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RICORDO DI MADRI 
La Madre, Luigi Verrino
ALLA MADRE
 I
Ora la tua immagine si ridesta
prepotente nell’arco della sera,
la tua sembianza mesta
nel vano della porta dura
fosforescente miraggio
a lenire una più acuta paura
nel ricordo di un algido maggio.
 
II
Precipite la luna
s’inabissava dietro le colline,
lasciando appena
un alone boreale.
Rannicchiato, nell’angolo buio
trafelato di paura
battevo i denti;
mano di madre
grande ala protettrice
immensa si posò sul mio capo.

III
Le tue parole suadenti
come risonanze lontane
ritornano nelle sere cupe,
allorchè il cuore si stringe
e dal fondo rimesta
aspri sentimenti.
Con esse fermavi
le mie mani impulsive
ed ora l’eco dissolve
l’ultima barriera.
 
Ubaldo Riccobono

 

LA MADRE DI PIRANDELLO

 La madre di Pirandello

“Roma 11 VIII 1915
Mamma mia santa,
oggi passano da Roma Lina e Giovanni, che vengono a vederti; io non posso, purtroppo, e tu lo sai, venire con loro; ma tu pensami e vedimi insieme con Annetta e con Enzo, accanto a Te, Mamma, perché io non stacco un solo momento il mio pensiero da Te e ti vedo come se io fossi davanti e mi struggo di non poterti baciare codeste sante mani, che tante cure e tante carezze mi diedero quando forse d’un tuo conforto e d’una tua carezza non sentivo il disperato bisogno che sento adesso! Ma non credere, Mamma mia, che il mio animo non sia forte. Io resisto con coraggio alla prova; ma sento che meglio resisterei se Ti fossi vicino, se tu con gli occhi amorosi mi sostenessi di tanto in tanto.
Oggi ho buone notizie dal campo: Stefanuccio è a riposo e m’annunzia che forse il suo reggimento avrà il cambio. Sta bene; mi dice di sentirsi vivissimo, e che sotto la tenda ha trovato anche un momento di tempo per scrivere ai Nonnini due parole. Le avrete forse ricevute a quest’ora.
Bisogna che tutti ci facciamo forza l’un l’altro, in questo momento; ci teniamo uniti col cuore; nessuno manchi; il momento è grave; può diventare più grave; ma dobbiamo superarlo e lo supereremo.
Tu, Mamma, per tutti noi, comanda ancora al tuo corpo stanco e tormentato di resistere: noi vogliamo trovarci ancora insieme, quando Stefanuccio ritornerà, a festeggiare la nostra vittoria, la vittoria d’Italia.
Con questa speranza, e pieno di fede, Mamma mia, ti bacio con tutta l’anima. Pensa a me, vedimi con gli altri figli presente, e i nostri voti concordi siano esauditi!

Tuo, sempre Luigi.

Questo è il testo della lettera scritta da Luigi Pirandello alla madre morente e che fu messa tra le mani della morta due giorni dopo (13 agosto 1915). Subito dopo la morte della madre lo scrittore concepì la novella Colloqui con i personaggi, nella quale immagina che la madre lo venga a trovare per narrargli le vicissitudini della famiglia, i moti del ’48, l’esilio e la morte del padre a Malta, il risorgimento. 

"… E mi è venuto, accostandomi per la prima volta all’angolo della stanza ove già le ombre cominciavano a vivere, di trovarmi una che non mi aspettavo: ombra solo da ieri. Ma come, Mamma? Tu qui? E’ seduta, piccola, sul seggiolone, non di qui, non di questa mia stanza, ma ancora su quello della casa lontana… mi guarda e mi accenna di sì, che è voluta venire per dirmi quello che non potè per la mia lontananza, prima di staccarsi dalla vita…"
 
Ci sono i crucci e le incertezze dei tempi di guerra, della grande guerra. E lo scrittore, triste e amareggiato, ritrova la madre viva, quella d’un tempo, che ha vissuto difficile esperienze familiari e lo incoraggia.; così gli rimane indelebile un ricordo, struggente ma reale al tempo stesso, e la cara voce che gli sospira:
 
“Guarda le cose anche con gli occhi di quelli che non le vedono più! Ne avrai un rammarico, figlio, che te le renderà più sacre e più belle”

 

DUE SONETTI IN DIALETTO
DI ALESSIO DI GIOVANNI
IN MORTE DELLA MADRE
Alessio Di Giovanni
‘NA DUMANNA
 
Persi la vita mia tutti li ‘ncanti…
Sugnu senza mammuzza ‘ntempu un nenti…
Oh Diu! pirchì sempri l’haiu davanti
Comu la vitti l’urtimi mumenti?!…

 Pàllita e stracangiata, ad occhi spanti,
Pativa li cchiù crudi patimenti,
Cu ‘na pacenza ca mancu li santi,
Pi nun dàricci pena a li parenti…

 Matruzza amarїata!… cci vasava
La manu fridda, ed idda nni la vara,
Cu l’occhi chiusi, muta, ca ‘un ciatava…

 Quant’era rispittusa nun si dici!…
Ed ora sulu, nni sta vita amara,
Ora com’è ca fazzu iu ‘nfilici?!…

 
 LACRIMI DI SANGU
 No, nun cci criju, no, ca tu si’ morta!…
Comu cala la sira, iu cci giuru
Ca sentu la tò vuci, apru la porta
Ed aspettu c’a vèniri sicuru…

 Si ‘na vuci lu ventu mi straporta,
Si nquarchedunu passa muru muru,
Iu ti chiamu trimannu, e di la porta,
Cu la manu ti cercu nni lu scuru…

 Oh, vinissi ‘na vota! … Addinucchiuni,
Comu davanti a Diu Sacramintatu,
Iu  ti dirria:- Mamà, dammi un vasuni!

 E si arreri sintissi la tò vuci,
Si p’un mumentu t’avissi a lu latu,

Purtassi cchiù sirenu la mè cruci!…

FRATERNITA’
fratello e sorella bretoni

Questo ricordo è dedicato alla mia sorella maggiore, madre meravigliosa, che è stata per me una seconda mamma, venuta a mancare lo scorso anno.

SORELLA MADRE
 
Sorella,
– più che sorella, madre –
si sono chiusi gli occhi tuoi
ed ora ho vividi ricordi:
 
all’ombra tua
crescevo, avaro ancora
di parole e di speranze,
acerbo virgulto
modellabile vaso;
 
bastava un tuo sguardo
per segnarmi la via,
sorella mia…
 
m’intimavi
con dolce minaccia
a trovare coraggio
a portare sogni in petto;
 
per prima m’insegnasti
la serietà della vita
a non ridere mai degli altri
a pensare con magnanimità
 
la tua linfa trovò radici
fertili nel cuore.

 

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