli della miseria, della pena, della morte, soprattutto della morte, con cenni anche autobiografici (morte del fratello suicida).
Dice Agnello:
 
«Il pessimismo di natura sociale sta per diventare nel giovane Sciascia, se non è già diventato, pessimismo intellettuale, cioè elevazione a cifra universale di tutta l’umanità, di quello che può essere un modo di vivere e di essere locale e individuale»
 
 
E in conclusione:
 
«Consideriamo che la raccolta si apre con un titolo emblematico “La Sicilia, il suo cuore”» e che termina con un verso altrettanto forte e pregnante “nell’ultima notte del mondo”: ci pare allora evidente che i due termini – Sicilia e mondo – si richiamino come se il primo fosse specchio del secondo e viceversa, nel senso che la Sicilia diventa metafora del mondo»
 
Sulla stessa lunghezza d’onda di Vittorini che nella sua opera più famosa chiudeva:
 
«… il protagonista di questa Conversazione non è autobiografico, così la Sicilia che lo inquadra e lo accompagna è solo per avventura Sicilia; solo perché il nome Sicilia mi suona meglio del nome Persia o Venezuela…»

 

Le favole della dittatura

 

Leonardo Sciascia«Le 27 Favole della dittatura non hanno né titolo né numerazione; noi abbiamo dato l’uno e l’altra per una ragione ovvia di riscontro facilitato, di memorizzazione, di individuazione… L’autore forse ha pensato ad un opus continuum da leggere d’un fiato e nella sua interna scansione: una specie di moderno romanzo, dalla facile allegoria e dalla piena godibilità; un aggiornato “bestiario” che presta maschere e voci per un discorso interno, ermetico da un lato ma apertamente denunziato dall’altro, già dall’assunzione del titolo stesso “Favole della dittatura”.
La favola di Sciascia, caratterizzata dal moderno uso della prosa, da un implicito e talvolta criptico moralismo, ha il suo punto di forza nella causticità del dialogo o della battuta conclusiva, che preannunzia il futuro conversatore e l’inventore dell’arguto dialogare. La sua favola è un modo intelligente di raccontare o di fare storia o di fare arte rileggendo la storia» (Nino Agnello, L’arte dello scrivere di Leonardo Sciascia)
 
L’analisi di Nino Agnello coglie tutti i risvolti lessicali, sintattici e contenutistici delle favole e rappresenta una visione completa dell’opera, con fini non solo didattici. E in verità il libro, cosi come è stato strutturato, dovrebbe essere adottato nei licei, perché non solo ci spiega l’arte dello scrivere di Sciascia, ma è un ottimo contributo per chi vuole imparare a scrivere e a scrivere bene. Sciascia era lungi dall’essere un lirico del sentimento e privilegiava la lima, toglieva parole più che aggiungerne.
 

La dedica

 

Nino Agnello, poeta, scrittore, saggistaBellissima, significativa e commovente l’esergo che Agnello ha dedicato a Sciascia,  scritto già nel 1999 e che in buona sintesi fa da apertura al vero significato per cui ha scritto questo stupendo saggio
 

Epigrafe per il decennale della morte
 
Passò un uomo da qui
si fermò quanto potè
era diretto altrove
e giunse infatti molto lontano
lontano dai pochi noti
per raggiungere i molti ignoti.
 
Usò la lima del pensiero
per aprire le porte della mente
per rendere il mondo più giusto
a misura di ragione.
 
Fu e non fu uomo comune
Leonardo Sciascia

 

La copertina

 

La copertina è un bel disegno dello scultore, pittore, grafico Nino Contino, morto qualche anno fa nel pieno rigoglio degli anni e della sua attività, cui Nino Agnello era legato da grandissima e profonda amicizia. A lui Nino Agnello ultimamente ha dedicato  un’opera “Il genio creativo di Nino Contino” E davvero bisogna essere grati a Nino Contino, il quale dedicò molte sue opere alla letteratura e ai grandi agrigentini, Pirandello, Sciascia e Empedocle..
 

 


Edoardo Savatteri, concerti di buon augurio

 

Nino Agnello ha il piglio del critico di razza e la sua generosità spazia in tutti i campi dell’arte, ivi compresa la musica, avendo una spiccata sensibilità poetica, così come riferisce sulla rivista Sìlarus una recensione di Santina Gervasi, la quale lo definisce “eclettico, colto autore” e ne segnala “il dinamismo mentale, la sua innata creatività, la sua calda sicilianità”: ingredienti tutti che lo portano a spendersi sempre al meglio nelle grandi opere, come nelle piccole note critiche.
E vogliamo ricordare un suo giudizio appropriato sulla musica di un giovane pianista agrigentino, il maestro Edoardo Savatteri, che altrettanto generosamente spende tutto il suo estro musicale in concerti che arricchiscono e allietano numerosi appuntamenti letterari e grandi eventi culturali:
 
«Il giovane pianista, formatosi alla scuola di grandi Maestri della musica moderna come Astor Piazzolla, Nino Rota, Ennio Morricone, ma nutritosi a sazietà dell’impareggiabile insegnamento  di Federico Chopin, ha realizzato un programma articolato e vario che ha saputo contemperare la musica classica (Chopin, Listz, Mendelsson, Rachmaninoff) con quella moderna e perfino jazzistica (Monk, Petrucciani) con abilità e padronanza, in un’ampia scala di ritmi e di godibilissimi effetti, grazie ad una mano disinvolta che sa cercare l’affondo e pure la grazia della leggerezza.
Ha saputo creare, cioè, un’atmosfera d’incanto e d’immersione nella “musica bella” come egli stesso la definisce, cioè quella musica che, sfuggendo alle banalità e agli abusi popolareggianti e di facile presa, sa essere linguaggio universale del sublime, dove sentimento, armonia, misura e finezza si fondono nella comunicazione dello spirito e nella elevazione ai “piani alti”, come noi amiamo dire quando c’è il raggiungimento di tale traguardo.
Del resto il Maestro Savatteri continua a nutrirsi anche di Filosofia, che è la giusta via che porta alla visione universale dell’arte e del sapere, del sentimento e del linguaggio in prospettiva di una metafisica del traguardare, del vedere oltre il piccolo orizzonte dell’io.
Tutto questo ce lo ha suggerito lui stesso con un’ariosa finestra aperta anche sulle sue personali composizioni, di cui ci ha dato un gustosissimo assaggio con quattro pezzi (Preludio n. 1, Sensation d’être, Valzer-Liolà, La ballata delle streghe), che hanno ottenuto non solo richieste di bis, ma pure commossi applausi di convinta partecipazione» (Nino Agnello)
 
 
Opere di critica letteraria di Nino Agnello:
 
La narrativa di Cesare Pavese, Palermo 1982;
Agrigento in versi, Agrigento 1985;
Il fu Mattia Pascal di L.Pirandello, Palermo 1994;
La poesia di Carlo Betocchi, Foggia 200;
Neruda e Quasimodo, Palermo 2002;
Pino D’Agrigento, uno scrittore siciliano del Novecento, Agrigento 2004;
La nostalgia del padre, Cosenza 2007;
La presenza di Garibaldi nella letteratura italiana dell’Ottocento e Novecento, Arezzo 2007;
Empedocle, Frammenti, edizione bilingue, Cosenza 2008;
Il genio creativo di Nino Contino, Agrigento 2009.
 
Molti articoli e saggi brevi sono apparsi negli ultimi anni sulle riviste Oltre il muro, Sìlarus, L’asfodelo.
 
 

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